Vivere a Little Venice

Progetto dello studio: Munkenbeck & Marshall di Londra
Servizio e foto di: Grazia Ike Branco

Dietro una facciata ricca di lesene e capitelli, c’è un interno elegante e politicamente scorretto pieno di ingorghi del
nostro immaginario.

Questo appartamento al primo piano si trova all’interno di un edificio di epoca “Regency” che si affaccia sui canali della
caratteristica zona di Londra Nord chiamata “Little Venice”. All’esterno la facciata bianca decorata di stucchi è stata accuratamente restaurata rispettandone il valore storico e l’austerità neoclassica originaria, all’interno invece gli spazi sono stati completamente riprogettati perché alterati da interventi precedenti che avevano tolto tutte le parti in legno, in stucco e gli intonaci.

In questo contenitore bianco sono stati creati ambienti ariosi e luminosi, reinventando la pianta e usando materiali naturali come il rovere americano per il parquet e l’intonaco bianco per le pareti. L’accesso agli spazi di rappresentanza è filtrato da un piccolo ingresso, seguito da un lungo corridoio in parte rivestito da pannelli in noce che mimetizzano le porte delle stanze della zona notte. Percorrendo il corridoio si arriva al grande ambiente della zona giorno dove, su entrambi i lati, si aprono le grandi finestre a ghigliottina originarie. La forte luce che inonda lo spazio valorizza l’arredamento scelto dal nuovo proprietario, un personaggio eclettico appassionato di design ma anche frequentatore di mercatini e rigattieri.

Tutto rispecchia il suo carattere: è una casa dove, in perfetto stile inglese, convivono in modo sorprendente vecchi e nuovi stili, la tradizione e l’anticonformismo. In soggiorno si alternano il pannello dipinto di una pubblicità degli anni ‘50 (trovato da un rigattiere a Klerkenwell) e il salotto con divani e poltrone in pelle di vacchetta preso in un modernariato di Brighton. Sulla porta c’è il razzo Tin Tin mentre sulla libreria vi è un’automobilina di latta di Andrew Bridge e alcuni oggetti trovati a San Pietroburgo. Il divanetto composto di rami d’albero dipinti è tipico dell’artigianato di Bath, dietro vi è una foto della Nasa scattata sulla luna. Su un’altra parete del soggiorno vi è un elegante caminetto con cornice nera di Tom Dixon, sopra di esso una foto con fragola di Lewis Mulatero. Il pavimento è in quercia chiara americana. In cucina c’è un fenicottero rosa e una collezione di sedie particolari che contrastano col gusto high tech dell’isola in acciaio e dei suoi sgabelli. Il bagno è costituito da un’unico grande spazio che contiene due box aperti, separati da un cristallo, uno per la vasca e l’altro per i sanitari. Il pavimento dello spazio comune ha una moquette blu elettrico, mentre quello dei box è in marmo (e sopra hanno una pensilina in noce con inseriti i faretti).

Un riuscito esercizio di eclettismo

Quel che colpisce in questo interno è la stratificazione delle memorie dagli anni ‘50 fino ad oggi, con una predilezione per le immagini oniriche (l’uomo sulla luna, il volto di donna iperrealista del manifesto) e per gli oggetti surreali (il divanetto di rami intrecciati, le poltrone con la pelle di mucche svizzere con spuntoni che sembrano corna). Poi ci
sono gli oggetti di design, prodotti in decenni diversi, ognuno in contraddizione formale con l’altro. Ecco: la contraddizione sembra la chiave strategica di questo arredamento, una ragione “forte” per scegliere una sintassi eclettico-moderna. Si può dire che qui la contraddizione degli stili spiazza l’osservatore come il paradosso disorienta l’ascoltatore, secondo l’esempio dell’inglesissimo Oscar Wilde. (w.p.)

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