ARCHITETTURA FARE PENSARE

Il Torrazzo di Cremona

In ascensore alla ghirlanda

L’intervento conservativo su questa altissima torre del XIII sec., ha permesso di apprezzare appieno la superlativa capacità edificatoria degli antichi. I lavori sono stati compiuti con ponteggi mobili, che lasciano a vista l’architettura.

La cattedrale di S. Maria Assunta risale al 1107, ma la sua forma attuale è frutto di interventi succedutisi in epoche diverse. Venne eretta nel sito di una preesistente basilica episcopale, databile alla fine del IV o agli inizi del V secolo, che fu parzialmente distrutta da un evento sismico. Nella basilica attuale si armonizzano con grande equilibrio i principali stili che hanno marcato la storia dell’architettura: dal romanico al gotico, dal rinascimentale al barocco. Ma forse, prima ancora che per la sua magnifica architettura, la cattedrale cremonese è nota per il suo imponente campanile, il Torrazzo. Edificato per scopi militari nel 1267, poderoso e solido sul suo impianto quadrato, raggiunge l’altezza di 112 metri al vertice della “ghirlanda”, l’elegante e svettante struttura in pietra che lo sormonta e ospita la “camera delle ore”, il luogo ove si trova la campana che suona le ore, posta sopra la cella campanaria. Nei suoi quasi settecentocinquanta anni di vita non era, sinora, mai stato sottoposto a restauro organico.

“Lo si vede da lontano, elevarsi sulla pianura: è il simbolo di Cremona. Si trova nella parte alta della città entro la magnifica piazza che abbraccia tutto il complesso della cattedrale e che d’estate offre angoli di refrigerio.
Noi Cremonesi ci identifichiamo col Torrazzo, forse più ancora che con Stradivari e i suoi inimitabili violini.
Stradivari infatti segna la vita e la cultura di Cremona dalla fine del ‘600. Il Torrazzo dal ‘200 accompagna
le nostre giornate con la sua presenza svettante”.

Avv. Alfeo Garini, Presidente APT di Cremona

Nelle foto: vista del Torrazzo con le piattaforme elettriche montate sui lati occidentale e meridionale. Vista del Torrazzo e di parte della facciata del Duomo.

Ma, oltre al problema generale dell’invecchiamento, le particolari condizioni atmosferiche della città – la nebbia qui è di casa per lunghi periodi e gli effetti della contaminazione si fanno sentire sulle superfici murarie – incidono sullo stato di conservazione del monumento. Così nel corso degli anni ’80 e ’90, è stata compiuta una vasta opera di restauro che ha interessato la cattedrale. Dalla metà degli anni ’90 anche il Torrazzo è stato sottoposto a un accurato intervento conservativo in più fasi. Gli interventi sono stati tutti resi possibili grazie alla sensibilità e all’attenzione dei responsabili della diocesi, che li hanno seguiti passo passo: cominciati col vescovo, Mons. Giulio Nicolini, alla sua scomparsa sono continuati col suo sostituto, Mons.Angelo Bornati e oggi si stanno concludendo sotto il nuovo vescovo, Mons. Dante Lanfranchini. Alla descrizione dell’intervento occorre premettere una notazione. Il suo sistema costruttivo appare assai moderno: c’è una struttura interna con muro a quadrilatero di tre metri di spessore entro il quale si inerpica una scala che con 487 gradini conduce a quota 70 metri, alla base della ghirlanda. Con un sistema che oggi è chiamato “parete ventilata”, un manto murario è agganciato esternamente alla struttura, tenuto a circa un centimetro da questa grazie a una serie di mattoni posti ortogonalmente rispetto alla disposizione degli altri mattoni che formano il manto. La camera d’aria tra manto esterno e struttura protegge quest’ultima dall’acqua piovana e dalle escursioni termiche, e facilita lo smaltimento dell’umidità che possa accumularsi entro la muratura.

Nelle foto: Il vano dell’ascensore posto nell’area di cantiere sul versante orientale del Torrazzo.
Un piano di lavoro del ponteggio multidirezionale della Ghirlanda.
Vista del ponteggio della Ghirlanda e dell’ascensore lungo il lato orientale del Torrazzo. Sotto: il battistero e la piazza visti dalla ghirlanda.

