ARCHITETTURA PENSARE

Luigi Coccia




L’urbanizzazione contemporanea assume dimensioni estese annettendo territori sempre più ampi fino a generare configurazioni infinite, agglomerazioni indistinte che si addensano e si diradano lungo le principali vie di transito. Le strade sono elementi strutturanti, in grado di fondare e indirizzare la forma degli insediamenti, ma sono anche elementi
narrativi, luoghi da cui osservare e descrivere queste città continue che stemperano i loro caratteri identitari nello spazio fluido dell’attraversamento.
La città continua è un fenomeno recente, ma le sue origini sono antiche: già dai tempi dei Romani il desiderio di urbanità, inteso come atto di civilizzazione del territorio, si esprime nella fondazione di nuove città disperse nella vastità dell’impero. La rete stradale costituisce il supporto di questa grande costruzione che assume la dimensione del territorio
come campo di applicazione di chiari e perentori principi insediativi.

Tabula Peutingeriana, segmentum IV, V, VI, VII

Come sostiene Pedrag Matvejevic: ‘I Greci trascurarono le vie terrestri e la cosa si è ritorta contro di loro: senza di esse non sono stati capaci di uscire dal Medioevo. I Romani, grazie appunto alle strade, seppero conquistare più mare di loro’.
Nella costruzione delle strade si riconosce dunque l’origine dell’urbanità continua, una qualità potenziale di tutti i luoghi attraversati dall’uomo che proprio lungo le strade si manifesta con evidenza. La tradizione degli ‘itineria picta’, ossia delle carte itinerarie, dimostra il ruolo prioritario dei tracciati viari nella descrizione del territorio. La Tabula Peutingeriana, uno dei più interessanti documenti cartografici pervenutici dall’antichità, è un esempio di ‘carta itineraria’: essa esalta l’idea di percorrenza evidenziando la complessa rete viaria dell’impero romano e i punti di stazionamento. Dalla Bretagna all’India, il territorio è rappresentato seguendo le principali linee geografiche accompagnate dalla rete stradale: l’impero romano è descritto da una pergamena lunga 6,80 metri e composta da 11 segmenti cartografici
che nel loro accostamento restituiscono un’idea di attraversamento del territorio. La Tabula Peutingeriana è dunque una rappresentazione in movimento, una sequenza di carte che singolarmente non esauriscono la lettura dei luoghi, ma rimandano inevitabilmente alla carta precedente o a quella successiva.

Giacomo Di Giacomo, Reintegra dei Regi Tratturi, 1712

La sequenza ordinata delle carte restituisce un disegno idealmente infinito, che corrisponde alla estensione illimitata della realtà oggetto della rappresentazione.
Si potrebbe sostenere che il dinamismo impresso in queste carte anticipi quello caratteristico delle visioni filmiche, espresso dalla sequenza dei fotogrammi, che con incisività descrivono la natura continua dei paesaggi contemporanei.
La città continua è anche lo spazio dei flussi internazionali di uomini, di merci, di informazioni, un tema attuale che nella storia, ancora una volta, ha dei precedenti. La Via della Seta è un reticolo di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, su uno sviluppo di circa 8.000 km, che permetteva alle carovane dei mercanti di raggiungere la Cina dal Mediterraneo.
I luoghi attraversati si mostrano continui come si evince dalle antiche vedute che ritraggono il territorio percorso, e come si apprezza nella visionaria narrazione calviniana del viaggio in Oriente, in quella minuziosa descrizione di spazi urbani in successione che in alcuni momenti disorienta il Gran Kan: ‘sono ore che avanzi’ dice, rivolgendosi a Marco Polo, ‘e non ti è chiaro se sei già in mezzo alla città o ancora fuori.’
Nella tradizione del nomadismo, la strada è il luogo del confronto e dello scontro tra culture e popoli diversi. Nell’Italia centro-meridionale la rete dei tratturi costituisce una testimonianza del fenomeno della Transumanza, migrazione periodica di pastori e greggi dai pascoli montani a quelli di pianura. I tratturi sono lunghe vie erbose, la cui
ampiezza raggiunge i 111 metri, ed assumono il valore di fondamentale spazio collettivo del territorio, luogo di incontri, di scambi, di consegne tra una cultura pastorale, contraddistinta dal nomadismo, ed una cultura agricola, radicata fortemente alla terra.

Stefano Boeri, Gabriele Basilico: Sezioni del paesaggio italiano, Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia, 1996
Peppe Maisto, Sezioni. Marina Palmense 2008

Come i tracciati delle antiche strade romane, i tratturi hanno svolto un ruolo fondativo nella costruzione della città e della campagna, su di essi hanno preso forma gli insediamenti che, seguendo l’andamento viario, si sono spesso diradati in un territorio esteso dando vita a dei primordiali modelli di dispersione urbana. Tutto ciò si evince negli
atlanti della Reintegra dei Regi Tratturi, che a partire dalla metà del ’600 descrivono la rete tratturale: pagine da disporre in successione, in cui la pista del tratturo è disegnata secondo una vista zenitale e le costruzioni che si incontrano lungo il tragitto sono rappresentate prospetticamente secondo i punti di vista suggeriti dalla percorrenza.
Le carte itinerarie, strumenti descrittivi del territorio in movimento, anticipano le recenti e sofisticate strumentazioni utili alla restituzione della realtà urbana contemporanea. Nel lavoro dal titolo ‘Sezioni del paesaggio italiano’ presentato nel 1996 alla VI Biennale di Architettura di Venezia, Stefano Boeri ritiene opportuno ‘affiancare alle carte zenitali nuove mappe in grado di registrare il ritmo di vita dei luoghi urbani: mappe di movimenti, di flussi, di sequenze percettive; mappe capaci di descrivere i nuovi modi di abitare il territorio.’ La mostra propone sei sezioni del territorio, sei fette di spazio lungo l’estensione di 50 km, percorse da una grande strada, elemento propulsore di un processo di trasformazione in atto. La rappresentazione è affidata ad una immagine satellitare della penisola sulla quale sono individuate le sei aree campione, e ad un atlante di immagini fotografiche affidato a Gabriele Basilico, sguardi obliqui che restituiscono, per ogni area analizzata, la consistenza dei manufatti edilizi e le loro reciproche relazioni. Il territorio italiano appare come una città continua, come un’infinita collezione di oggetti opportunamente dislocati lungo lo spazio dell’attraversamento.

LC

Università di Camerino

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