Volto universale dell’accoglienza

La Piazza inferiore di San Francesco ad Assisi

Un intervento che prevedeva il rifacimento della pavimentazione, con marmi e pietre provenienti da tutto il mondo, a seguito del disastroso terremoto del 1997 diventa una grande opera di conservazione. Progettata da Paolo Leonelli e da Mario Struzzi, per ospitare i pellegrini nel modo più consono al significato del luogo.

Uno dei luoghi simbolo del cristianesimo, e dell’arte occidentale. Il complesso di S. Francesco di Assisi già di lontano si segnala quale simbolo di pace e di fraternità. Qui è dove la natura e l’azione dell’uomo si riconciliano sotto l’egida del sorriso del Santo. E dove con linguaggio nuovo si è proposto, per la prima volta e in modo concreto e autorevole,
l’obiettivo di una “pace religiosa” mondiale. E’ infatti proprio la piazza di San Francesco, che il 27 ottobre 1986 il Papa Giovanni Paolo Il ha consacrato quale fulcro dell’anelito alla pace universale. E’ qui, nello spiazzo a fronte della basilica, che si ritrovano i rappresentanti delle religioni di ogni Paese per pregare assieme, sulle orme del Santo conosciuto nel
mondo come apostolo della riconciliazione universale. Se la basilica francescana, sui suoi due livelli, è uno scrigno di fede e di arte, la duplice piazza è luogo della sua proiezione efficace nel mondo intero.

Vista della piazza inferiore dopo il restauro. Si nota la coloritura variegata delle pietre.
Nell’inserto: sezione dei locali ricavati sotto la piazza.

La basilica fu fondata nel 1228. Era in aperta campagna, lo spiazzo attiguo era adito a deposito dei materiali.
Ma nel giro di qualche anno sarebbe stato riempito dai fedeli accorsi per celebrare san Francesco. Questo avvenne nel 1235: la funzione per la ricorrenza del Santo era celebrata da papa Gregorio IX. Il numero di fedeli era tale che la basilica non li conteneva tutti: la cerimonia dovette aver luogo all’aperto. Identica situazione si ripresentò, anno dopo anno, a ogni ricorrenza del 4 ottobre. Sinché nel 1246 il Comune di Assisi non decise di definire “piazza” (“platea” per la precisione) l’area antistante la basilica, garantendo così che nessuno vi avrebbe edificato e che lo spazio sarebbe
stato disponibile per quelle grandi adunanze. La basilica sorge in collina, quindi la “platea” quando una trentina di anni dopo cominciò a essere preparata sotto il profilo architettonico, dovette essere trattata in modo particolare: con sbancamenti, opere murarie, in seguito anche materiale di riempimento per ampliare lo spiazzo. Il primo nucleo della
“piazza” era pronto ala fine del secolo XIV, e ricadeva ormai sotto la piena ed esclusiva responsabilità dei francescani. Cominciarono ad allinearsi le bancarelle.

Il progetto per la nuova pavimentazione della
piazza inferiore e i camminamenti che
riconducono alla piazza superiore.

Ne nacque un mercato talmente florido di oggetti religiosi che il papa Niccolò V nel 1451 decretò che l’attività commerciale sulla piazza sarebbe stata tassata e i proventi sarebbero andati alla conservazione del convento. Si innestò così il meccanismo di conservazione, ma anche ampliamento del complesso architettonico. Le dimensioni della piazza furono allargate a più riprese. L’intervento decisivo, che diede al sistema di spiazzi il volto che oggi conosciamo, è attribuito a Cola di Matteuccio da Caprarola, l’architetto più conosciuto dell’Umbria all’epoca. Il suo intervento è documentato a partire dal 1499, anche se i lavori per l’attuazione dei suoi disegni si protrassero per diversi anni. E’ questo il momento in cui sorgono i porticati e le scalinate. Lo spiazzo articolato su diversi livelli acquisisce il suo volto definitivo. Come il complesso monumentale si compone della basilica superiore e di quella inferiore, qui ci troviamo di fronte a una piazza inferiore e a una piazza superiore, raccordate da una strada e una lunga scalinata. Quella inferiore definita da porticati ad arco di stile rinascimentale.

Sezioni trasversali del colle, prima e dopo la sostituzione del materiale di riempimento.

