FARE

IL MINIMALISMO E IL SIGNIFICATO

Che l’architettura abbia potenzialità scultoree è noto da sempre. Anche l’architettura contemporanea vive di episodi che conoscono l’espressività artistica come loro momento qualificante e vi è tutta una corrente “espressionista” che in vari modi ama conformare gli edifici così da farli divenire forme fortemente significanti o comunque fortemente intrise di riconoscibilità.
Robert Venturi ha lungamente scandagliato il mondo dell’espressività in architettura, esponendo le ambivalenze e la dialettica che si può ravvisare nell’associazione, ma anche nel contrasto, tra l’edificio come contenitore e l’edificio come significante.
Venturi propendeva per una capacità espressiva che superasse la stretta essenzialità dell’ossatura strutturale, che pure tanto dice della modernità (peraltro raccogliendo l’antichissima eredità delle costruzioni romaniche, anch’esse fondate sulla risposta primordiale alle condizioni di necessità, senza troppo indulgere in vezzi decorativi).Non a caso la sua polemica si dirigeva contro il “moderno” di stile “Le Corbusier”, fatto di schiettezza ed essenzialità.
Al di là delle polemiche sul piano strettamente teorico, nella pratica progettuale le due polarità, apparentemente opposte, dell’essenzialità e dell’espressività formale, nella buona architettura a volte finiscono per coincidere: per ritrovarsi su un terreno di apparente neutralità, classificabile semplicemente come luogo della qualità progettuale.
Lo studio austriaco Riepl Riepl Architekten ha un marcato orientamento minimalista e una simpatia evidente per le trasparenze.
Nell’edificio della Camera del Lavoro di Linz, al grande volume costruito visibile su strada corrisponde un ampio atrio interno, specie di corte coperta su cui affacciano i diversi livelli sui quali si sviluppano gli uffici.

I pavimenti scuri contrastano con le pareti chiare: su tutto impera l’ascensore panoramico in cristalli attraversati da bande orizzontali rosse (foto di Angelo Kaunat)Lo spazio vuoto è attraversato da passerelle a ponte, mentre il pavimento del piano terra si apre in una specie di grande bocca da cui si accede al piano interrato: le sue dimensioni sono tali da permettere la partecipazione piena di questo livello allo spazio libero della corte coperta.
Nella semplicità ed essenzialità della composizione, risalta il vano corsa dell’ascensore.
Questo è anch’esso disegnato in modo minimale, ma è collocato in posizione tale da renderlo evidente.
È infatti nel centro fisico ed estetico dell’atrio. Una centralità che viene colta come occasione di grande espressività, pur nell’assenza totale di abbellimenti che esulino da un rigore ancorato a una sobrietà sovrana.Le righe rosse orizzontali sono fitte, ma non tali da togliere la trasparenza; sono sottili ma non tanto da scomparire; sono evidenti, ma non in modo sgargiante.
Offrono una prospettiva di taglio industriale – potrebbero ricordare le impalcature  dei cantieri, o le gru che sollevano le merci nei magazzini.
Certamente non nascono con questa ambizione: sono semplicemente un modo elegante per fare dell’ascensore il luogo qualificante dell’edificio, il suo cuore pulsante, il suo centro di equilibrio.
L’ascensore è interno ed esterno allo stesso tempo, è panoramico, è il luogo che veramente raccoglie il significato recondito del sito. La Camera del Lavoro trova qui il suo simbolo.Camera del Lavoro a Linz (Austria)
Impianto:
ascensore panoramico oleodinamico in acciaio e cristallo di Thyssenkrupp Auzügswerk Austria
Portata: 630 kg
Capienza: n. 8 persone
Motore: Siemens, potenza 5,5 Kw
Velocità: 1,00 m/s
Fermate: 6 a diverse quote
Corsa: 12,94 m dal piano interrato al secondo livello fuori terra
Cabina: uscite su due lati opposti
Porte di piano: ad apertura telescopica

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