FARE

Uno spazio vorticoso


Vivere felici in collina

A Firenze nella zona collinare

Prendendo spunto dagli architetti barocchi, due giovani professionisti fiorentini trasformano un angusto bilocale in uno spazio complesso polimorfo e spiraliforme.

Si trova al terzo piano di un edificio situato in vicolo dei Barbi all’inizio di via Bolognese, una delle zone collinari più belle di Firenze. La particolarità di questo vicolo è la sua microrealtà di vecchio borgo con un tessuto sociale autonomo, dove viene da chiedersi se si è in campagna o a pochi passi dal centro di Firenze, come è in realtà.

Ron Arad
Nato a Tel Aviv nel 1951, studia all’accademia artistica di Gerusalemme fino al 1970, quando decide di lasciare Israele e di studiare architettura in Inghilterra. Ben presto la sua ricerca abbandona l’architettura (ha come maestro Bernard Tschumi e come compagni di studio Nigel Coates e Zaka Hadid) e si indirizza al design. Nel 1981 fonda “one off”, design agency. Arad utilizza tecnologia e materiali con modalità e forme del tutto nuove. “Prima di tutto, tutti i materiali al mondo sono pronti per l’uso, non c’è nulla che non sia pronto per l’uso. È una questione di quanto venga trasformato.
Quando incominciai dovetti fare maggiore affidamento su ciò che è denominato "oggetti pronti per l’uso o fusi" perché era ciò di cui potevo disporre, che ero in grado di fare. In seguito, facendo dei progressi, si possono trasformare cose, si possono intraprendere in una fase anteriore della loro realizzazione. Entrambi i metodi di lavoro hanno i loro vantaggi e soddisfazioni.
Io seguo questo, perché si può vedere che esiste una precedente rassomiglianza tra un oggetto che ha più a che fare con il proprio aspetto, con l’aspetto che ha, perché non è la libreria più pratica del mondo, ma è compensata dall’aspetto, dall’idea. Questo, d’altro canto, sebbene superficialmente sembra simile, è puramente funzionale.
Una volta che questo articolo viene utilizzato, non lo si nota, sparisce completamente; solo nel momento in cui viene individuato e si cerca di capire a cosa serva, quando lo si vede per la prima volta, la forma non ha assolutamente alcun significato, ma una volta che viene sfruttato, utilizzato, l’aspetto non è affatto importante”.
Nella foto sotto libreria di Ron Arad.

Qual è la caratteristica fondante di questo appartamento?
Le sue dimensioni: sono solo trentadue metri quadri. Si tratta di un miniappartamento composto da un unico vano
ricavato abbattendo tutte le murature che delimitavano i due vani originali e restringendo il bagno che in origine
aveva dimensioni sproporzionate rispetto al resto.

Come avete impostato il progetto di ristrutturazione?
È emersa da subito la voglia di stravolgere lo spazio, di sfondare le pareti che irrigidivano un ambiente già di per sé
costretto, sostituendole con forme sinuose, avvolgenti, con linee guida morbide sulle quali identificare di volta
in volta destinazioni d’uso diverse e adiacenti.
Così si è progettato lo spazio prima ancora del contenuto, applicando su piccola scala il metodo che i grandi architetti
barocchi utilizzavano nella progettazione di piazze e palazzi: far perdere agli spazi la loro chiusa compostezza per
fonderli in un unico ambiente senza soluzione di continuità. Il palco cucina diventa così uno stage illuminato dall’alto
con proiettori incassati, mentre il muro del disimpegno si trasforma in un’onda che abbraccia la seduta pranzo.
Le rotondità si srotolano in ogni angolo (che angolo non è più) dal bagno al piano cottura e dal soggiorno agli armadi,
per poi replicarsi formalmente nel separé della zona letto e nella libreria spiraliforme. Così lo spazio, liberato
dallo smembramento delle pareti, riacquista piccoli scorci di mistero e incuriosisce il visitatore, ora attratto dal ventre
tecnologico della zona TV, ora proiettato verso l’angolo letto e la cabina armadio che coabita col piccolissimo studio.

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Perché siete ricorsi a una decorazione a scacchetti bianchi e neri?
Il pavimento e i rivestimenti della zona cucina-bagno hanno caratteristiche optical per vivacizzare col loro contrasto
i toni rilassati delle pareti; mentre il parquet della parete rimanente dialoga tranquillo col soffitto a travi, unica
memoria storica dell’ambiente preesistente.
Il risultato è un interno giovane e pieno di energia, dove l’angustia dello spazio a disposizione è diventata di stimolo anziché d’inciampo. Non è per niente claustrofobico e ha il vantaggio di avvolgere come un guanto chi ci abita.

In Edicola
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È emersa subito la voglia di stravolgere lo
spazio con forme sinuose e avvolgenti.

 

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