ARCHITETTURA FARE PENSARE

Identità della chiesanell’organicità cultuale

Diretto da: Carlo Chenis
Periodico allegato a Chiesa Oggi architettura e comunicazione

Identità della chiesa nell’organicità cultuale

L’impostazione della chiesa edificio va declinata con l’evolversi della liturgia cattolica. I coefficienti di trasformazione caratterizzanti arte e liturgia sono tra loro dissimili. Se l’assetto liturgico può variare rapidamente, le opere artistiche tendono a permanere stabilmente. Ideologicamente lo spazio dedicato al sacro va «consumato» per il bene spirituale
della comunità cristiana che vive nel tempo.

Un’identità in divenire

Ogni riforma liturgica richiede il riassetto strutturale, contemperando il preesistente al nuovo, al fine di configurare di volta in volta un habitat cultuale che sia unitario nel sistema iconografico e bello nell’aspetto estetico.

Una simbologia variabile
L’universo simbolico va congiunturalmente verificato al fine di essere comprensibile nell’hic et nunc rituale, tenendo conto di consolidato rappresentativo e delle capacità interpretative.

Un sistema articolato
Il programma ideologico della chiesa edificio riunisce aspetti molteplici:
– la biblicità iconologica, per cui chi interviene deve ispirarsi primariamente alle Sacre Scritture e alla Tradizione ecclesiale;
– la riflessione teologica, per cui chi interviene deve enunciare attraverso le proprie invenzioni la fede cristiana;
– l’idoneità rituale, per cui chi interviene deve commisurarsi al sistema cerimoniale in misura dell’«actuosa partecipatio»;
– la concisione progettuale, per cui chi interviene deve evitare il superfluo per far risplendere lo spazio di nobile semplicità e di assoluta essenzialità;
– la comprensibilità comunitaria, per cui chi interviene deve verificarsi con l’immaginario e con la comprensione dei fedeli.
Di qui l’ammonizione di Paolo VI ad artisti e architetti: «L’arte dovrebbe essere istruzione, dovrebbe essere facilità […] e felicità» (Allocuzione, 7 maggio 1964).

Una proposta ecclesiale
Se l’architetto non deve concepire la chiesa edificio come monumento del proprio genio compositivo, la committenza non deve ostentare forme inadeguate alle attuali metodologie pastorali. Pertanto, occorre investire sulla qualità progettuale, poiché questa non contrasta con la semplicità formale, con l’idoneità cultuale, con l’impatto ambientale.

LA RICONOSCIBILITÀ CATTOLICA
Nel complesso spaziale la chiesa edificio ha connotazione cristologica, in quanto esprime la Chiesa, sacramento universale di salvezza in Cristo, Verbo incarnato. Le esigenze cultuali si concretano nei «praenotanda» riportati dai
libri liturgici. Da tali disposizioni si evincono i «luoghi» topici che permettono la celebrazione di sacramenti, sacramentali, pii esercizi. Tali luoghi devono essere culturalmente e liturgicamente adeguati, così che la chiesa edificio deve essere riconoscibile tanto all’esterno quanto all’interno.

Lo spazio interno deve garantire l’attiva partecipazione dei fedeli
Occorre quindi che gli elementi rituali siano visibili e comprensibili, che i fedeli possano sostare seduti o muoversi processionalmente, che la struttura sia dimensionata alle esigenze rituali e al numero dei partecipanti. Inoltre, all’interno, si deve creare un clima di raccoglimento nella partecipazione, per cui è importante che il sistema di illuminazione, la diffusione del suono, la climatizzazione dell’ambiente diano agio ai fedeli.

Lo spazio esterno deve indicare la presenza di Cristo nel quotidiano a consolazione dei fedeli e a monito dei lontani
Anche l’assetto esterno assume connotazione cultuale, così da avere significato narrativo ed apologetico. Esso si fa annuncio ed invito attraverso il presentarsi delle architetture, l’esporsi di iconografie, il ricorso delle dediche, il
suono delle campane. Non va poi trascurato il rapporto con l’intorno urbanistico, coordinando sagrato e portali, materiali e stili, al fine di indicare la protezione divina nel vissuto civile. Diventa auspicabile la costruzione di ambienti annessi alla chiesa edificio, specie se parrocchiale, perché alla lex orandi si deve pastoralmente coniugare la lex vivendi, espressa con la lex ornandi e che è espressione della lex credendi.

