PENSARE

Le schede Chiesa SS.Annunziata a Sant’Arsenio (Salerno)Dr. Giuseppe Aromando

a cura di Gjlla Giani

I Beni culturali della Chiesa sono la componente più importante nell’ambito del nostro patrimonio artistico culturale: non solo per il valore più importante in assoluto, inteso come ricchezza materiale, ma singolarmente come la più vasta testimonianza della cultura, del pensiero e della creatività dell’Uomo. Quindi un valore inestimabile e irripetibile ancor più se conservato nel suo contesto storico e ambientale naturale, perché meglio così può esserne compreso il significato nella sua interezza, compreso quello di "strumento di aiuto di quella nuova evangelizzazione di cui il Santo Padre parla in tutti i suoi contenuti". Patrimonio dunque che va protetto come dovere primario di noi Italiani che ne siamo i "depositari" e come diritto di impedire che vada disperso per l’incuria del tempo o peggio ancora per mancanza
di attenzione e quindi tutela. Il contributo di ogni singolo concorrerà alla conservazione e quindi all’arricchimento dei beni che ci appartengono per storia e per tradizione oltre che nel senso materiale, che si è detto, ancora più nell’insieme di tutti quei valori spirituali che contraddistinguono la nostra creatività ben nota in tutto il mondo che fa del nostro Paese meta ambita di visite turistico-culturali, uniche e affascinanti.

Chiesa della SS.Annunziata a Sant’Arsenio (Salerno)
SCHEDA 20063

Alcune immagini del coro in noce nazionale dotato di 15 stalli.
Località: Sant’Arsenio (Salerno)
Nome dell’edificio: SS. Annunziata
Oggetto segnalato: Il coro ligneo (XVII-XVIII sec.)
Costo di intervento: Euro 20.000,00 (preventivato)
Segnalato da: Dr. Giuseppe Aromando,Teologo (Sant’Arsenio, Salerno)

Questa chiesa è la più antica fra tutte quelle presenti sul territorio parrocchiale. Fondata nel XIV sec. (?) grazie alla prodiga operosità dei Padri Benedettini di Cava de’Tirreni (Salerno) in piena attuazione della “Regulae Sancti Benedicti 36” ed in risposta alle pressanti richieste provenienti dai governanti (Baroni) e dal popolo. I monaci istituirono, dapprima un piccolo ospizio (nel 1500) per l’accoglienza dei poveri e dei girovaghi, e in seguito vi edificarono la chiesa. Dai documenti custoditi in archivio parrocchiale ed esattamente la Platea seicentesca di Martino Liverta, riscontriamo che la fondazione della sopraindicata chiesa è posteriore al 1650.
In seguito ad alterne vicissitudini che nel tempo ne compromisero l’utilizzo, essa venne riedificata e rinnovata nel 1770. All’indomani del 1857 venne nuovamente restaurata a causa di un disastroso terremoto.
Al suo interno, oggi come allora, elementi di notevole valore e pregio artistico la impreziosiscono.Tra questi è il Coro ligneo del XVII-XVIII sec., realizzato in noce nazionale e composto da 15 stalli disposti in serie di 5 sui tre lati
dell’abside, con tavole uniche sagomate a chiave di volta con spigolo vivo. Se pur privo di intarsi e bassorilievi, esso si presenta, nella sua peculiare semplicità, elegante e raffinato.
L’attuale stato conservativo, a causa dei danni del sisma del 1980 prima e del 1994 poi, presenta una serie di problematiche che toccano tanto la parte strutturale quanto quella estetica, infatti i danni sono esclusivamente strutturali e non gravemente compromettenti.
L’intervento di restauro preventivato prevede lo smontaggio del manufatto, l’asportazione delle vernici, il consolidamento delle tavole e infine il rimontaggio delle stesse per terminare con la lucidatura a cera d’api.

Dr. Giuseppe Aromando

L’APPROFONDIMENTO

Gli stalli del coro della Buxheim Priory, di Ignaz Waibl

Il coro nell’architettura cristiana è la zona della chiesa in cui siedono i prelati e comunque sacerdoti, sito generalmente all’estremità opposta all’ingresso della chiesa e disposto attorno o ai lati dell’altare maggiore.

Nell’interno di un edificio religioso questa parte è costituita da un recinto in pietra o legno finemente scolpito, (in questo caso rappresenta spesso uno degli arredi più preziosi del tempio); al suo interno si trovano gli stalli in cui prendevano posto i membri della comunità religiosa che officia la chiesa; i primi esempi di cori provengono dall’ambito del monachesimo, poi si estendono all’uso delle comunità non monastiche, quali i canonici di una collegiata o il clero di una cattedrale In questo spazio è ubicato il seggio del capo della comunità, che nel caso di una cattedrale può prendere le forme maestose di un trono episcopale.

Dal punto di vista architettonico il coro è invece uno dei nomi che può assumere la struttura della chiesa in prossimità dell’altare maggiore. Lo si trova soprattutto usato per indicare la parte della navata delle chiese gotiche all’estremità opposta all’ingresso.

In Grandi abbazie, o in caso di particolari necessità (clima freddissimo, stragrande numero di monaci, diverse comunità che si dividono una chiesa, etc) è possibile l’esistenza e l’uso contemporaneo di più cori.


condividi :
Linea e materia creano lo “spazio” del bagno
18/11/2008
News – CONFLITTI
01/03/2006