Questo sistema di piazze e vie di accesso in pendenza acquisisce anche un significato simbolico: quello che si lega all’ascesa, alla purificazione, alla santificazione. Lo stesso sistema di porticati accentua questa idea poiché definisce un ambiente previo, dal quale la basilica è osservata in tralice, dal basso. E’ questo il percorso in ascesa che hanno seguito per secoli i pellegrini. E quello che oggi seguono i rappresentanti delle religioni dei popoli del mondo, convocati dal Papa di Roma, ma in questa cittadina umbra dove non nascono gelosie e le ambizioni di potere, col loro strascico di conflitto, si smorzano nel sorridente ricordo di Francesco. Un santo cui guardano con eguale riconoscenza tutti i popoli dalle Americhe all’Asia. In sintonia con questa universalità, il progetto di restauro partì nel 1988, con l’idea di ripavimentare la piazza con marmi provenienti da tutto il mondo: simbolo della comunione universale.Quando era già terminato, il 27 settembre 1997 avvenne il terremoto che colpì Umbria e Marche con conseguenze disastrose. La basilica di Assisi e tutti i suoi spazi esterni ne subirono le conseguenze. Il restauro dovette essere ripensato: si richiese una gigantesca opera di consolidamento.

Vista dalla piazza inferiore verso la Basilica, nel corso
dei lavori. Si preparano le nuove strutture.

Si dovette procedere al miglioramento del livello di sicurezza statica del sistema piazza-muri di contenimento-porticati. La notevole entità dei fuori piombo presenti sul muro di contenimento e la sua natura denotavano uno stato di instabilità che doveva essere corretto e contenuto. La soluzione tecnicamente più appropriata consiste nella eliminazione radicale della causa, cioè del terreno di riporto, che a seguito di eventi tellurici futuri può determinare
ulteriori deformazioni del livello della piazza ed incrementare le spinte orizzontali sull’opera di contenimento.

Il restauro dei porticati, con il rifacimento della
soletta e della pavimentazione.
Liberato lo spazio dove c’era il materiale di
riempimanto, si fanno nuove strutture

Le barre in titanio per sostituire le antiche catene

Lo stato di conservazione dei porticati che coronano la Piazza denunciava, oltre che un quadro di degrado dei materiali, anche danni relativi alle membrature strutturali: lesioni in chiave delle volte a crociera costituite da elementi in laterizio posizionati in taglio, perdita della verticalità di molte colonne, aggressione in profondità della ruggine sulle catene e perdita di efficacia dei vincoli.Tale situazione di degrado statico rappresentava l’eredità lasciata insieme dall’invecchiamento dei materiali e dagli eventi sismici. In particolare la componente orizzontale dello spostamento subito dal muro di sostruzione rappresentava una causa amplificatrice del quadro fessurativo. Senza sostituire questo sistema esistente con altri sistemi magari “invisibili” ma forse più aggressivi per la struttura in pietra, in continuità con la tradizione costruttiva del passato i progettisti del restauro hanno optato per l’intervento di sostituzione delle catene con analoghe barre di titanio, unitamente a un intervento di adeguamento dei vincoli dal punto di vista costruttivo. Il titanio è entrato con tutti gli onori sia nella pratica del restauro di opere d’arte, sia in quella di consolidamento di opere architettoniche. Il suo utilizzo è auspicabile per la sua sostanziale inalterabilità chimica in qualsiasi ambiente atmosferico o idrico e per le sue eccellenti caratteristiche meccaniche, quali la resistenza alla rottura, che è paragonabile a quella dell’acciaio. I sistemi di ancoraggio sono stati riproposti nello schema esistente. Per le pareti che non consentivano la lavorazione dal retro, sul “lato roccia” si è predisposto un ancoraggio catena-muro costituito da due barre filettate cementate in relativi fori simmetrici disposti a 45° rispetto al piano del muro (v. disegno qui sopra). Per le pareti che consentivano l’intervento da retro, si è scelto di inserire una piastra collegata al tirante tramite una barra assiale, con un sistema di ancoraggio simile a quello del bulzone presente nella muratura (v. disegno in alto).