L’IMPATTO AMBIENTALE

Strutturalmente la chiesa edificio genera un impatto ambientale.Volumi, stile, materiali entrano in relazione con gli altri edifici e con il paesaggio circostante. Di norma l’edificio deve essere riconoscibile, ma non deve soverchiare in modo tronfio l’impianto urbano e non deve turbare con strutture incongrue il paesaggio naturale. Esso deve favorire il senso di appartenenza della comunità, per cui non può ridursi ad intangibile «soprammobile di lusso», eseguito da un architetto di chiara fama, né a banale contenitore rituale, ordinato dalla committenza per pragmatismo pastorale.

L’inserimento urbano

Nei siti urbani, da una parte, è opportuno che l’edificio cultuale orienti e nobiliti l’assetto circonvicino, dall’altra, non deve discostarsi eccessivamente da esso, onde non contrapporsi nei confronti dell’ambiente civile e della situazione
sociale. Sono pertanto da evitare strutture sovradimensionate alle esigenze locali e stili estranei alla cultura locale, oltre che ostentazioni costruttive, materiali sfarzosi, iconografie ridondanti, indicazioni encomiastiche.

L’inserimento rurale
Nelle zone rurali è altrettanto importante verificare l’impatto dell’edificio con il paesaggio. Nel passato, costruzioni anche possenti – come complessi monastici e santuari – non turbavano oltremodo l’ambiente, giacché pensati in riferimento alla natura e costruiti con materiali naturali. Attualmente, la scelta di materiali artificiali ed eterogenei al paesaggio va attentamente ponderata e vanno studiati volumi e cromatismi capaci di accordarsi con il territorio.
Dal momento che la chiesa edificio celebra l’incontro dell’uomo con Dio non deve far dimenticare che tale incontro s’avvia nell’itinerario naturale che dalla creazione conduce al creatore e si completa in quello sacramentale che dispone
all’ingresso nel «Regno dei cieli».

1. IDONEITÀ RITUALE
La chiesa edificio deve ottemperare alle esigenze liturgiche tanto sul fronte teoretico quanto su quello operativo, per cui il sistema architettonico deve permettere lo svolgimento rituale.

Il sagrato
È luogo di accoglienza e di congedo, per cui va distinto architettonicamente dalle altre strutture di scorrimento urbano e deve disporre i fedeli al raccoglimento religioso. Deve essere pedonalizzato, risolvendo i problemi delle barriere architettoniche e permettendo la celebrazione dei riti liminari.

Il battistero
È il luogo della rinascita in Cristo. L’impianto ideale rimane quello antico di un’aula separata in prossimità del sagrato, così da permettere il percorso professionale verso la chiesa. Successivamente il battistero è stato collocato all’interno
della chiesa, a latere del portale, o in una cappella in prossimità dell’entrata. Queste soluzioni simbolizzano che il battesimo è «porta» per gli altri sacramenti. Attualmente le soluzioni sono molteplici e sovente incongrue. Se, da
una parte, occorre garantire l’attiva partecipazione dei fedeli, dall’altra, occorre evidenziare che il catecumeno non è ancora cristiano. Pertanto, va esclusa la collocazione del fonte nel presbiterio ed anche nell’aula. Per distinguere il battistero dall’aula è auspicabile configurare un’area a modo di transetto o di cappella, possibilmente ribassata (di uno o tre gradini), idealmente coordinata con l’ambone, eventualmente prossima ad un accesso (anche laterale).

L’aula
È il luogo riservato ai fedeli che deve garantire l’attiva partecipazione liturgica. Non va assimilata ad un’aula di teatro che è per spettatori e non per attori. Deve permettere percorsi e sosta mediante il sistema funzionale e l’ordito pavimentale. Di conseguenza, le aule a cavea con gradonature sono incongrue, tanto per le processioni, quanto per il significato. Invece, può risultare utile un’aula su piano leggermente inclinato per favorire la visione o la significazione dei riti. Nell’impostazione dell’aula, occorre un varco centrale dimensionato sulle processioni. Al riguardo va ricordato che il corteo di ingresso prevede un allineamento di tre persone, che la processione di comunione dovrebbe consentire un allineamento di quattro persone (un incolonnamento a due per l’attesa e un altro a due per il rientro), che i matrimoni prevedono il corteo dello sposo e della sposa e che nei funerali vanno consentite traslazione e posizionamento del feretro. Sono utili anche varchi laterali per il disbrigo delle varie utenze rituali. Inoltre, l’aula deve prevedere seggi per l’ascolto, oltre che inginocchiatoi per l’adorazione. All’uopo è opportuno che i banchi siano anatomici, così da risultare più confortevoli.