Il passo previo al restauro vero e proprio è stata l’analisi delle condizioni statiche dell’edificio, realizzata, a partire dal 1997, da un gruppo del Politecnico di Milano, sotto la guida del prof. Amedeo Bellini e col contributo determinante della prof.ssa Luigia Binda e del prof. Carlo Poggi. Questa prima fase ha comportato anche uno studio storico e stratigrafico volto a indagare le fasi costruttive della torre, realizzato dal prof. Bellini. Quindi una serie di prove a campione sui materiali e sulle strutture, con la verifica delle loro caratteristiche chimico-fisico. Infine una serie di monitoraggi che hanno consentito l’elaborazione di un modello statico strutturale, utile per verificare la stabilità dell’edificio, curato dal prof. M. Falco. Questa prima fase di studio si è conclusa nel 2000 con la constatazione della sostanziale solidità della struttura, che non necessita di interventi di carattere statico. E’ stata identificata una lesione passante sviluppata in verticale nel lato ovest del muro per circa due metri di altezza che, non essendovi ragione di pericolo, sarà tenuta sotto controllo tramite trasduttori di spostamento, per qualche anno ancora. Terminata la prima fase conoscitiva, si è passati alla vera e propria operazione di conservazione e messa a norma, allo scopo di contrastare il degrado materico in atto sui paramenti esterni e limitare le possibili fonti di pericolo per l’incolumità delle persone. Questa fase è stata curata dall’ing. Dante Augusto Coppi e dall’équipe diretta dal prof. Luciano Roncai del Politecnico di Milano.

Il problema era quello dei possibili distacchi di parti di materiale che, cadendo, avrebbero potuto colpire chi passasse accanto alla torre. La prima parte dell’opera di conservazione ha interessato la parete nord e la ghirlanda. La seconda parte, le altre pareti. Aspetto di non secondaria importanza in questo intervento è stato l’uso di un ascensore e di un montacarichi esterni, per il trasporto delle persone e dei materiali alle quote alle quali si svolgeva il lavoro. La forma classica di intervento, con la collocazione di impalcature fisse, avrebbe comportato tempi assai lunghi sia per il montaggio di tali strutture, sia per il trasporto in quota di persone e materiali. Il sistema di ascensore e montacarichi ancorati alle pareti, ha consentito invece di far ascendere e discendere i restauratori in breve tempo. Il che ha permesso non solo un grosso risparmio di tempo, ma anche un notevole aumento della sicurezza. Si consideri che in alcuni periodi dell’anno le raffiche di vento dalle quali viene investito il Torrazzo raggiungono i 100 chilometri all’ora; in tali condizioni è imprescindibile poter abbandonare in breve tempo la postazione di lavoro in quota. Evitando che i muri vengano coperti da impalcature, l’uso di ascensori esterni permette anche di osservare dal basso i lavori, e di apprezzarne l’impatto sulle superfici man mano che avanzano. Questo da un lato permette alla cittadinanza di sentirsi partecipe di quel che avviene, mentre consente ai tecnici di valutare con maggiore attenzione l’andamento dell’opera. Sulla ghirlanda invece è stata montata una classica impalcatura fissa esterna.

Nelle foto: la pianta del Torrazzo; la scala corre dentro la muratura, ogni rampa percorre un lato della stessa. Sezione verticale.
Modello ad elementi finiti per lo studio delle sollecitazioni indotte dall’azione del vento.

La ghirlanda era già stata sottoposta a restauro nel 1978, sotto la direzione dell’ Arch. Maria Teresa Saracino della Soprintendenza di Brescia Cremona e Mantova. I restauratori intervenuti oggi hanno potuto constatare la sostanziale tenuta dei restauri allora realizzati sulle parti in pietra delle chiostre, delle guglie e del cono cestile. Mentre le parti in muratura impregnate con resine epossidiche presentavano erosioni non indifferenti ma non tali da suggerire operazioni di reintegro. Alla base della cella campanaria, negli anni ’30 del secolo scorso fu realizzato un piano in cemento. Tale superficie raccoglieva le acque piovane che, non potendo scaricarsi attraverso i doccioni – otturati dal guano e da altri detriti – finivano per essere assorbiti dalla muratura. Per ovviare a questo inconveniente, oggi il piano della cella campanaria è stato posto in pendenza, in tal modo l’acqua piovana non ristagna e viene convogliata nei doccioni, opportunamente ripuliti e protetti da punte di rame che impediscono l’avvicinarsi dei volatili. Nella cella campanaria sono stati inseriti sistemi antivibranti sotto i supporti delle campane e tra i percussori e i muri. Si tratta di una soluzione poco invasiva, ma che consente di ridurre le vibrazioni trasmesse dall’oscillazione delle sette campane (la maggiore delle quali pesa 35 quintali) alla centenaria muratura. Nel corso dell’opera di conservazione della parete nord si è trovato che alcuni conci degli archetti ornamentali in arenaria di Vigoleno apparivano staccati dal supporto. Sono stati inchiodati con perni in acciaio inox e protetti con appositi scivolini in malta di cocciopesto per evitare le infiltrazioni di acqua, allo stesso tempo garantendo una continuità cromatica col resto della superficie.


