Editoriale

Accendiamo il camino: una politica per il restauro delle foreste nei boschi cedui

Prendo spunto da un interessante intervento che testimonia un’operosa attività di “service” svolta dal Rotary Club di Parma, di Sebastiano Ricci (relatore), (il testo integrale è pubblicato su “Realtà Nuova ”, aprile 2000,edito dall’Istituto Culturale Rotariano), dove si fa un confronto fra il bosco ceduo e la foresta come fabbrica di ossigeno. Ognuno di noi ha il dovere di rispettare la terra su cui viviamo: “A questo proposito è bene esporre alcuni cenni sul ciclo della CO2.
L’assimilazione della stessa dall’atmosfera, operata dalle piante per produrre legno, è proporzionale all’incremento di massa legnosa, in ragione di circa 820 mc. di CO2 per mc. di legno prodotto. Per valutare quanta CO2 può essere assorbita annualmente dal nostro patrimonio forestale è sufficiente considerare gli incrementi medi delle fustaie e dei cedui. Secondo il Primo Inventario Forestale (Corpo Forestale dello Stato, 1985) l’incremento in legname dell’alto fusto è di 5,6 mc. anno ettaro, mentre per i cedui si stima una produttività di circa 3 mc. anno ettaro. Lo scarto è di mc. 2,6 anno ettaro con un conseguente maggior assorbimento di 2132 mc. di CO2 (mc. 2,6×820 mc. CO2 ). Se si confronta l’accumulo di legname in una fustaia, a fine turno, con quello di un ceduo rusulta che nel primo caso la biomassa legnosa è di circa 476 mc. ettaro (turno di anni 85×5,6 mc.) mentre nel secondo caso essa è intorno ai 90 mc. ettaro con turni di 30 anni (30×3 mc. anno ettaro). Quindi il trend, medio, di accumulo di legname, e di CO2, assicurato dall’alto fusto sarà almeno da cinque a dieci volte superiore secondo i turni praticati nei boschi cedui.” Catturare CO2 e liberare ossigeno vuol dire proteggere la terra e la salute di quanti sulla terra sono ospitati. Per arricchire il patrimonio la foresta ha bisogno per prima cosa di creare un’economia di prodotto nelle opere di trasformazione e di lavorazione dei boschi cedui. Liberare tutti i polloni, aiutare le piante a crescere, pulire il bosco: chi conosce la montagna conosce le vicissitudini e le fatiche di questo lavoro. Avere un camino, avere la stufa, accendere il fuoco vuol dire partecipare al ciclo economico che premia questo lavoro. Non vuol dire, e sarebbe già un risultato, solo ricercare un’energia alternativa, veramente ecologica, ma altresì produttiva, occasioni remunerative di lavoro per chi si dedica al ripristino delle foreste e alla sua conservazione. “Stante questa situazione, preoccupa il fatto che l’energia solare non utilizzata dai cedui si perda per sempre nel cosmo. Perché non impiegarla, allora, per restaurare l’efficienza naturale delle funzioni svolte dalle fustaie a tutela dell ’ambiente? La tecnica del restauro naturale delle foreste nei cedui è semplice e consiste nel diradare la struttura a cespuglio del ceduo riducendo polloni (i fusti secondari) a circa 2.000 piante per ettaro, le migliori, a costituire la nuova foresta. Al primo dirado ne dovranno seguire un secondo ed un terzo prima del rinnovo della fustaia. E sempre, le fatiche e le attese dei servicoltori sono premiate.” A questo proposito con l’aiuto della Forestale e anche con l’aiuto dei nostri lettori che amano il camino e la stufa si potranno ritrovare sulle nostre Alpi, Prealpi e Appennini, nelle brughiere e nelle pianure, quelle antiche foreste che la storia d’Italia ci ha tramandato. Un’aria più pulita, grandi alberi più protetti dall’incendio, una terra più sicura: ogni volta che un ciocco di legna brucia, il fascino del fuoco addomesticato è anche simbolo di amare la propria terra.

Il Direttore Responsabile
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

N.B. “Inoltre il restauro delle foreste nei boschi cedui non diminuirà il rifornimento al mercato della legna da ardere in quanto le ramaglie delle fustaie di latifoglie rappresentano circa il 25% della massa legnosa abbattuta.” “Realizzando il dettato di Rio (1992) ‘ambiente e sviluppo’ sarà possibile coniugare il restauro delle foreste nei cedui e la gestione sostenibile delle fustaie creando nuova occupazione in Itlia come negli altri Paesi comunitari interessati a risolvere l’identico problema dei boschi cedui. Solo così si riscoprirà la simbiosi che da sempre, e per sempre, lega l’Uomo alla foresta e la foresta all’Uomo ”.

 

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