FARE

Deumidificare al naturale


Il problema dell’umidità di risalita è tra i maggiori che si presentano a chi deve conservare o restaurare un edificio storico. Umidità vuol dire muffe e distacchi delle superfici, gravissimi se vi sono affreschi. Presentiamo una metodica adatta ad affrontare il problema, con un commento del liturgista Don Luca Favretto.

Il santuario della Madonna dei Boschi di Boves presentava evidenti fenomeni di degrado legati principalmente alla presenza di umidità di risalita capillare.
Il degrado aveva interessato l’intero perimetro dell’edificio provocando il distacco di parte della superficie pittorica
preesistente. Le indagini diagnostiche effettuate dal personale PRIMAT, azienda specializzata nel recupero conservativo del patrimonio architettonico, avevano confermato la presenza di umidità dagli strati più profondi della muratura sino ad un’altezza di 80-100 cm. Le analisi per l’individuazione dei sali solubili nelle murature avevano mostrato una consistente percentuale di solfati e nitrati. In collaborazione con le Soprintendenze competenti, la Direzione lavori e il restauratore incaricato della conservazione dei cicli pittorici, si è proceduto a valutare le necessità specifiche del cantiere fortemente vincolato dalla presenza di decorazioni di notevole pregio storico-artistico. Si è quindi deciso di intervenire immediatamente sulle cause del degrado, con l’eliminazione della risalita capillare ma in
modo non invasivo e non traumatico per la muratura. L’eliminazione del fenomeno avrebbe potuto provocare una repentina cristallizzazione dei sali solubili presenti nella parte corticale e nel cuore della muratura stessa, con conseguente disgregazione delle patine pittoriche e successivamente dei vari supporti.

Vista esterna del santuario dopo l’intervento.

Durante la fase di cristallizzazione, infatti, i sali aumentano notevolmente di volume, esercitando sui materiali un’azione fisico- meccanica molto forte. L’intervento non invasivo è stato possibile con l’applicazione del sistema PRIMAT Mur-tronic®: il sistema infatti elimina il fenomeno della risalita capillare sulla totalità delle murature, comprese le pavimentazioni poste direttamente sul terreno, indipendentemente dallo spessore e dalla natura delle murature, senza alcun intervento meccanico sui materiali. Il sistema utilizzato lavora unicamente sull’attività del campo elettromagnetico terrestre e sulle sue "anomalie" direttamente nel terreno ove è ubicato l’edificio. Il rispetto del principio del minimo intervento è stato determinante per la salvaguardia della parte corticale delle murature, e quindi in questo caso degli affreschi, poiché il sistema non "prosciuga le murature" e non "respinge verso il basso l’umidità" a differenza di altri sistemi presenti sul mercato. Ma evita che in futuro l’acqua dal terreno possa essere veicolata attraverso le murature e il pavimento per elettrocinesi, permettendo ai materiali di smaltire naturalmente per evaporazione lenta e costante l’umidità in eccesso, sino al raggiungimento di valori in "equilibrio".

Favretto: “Liturgia e restauro”

"L’edificio del culto cristiano corrisponde alla comprensione che la Chiesa, popolo di Dio, ha di sé stessa nel tempo.
Le sue forme concrete, nel variare delle epoche, sono immagine relativa di questa autocomprensione".
(CEI, La progettazione di nuove Chiese, Bologna, EDB, 1993 p. 7)