Il presbiterio
È il luogo dei sacri ministri che celebrano i divini misteri. L’altare va collocato al centro, possibilmente in asse con il portale. Sede e ambone devono essere posti in riferimento all’altare, garantendo la visibilità dall’aula di ministri e di lettori. Specie quando la custodia eucaristica si trova in asse centrale, è opportuna la sistemazione dei poli cristologici in chiasmo su diagonale con l’ambone anteriore all’altare e la sede ad esso posteriore. Altare, ambone, sede dovrebbero avere una propria pedana atti a delimitarli sulla quota presbiteriale. Occorre ricordare che attorno all’altare si svolgono i riti di incensazione e che davanti all’altare si può collocare il faldistorio del vescovo, per cui le dimensioni
delle pedane devono permettere tali utenze. Seggi per diaconi, concelebranti e ministranti esigono, oltre alla differenziazione compositiva, uno spazio idoneo che non ingombri la visione dei riti da parte dell’assemblea.
Nelle chiese cattedrali occorre predisporre scanni per le concelebrazioni dei presbiteri con il vescovo, così da soddisfare la natura del presbiterio. Inoltre, è auspicabile che il piano presbiteriale sia dimensionato in modo da permettere le prostrazioni degli ordinandi durante i riti di ordinazione.

Il tabernacolo
È il luogo in continuità con l’altare dove si conserva il Santissimo per l’adorazione dei fedeli e per la comunione degli infermi. La centralità della presenza reale di Cristo, nel sacrificio eucaristico e nella custodia eucaristica, qualifica per i cattolici la chiesa edificio. Ne consegue che il tabernacolo deve trovare congrua collocazione spaziale. Se per le nuove chiese è auspicabile una specifica cappella del Santissimo, nelle chiese storiche è opportuno rispettare la filosofia edificatoria. Quando esiste la cappella della Santissimo, questa deve permettere l’accessibilità dal presbiterio per agevolare i riti di comunione. Se tale cappella viene adibita per i riti feriali, il tabernacolo va collocato dignitosamente,
tenendo conto dello svolgimento celebrativo. Quando, invece, il tabernacolo è collocato in chiesa, vanno rispettati collegamento con l’altare e impostazione dei riti. Deve essere posto in un luogo visibile e identificabile che favorisca la preghiera personale. Può essere situato in un transetto con idonea monumentalità. Non è opportuno collocarlo in cappelle laterali, quando queste hanno lo stesso modulo architettonico, poiché ne viene meno la peculiarità. Inoltre,
non è opportuno collocarlo in presbiterio in opposizione all’ambone, poiché compromette i movimenti rituali. Quanto sussiste l’«altare tridentino» è opportuno trasformare questo in luogo della custodia eucaristica, curando di non allocare la sede in asse centrale e strutturando le quote pavimentali in modo che il tabernacolo abbia sempre la dovuta rilevanza.

La penitenzieria
È il luogo per la celebrazione della riconciliazione. È opportuno distinguerla dall’aula, per favorire il raccoglimento.Va previsto uno spazio per la preparazione alla confessione e per la preghiera dopo la confessione. Le celle per ricevere le confessioni auricolari devono garantire la riservatezza, sia nei confronti dell’esterno, per cui occorre un’adeguata coibentazione acustica, sia nei confronti del penitente, per cui deve esserc
i la grata (eventualmente rimovibile dal penitente). In chiese a più navate, quelle laterali possono assolvere alla funzione di penitenzieria. Questa può essere anche sita in cappelle annesse o in cripte sotterranee.

La scola
È il luogo per gli animatori del canto liturgico, per posizionare la consolle dell’organo ed eventualmente altri strumenti.Va coniugata tra l’aula e il presbiterio in modo da stimolare la partecipazione dei fedeli, senza attivare barriere visive. È opportuno uno studio acustico ed un’adeguata impiantistica per la resa del canto e del suono.

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