Xilografia della luce

Nella ampia ritmica spaziatura dell’aula le vetrate declinano una propria geometrica spazialità. I superiori quattro rettangoli con le simbologie degli Evangelisti esprimono la condizione della verticalizzazione rispetto la sottostante orizzontalità entro cui sembra rotolarsi – rimanendo eppure in fissità iconica – il tondo perfetto della immagine della Resurrezione. Claudio Traversi è riuscito a costruire immagini vive attraverso la fisicità della materia ricolma e trasfigurata nella sua matericità, in spazialità dilatantesi, in spirituale condizione luministica, dove riverberi e specificità cromatiche decantano un canto luminoso, esprimente la cosmologia, sia naturalistica (il cielo e la terra), sia simbolica (le icone degli Evangelisti e del Cristo risorto). Traversi impone alla simbologia – l’Angelo per Matteo, l’Aquila per Giovanni, il Toro per Luca, il Leone per Marco – una leggera flessione in diagonale rispetto la assialità geometrica del rettangolo e le linee che reggono le parti dell’immagine, volgono in alto accompagnando tale leggera flessione come di rotazione. Il tutto acquista una energia ed una dinamicità che si esprime nell’accentuazione cromatica felicemente resa.

Sul presbiterio si staglia l’immagine della Risurrezione, vetrata istoriata di Claudio Traversi.

Nella circonferenza, il flusso magnetico dei maricieli, si apre alla concreta presenza della pura veste bianca del Risorto che, come un Nuovo Sole, arde nella raggiera luminosa. La capace resa spaziale di Traversi si esprime in un incastro prospettico, tra la frontalità del Risorto e la prospettiva in fuga del sarcofago aperto, così rilevando, in una sorta di aggettazione, il significato del Risorto presente concretamente nella verità del Sacramento che rinnova il mistero della Salvezza. Traversi usa la pasta vitrea come massa anatomica, come biologica spazialità che possiede propri sapori e propria esistenza. Una sorta di superficie con cui xilografare, incidere o scavare, a solchi luministici, le verità sinceramente carpite e così sapientemente offerte alla meditazione della nostra attenzione. Mariano Apa

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