Il Concilio Vaticano II è stato l’inizio di un grande cambiamento nella Chiesa Cattolica, di cui solo ora si iniziano a cogliere le potenzialità.
E’ riduttivo pensare che una sola generazione sia in grado di realizzare in profondo le linee più incisive di un Concilio Ecumenico. (…) Se la svolta della liturgia è stata quella più immediatamente visibile e in poco tempo si è tradotta in
una prassi celebrativa, in realtà spesso è praticata secondo una concezione che ben poco ha a che fare con essa. Il sacerdote e l’assemblea, che con lui celebra e accoglie i divini misteri, stanno compiendo un’azione comunitaria, secondo lo spirito espresso nella liturgia postconciliare, oppure hanno semplicemente variato alcune abitudini (la lingua, la posizione del celebrante rispetto all’altare, ecc.) pur continuando a celebrare un rito abbastanza "privatistico" svolto semplicemente "un po’ più insieme"?
Il discorso è lungo e complesso e trova il supporto di molteplici riflessioni che si stanno svolgendo con sempre maggiore maturità e desiderio di completezza anche tra tecnici e operatori del restauro. Anche questo aspetto, infatti, diviene fondamentale nel celebrare!
Il restauro deve sempre più esprimere il profondo rispetto dell’edificio sacro (la domus ecclesiae che incarna la storia e la Fede di intere generazioni) nella sua storicità come pure dell’attualità celebrativa e spirituale (oltre che nella
imprescindibile dimensione culturale che rappresenta).
Alla celebrazione rituale non sono secondarie le scelte di illuminazione, di amplificazione dei suoni, di interventi sui pavimenti e sulle murature, per giungere a un autentico processo di adeguamento liturgico dell’area presbiterale
e dell’intero edificio!
Le difficoltà dell’operazione svolta nel santuario della Madonna dei Boschi di Boves, in un contesto storicamente molto impegnativo, non sono state certamente poche.
Maggiore sforzo è richiesto nell’adattamento al nuovo culto e alla nuova percezione di Chiesa nell’intervento di restauro di edifici storici, già adeguati alle concezioni tridentine. Una cultura artistica più diffusa ed i documenti di sensibilizzazione prodotti dal Magistero e dalle Conferenze Episcopali stanno favorendo il maturare nel popolo di Dio e nei suoi pastori di una coscienza conciliare. Questi debbono essere i riferimenti (oltre certamente ad una competenza tecnica all’avanguardia) necessari all’individuazione anche dei tecnici e degli operatori del restauro.
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Don Luca Favretto
Liturgista, Storico dell’Arte, Direttore
Beni Culturali Ecclesiastici Diocesi di Cuneo

A sinistra, dall’alto: gli affreschi e una vista interna
come appaiono oggi; il luogo durante i lavori, e le
condizioni delle superfici prima dell’intervento.
Sotto, il grafico mostra la riduzione del tasso di umidità
dall’inizio dell’intervento (1998) fino alla sua
conclusione (2000) quando si sono raggiunti i valori di
umidità fisiologica di riferimento.

Sotto, la cappella del santuario di Boves, interamente affrescata in epoca medievale, allo stato attuale a 8 anni di distanza dall’intervento di restauro.

(Foto servizio di Gian Cerato)

Il processo di risanamento non viene sottoposto ad alcuna forzatura dal sistema e rimane soggetto solo a variabili legate alla natura dei materiali in via di risanamento (spessore, omogeneità, ricambio d’aria nei locali ecc.). Con il sistema PRIMAT Mur-tronic®, i sali migrano attraverso la patina pittorica senza creare distacchi, permettendo ai restauratori di estrarre, attraverso impacchi, i sali solubili grazie alla loro lenta e localizzata cristallizzazione superficiale. Le fasi descritte sono state eseguite nell’arco di due anni, tempo necessario per garantire il successivo lavoro di consolidamento e ripristino di lacune, durabilità e tenuta nel tempo. Risultati apprezzabili sono stati registrati già dopo pochi mesi dal posizionamento del sistema Mur-tronic®. La documentazione fotografica attesta, a distanza di circa otto anni, la piena riuscita dell’intervento che ha consentito di conservare integralmente il ciclo di affreschi. Il sistema ha garantito una situazione di equilibrio sia sugli scavi archeologici che negli ambienti dell’edificio con il
raggiungimento di una situazione di salubrità ottimale dell’aria: il sistema Mur-tronic® ha permesso agli oggetti conservati nella cappella di non subire sbalzi eccessivi di umidità e ha impedito ai sali solubili, eventualmente ancora presenti, continue fasi di "idratazione-cristallizzazione". Il lavoro di PRIMAT, esperta in sistemi e materiali naturali per il recupero conservativo e il restauro, unitamente alla professionalità acquisita in 25 anni di successi, ha permesso di garantire le corrette tempistiche di intervento e la massima compatibilità delle soluzioni adottate. II recupero di un tasso igrometrico corretto, stabile e permanente, è la condizione indispensabile per assicurare inalterabilità e durata a tutti gli interventi di ripristino architettonico e pittorico.

 

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