Per questo è stato necessario togliere, quasi nella sua totalità, lo strato di riporti e lo strato di roccia fratturata e degradata. In sostanza l’intervento ha inteso togliere al muro la funzione di contenimento. Lo svuotamento del terreno ha consentito di utilizzare il “vuoto” così creatosi, per realizzare locali al di sotto del livello della piazza, su
due piani sovrapposti. Sono stati previsti due ingressi nel muro del porticato a monte, a quota della piazza, che
danno accesso a un atrio da cui si dipartono la scala e un ascensore. I nuovi locali interrati, posti in luogo del terreno di riporto precedentemente esistente, poggiano direttamente sulla roccia calcarea tramite un sistema di micropali.

Le pietre e i marmi provenienti da tutto il mondo

Quando si decise l’intervento di restauro della piazza e dei suoi chiostri, l’idea portante fu quella di introdurre una pavimentazione composita: le pietre sarebbero arrivate dalle più disparate parti del mondo. Sarebbero state un segno evidente, tangibile, dell’universalità di quel luogo. Lo studio delle diverse pietre che sarebbero state collocate è stato realizzato dalla Internazionale Marmi e Macchine (IMM), organismo nato nel 1978 per iniziativa del Comune di Carrara e della Regione Toscana, allo scopo di promuovere l’uso del marmo e degli altri materiali lapidei. Il primo criterio di selezione delle pietre e dei
marmi è stato quello del colore: le pietre dovevano porsi in un continuum con il contesto urbano di Assisi, salvo leggere variazioni nelle scale del bianco, sabbia o del rosa. Le caratteristiche fisicomeccaniche, poi dovevano assicurare elevate prestazioni, sia per le severe condizioni che caratterizzano l’ambiente di Assisi (con inverni rigidi e nevosi ed estati torride), sia per le sollecitazioni indotte dal flusso dei milioni di pellegrini.

Si richiedevano marmi e pietre disponibili in quantità sufficiente e in blocchi quanto più possibile privi di fratture o difetti. Pur provenendo da giacimenti posti a migliaia di chilometri di distanza, dovevano possedere proprietà tecniche uguali tra loro o quanto meno molto simili. Alla fine le pietre selezionate sono state: tracheite zovonite dei Colli Euganei, travertino classico, pietra di Mazzaro da Gravina di Puglia, granito “Dawa Stone” dalla Cina, quarzite rosa del Brasile, granito sabbia della Namibia, pietra di Gerusalemme della cava di Hebron.
1. Formelle in cotto "Sannini" (Impruneta)
2. Quarzite Rosa "Flamingo" (Brasile)
3. Pietra “Mazzaro di Gravina” (Puglia)
4. Pietra “Trachite-Zovonite Variegata
5. Quarzite Rosa "Flamingo" (Brasile)
6. Pietra di Gerusalemme (Israele)
7. Granito G682 “Dawa Stone” (Cina)
8. Granito Giallo Duna (Namibia)

I locali ricavati dove c’era il materiale di riporto

Sotto la piazza inferiore, là dove in precedenza era stato posto il materiale di riempimento trattenuto dai muri di contenimento, è stato ricavato lo spazio per diversi locali di accoglienza e servizio per i pellegrini. I locali sono collocati su due livelli. Quello più basso (la cui pianta è illustrata nel disegno) ha un’uscita verso lo spiazzo che un tempo era l’orto dei frati, e che diventa una zona a giardino. In entrambi i livelli sono presenti sale di riunione. Con soluzione originale e suggestiva, l’illuminazione è data dalle buche pontaie presenti in numero elevato nel muraglione, oltre che dalla luce elettrica.
Così si migliora l’accoglienza dei pellegrini e si forniscono servizi igienici in numero sufficiente per la massa di persone che giungono in visita. Collocando tali funzioni sotto la piazza si ottiene di ridurre l’enorme pressione del pubblico sull’intero complesso, a salvaguardia del patrimonio artistico e della spiritualità del luogo.
Pianta Quota Orto + 87.30

Prospettiva sulla piazza dalla basilica.
Un percorso gradualmente ascendente.

(Le foto del servizio sono tratte dal volume“La Piazza di San Francesco in Assisi Storia – Significati – Restauri”,
autori P. Leonelli, M. Struzzi, N. Giandomenico, P. Magro, edito da Casa Editrice Francescana – Assisi 2002).

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