Ninna nanna e felicità


Musicoterapia,
l’arte per vivere felici

È il parere di oltre 100 esperti, tra psicologi, pediatri, pedagogisti e musico-terapeuti, che hanno preso parte ad una recente indagine commissionata da Disney Interactive sul tema del rapporto tra la musica e il processo formativo dei piccini.

Una recente ricerca afferma che un’infanzia senza musica rende i bambini infelici e li spinge all’asocialità.La musica è indispensabile per lo sviluppo della fantasia e della creatività dei bambini. Di più. Essendo un linguaggio universale rappresenterebbe uno strumento insostituibile per sviluppare nei più piccini la tolleranza e l’apertura nei confronti di una società sempre più multirazziale.

Musica e ninna nanna per crescere sereni
La musica è uno strumento fondamentale di sviluppo a detta di tutti gli esperti interpellati. Ben l’88 per cento ritiene addirittura che i bambini vadano avvicinati all’ascolto delle sette note nei primi anni di vita mentre, per il 35 per cento, non bisogna tardare oltre i primi mesi. E i modi per farlo sono tanti, avvertono gli esperti. Oltre alle canzoncine, alle voci dei cantanti, ai sottofondi di buoni videogiochi musicali o del computer, tra i segreti da rispolverare per garantire una crescita “sana” e un’infanzia serena c’è soprattutto la “vecchia, cara, ninna nanna”. Una pratica che sta drammaticamente scomparendo dalle famiglie contemporanee ma che resta fondamentale per i più piccoli. Una delle conseguenze, secondo la ricerca, della mancanza delle sette note sarebbe addirittura l’asocialità, accompagnata da un’inconsolabile tristezza.

Ma è davvero possibile?

“Sicuramente – spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma – la musica ha un ruolo importante nel favorire la socialità dei bambini che, però, trova anche altre vie per esprimersi. Il valore della ninna nanna, in particolare, si è affermato nei secoli proprio perché la persona che canta, la mamma, il papà, la tata, creano per i bambini i presupposti per la comunicazione”. Un passaggio importante per la formazione
dei più piccoli, insomma, senza però essere tale da incidere così tanto sul futuro dei bambini. Ma per quale motivo musica e ninna nanna sono così gradite dai nostri cuccioli?

Filastrocche, nenie e canzoncine: “Piaceri” che hanno origini lontane
“Bisogna subito distinguere – spiega ancora Anna Oliverio Ferraris – tra musica e ninna nanna. Quest’ultima, in particolare, piace molto nei primi anni della vita. I bebè hanno infatti un senso innato del ritmo e, pur non riconoscendo le parole, hanno sensibilità alla voce umana: colgono la musicalità della lingua e solo crescendo
comprendono il significato dei vari termini”.
Via libera a nenie, filastrocche e canzoncine in rima, allora, che “cullano” i bambini e a cui questi rispondono, lo hanno provato oramai tante ricerche, con tutta una serie di micromovimenti.
Oltre alla ninna nanna, anche l’ascolto di buona musica ha però effetti positivi nella formazione e nella crescita dei bambini.
“L’intelligenza musicale – riprende Anna Oliverio Ferraris – è la più precoce a svilupparsi e resta per tutta la vita. Melodie semplici, basate sul senso del ritmo e adatte al livello di sviluppo del bambino – conclude – sono quindi particolarmente adatte alla crescita”. E, in più, hanno un fondamentale valore educativo poiché arricchiscono il loro vocabolario.

I bambini più intelligenti con la musica

Canada – Un gruppo di scienziati canadesi ha messo a confronto un gruppo di dodici bambini tra i 4 e i 6 anni che prendono lezioni di musica – sei dei quali frequentano scuole Suzuki – con altri bambini della stessa età completamente digiuni da attività musicali. Gli studiosi hanno verificato in modo empirico che i bambini che studiano
musica hanno incrementato potenzialità nella memoria anche a vantaggio dell’intelligenza intuitiva su materie diverse come letteratura e matematica. I ricercatori hanno sottoposto i bambini all’ascolto di suoni e rumori per dodici mesi. È il primo studio al mondo che dimostra scientificamente che le risposte del cervello, tra bambini che studiamo musica e bambini che non la studiano affatto, variano sensibilmente già nello spazio di un anno. L’intera ricerca, diffusa dalla McMaster University di Hamilton, nell’Ontario, è disponibile interamente on line, in inglese, al sito Internet di Brain, un giornale di Neurologia.

Suonare fa bene al cervello

Mandare i bambini a lezione di piano o di chitarra vale il sacrificio economico compiuto dai genitori. I piccoli musicisti, infatti, vantano una memoria molto più di ferro rispetto ai coetanei che non hanno dimestichezza con note e chiavi di violino. Lo dimostra una ricerca condotta dagli esperti della McMaster University di Hamilton (Canada), pubblicata su Brain e liberamente scaricabile in formato PDF. Nell’arco di un anno i ricercatori d’oltre oceano hanno misurato quattro
volte le capacità mentali di due gruppi di bimbi fra i 4 e i 6 anni, divisi in allievi musicisti e semplici scolari. Progressivamente, hanno rilevato un leggero aumento del quoziente intellettivo e una sensibile crescita dei punteggi di valutazione della memoria fra i piccoli Chopin. I test effettuati consistevano nell’ascoltar
e una sequenza di numeri, nel ricordarla e nel ripeterla agli esaminatori. La differenza fra i due campioni – sottolinea Laurel Trainor, a capo dell’indagine – è emersa già a distanza di quattro mesi dall’inizio delle lezioni di musica da parte del primo gruppo. Gli altri bambini, pur essendo impegnati in attività altrettanto stimolanti quali teatro o giochi visuali, dal punto di vista
della memoria sono subito risultati meno brillanti.

 

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