La volta interna della Ghirlanda.

Torrazzo di Cremona

Committente: Cattedrale di Cremona
Resp. procedimento: Ing. Dante A. Coppi
Progetto e d.l.: Prof. Arch. Luciano Roncai
Collaboratori: Arch. Elisabetta Bondioni, Arch. Stefania Terenzoni (progetto e d.l.), Geom. S. Maglia (contabilità), Arch. E. Greppi (rilievo)
Soprintendenza: Arch. L. Rinaldi, Arch. M. Fasser
Ponteggi: Gramigna Srl, S. Lazzaro Savena (BO)
Piattaforme elettriche: Alimak Spa, Colle Val d’Elsa (SI)

Ponteggi multidirezionali: Layher, Affi (VR)
Impresa appaltatrice: Foglia & C. Srl, Parma (lati est, sud e ovest)
Manutenzione castello campane: Capanni Fonderie, Castelnovo ne’ Monti (RE)
Perni in acciaio: Finarvedi Spa, Cremona

Con l’inserimento di poco meno di 3.000 perni in acciaio inox filettato di piccolo diametro, è stata anche ridata solidità a quei laterizi, che fungevano da ancoraggio tra il manto esterno della facciata ovest e la struttura della torre, e che si erano fratturati. In tal modo è stata saldata la scollatura che si era creata tra il manto esterno e il suo supporto. La pulizia delle superfici è stata realizzata secondo i sistemi consueti: spazzole di saggina e acqua, impacchi di acqua e cellulosa ove vi erano incrostazioni. La vegetazione che si era diffusa, insinunadosi ed aggrappandosi alle fessure tra i mattoni, è stata estir-pata e le superfici asperse con biocidi. Si è proceduto poi alla sigillatura delle discontinuità della superficie e dei giunti mancanti tra i laterizi. Le buche pontaie, che erano diventate ostello per i piccioni, sono state ripulite. L’inserimento di un mattone inclinato impedisce la nidificazione. Sono state trovate tracce di antichi intonaci colorati nella fascia sotto la merlatura (oculi color carminio e una fas
cia gialla e una fascia verde). Non se ne conosceva l’esistenza né vi sono documentazioni che la descrivano.

Nelle foto: Cornice ad archetti incrociati in cotto prima dell’intervento.
Cornice ad archetti incrociati in cotto dopo l’intervento.
Archetti in arenaria della cornice prima dell’intervento.
Archetti in arenaria dopo l’intervento.
Si notano i nuovi scivolini in malta.
Archetti in arenaria nella cornice sotto i merli, nel corso dell’intervento.

Tale intonaco è stato sigillato ai bordi e consolidato.Tutte le superfici in cotto – è stato scoperto durante le operazioni di conservazione – erano state sagramate, cioè perfettamente lisciate ripassando su di esse un mattone, a mo’ di raspa per conferire uniformità alla superficie e ridurne la porosità: una sorta di impermeabilizzazione. L’opera di conservazione ha consentito di scoprire quanto fosse grande la capacità tecnica dei costruttori del Torrazzo. La verticalità delle parti esterne risulta quasi perfetta, per quanto sui 70 metri di altezza i muratori lavorassero solo col filo a piombo. Nella torre prima dell’intervento si trovavano cinque stanze, disposte su diverse quote. Oggi sono stati reintrodotti due solai che in epoca recente erano stati parzialmente demoliti. Altre opere hanno riguardato l’accessibilità della torre, la realizzazione di un nuovo sistema di protezione dalle scariche atmosferiche, la ristrutturazione della biglietteria.

(L.S.)

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