Vittorio Sgarbi: in difesa del nostro patrimonio artistico

“L’attenzione che avrà il Ministero per i beni e le attività culturali è rivolto da un lato alla valorizzazione e protezione della storia e della memoria dei Beni e dall’altro a far si che l’intervento di architettura degli interni e degli esterni, dove muove, migliori e non danneggi l’ambiente in cui si inserisce, ma crei armonia.” (Dall’intervento di Vittorio Sgarbi all’inaugurazione della mostra di Christopher Dresser, Un designer alla corte della Regina Vittoria. Grande Mostra – 500 opere esposte – voluta e promossa alla Triennale di Milano dal Presidente Augusto Morello e magistralmente allestita da Mario Bellini e curata da Massimo Valsecchi e Michael Whiteway.)

Ancora fresco di nomina, Vittorio Sgarbi, attuale Sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività culturali ha rilasciato a Il Giornale dell’Arte una lunga intervista. Ne riportiamo qui di seguito alcuni passi dove chiarisce le sue linee programmatiche. “Ora lei è sottosegretario. Si direbbe una gran fortuna che per la prima volta un tecnico, uno storico dell’arte, abbia un diretto potere politico proprio nella sua competenza. E’ davvero così? Che cosa può fare? Non è la prima volta. Ci fu Paolucci ma era un governo tecnico. In reltà anch’io faccio il tecnico nel senso più radicale della parola. Mi comporto come se fossi ispettore della soprintendenza, ma con più ampie possibilità di verifica e con minori resistenze. Vedo quello che altrimenti non vedrei e ho una conoscenza del patrimonio artistico capillare ed estesa. Soprattutto voglio capire. (…) Io intendo questo ministero quasi come quello della Sanità, come una grande infermeria. Non mi preoccupo dei problemi della gestione dei musei, della loro apertura, dei custodi: m’importa che quei pochi soldi presi con il Lotto che noi spendiamo non ci portino alla condizione malaugurata della ricca Germania che ha distrutto il suo patrimonio per eccesso di denaro. Io sono in questo momento un medico che è interessato alle malattie gravi ma non alle piccole terapie né alle cure termali. Mi occupo di cancro e di AIDS, che è quello che in Italia è avvenuto al patrimonio artistico attraverso una quantità di restauri, tanto più garantiti dal denaro quanto meno garantiti in termini di tutela. (…) In un libretto che il suo Giornale ha riprodotto ho scritto che il primo danno al patrimonio è il restauro, il secondo il terremoto, il terzo l’abbandono. L’abbandono è il danno minore. Non c’è niente che mantenga maggiore verità di un luogo abbandonato che poi, restaurato, rischia di diventare modello meringa o grande albergo. Impedire il modello meringa è il mio principale obiettivo.

La residenza abituale di Vittorio Sgarbi è una vecchia casa di campagna dove il tempo si è stratificato depositando libri e opere d’arte riemerse dall’oblio. Una casa”museo” dove dipinti e sculture vincono sulle funzioni abitative.
The house of Vittorio Sgarbi is an old building in the country where time has stratified settling down on books and art pieces emerged from oblivion. A “museum” house where paintings and sculptures have the better of dwelling needs.

Newly appointed, Vittorio Sgarbi, now Vice Minister of Cultural Heritage and Activities, has given a long interview to Il Giornale dell’Arte. Hereafter a few excerpts, where he explains his program lines. “You are now Vice Minister. We might say what a luck that, for the first time, an expert, an art historian, plays a political role in his sphere of competence. Is it really so? What can you do? This is not the first time. There was Paolucci, but that was a technical government. Actually, I am also a technician in the strictest sense. I behave as if I were an inspector of the monuments and fine arts service, but with wider verification powers and less resistance. I see would I wouldn’t see otherwise, and I have a wide and comprehensive knowledge of the artistic assets. Above all, I want to understand. (…) I consider this Ministry like the Health Ministry, a sort of huge infirmary. I don’t care with problems like the management of museums, their opening hours and guardians: I am worried that the little money we collect with the national lottery will not lead us to the condition of poor Germany, whose artistic wealth has been destroyed by excessive money availability. In this moment, I am a doctor interested in serious diseases, who doesn’t care for mild therapies or thermal waters. I deal with cancer and AIDS, which have affected Italian art after a number of restoration works, funded with much money but hardly protected and regulated. (…) In a booklet published by your newspaper, I wrote that the first damage to artistic heritage is restoration, the second is earthquake, the third is neglect. Neglect is the lesser evil. Nothing holds more truth than a deserted place which, after restoration, could become a huge pastry or a big hotel. Preventing the pastry model is my major goal.

Non si tratta di una scenografia ma di una “esposizione dello spirito”.
This is not a movie set but an “exposition of spirit”.

Cos’è per lei la casa?
Col tempo è diventata sempre più un deposito.
Cos’è stata nella sua infanzia?
Non era molto importante, non mi è mai piaciuta la casa, ho sempre preferito star fuori. E’ con gli anni che ho cominciato a pensare che era meglio metterla in ordine piuttosto che vivere in uno spazio indifferente stabilito da altri.
Lei vive nella casa dei suoi genitori?
Per una esigenza imprevedibile, quella di dover fare il catalogo dei beni artisti e storici di Rovigo, ho smesso di abitare a Venezia e sono tornato a stare dai miei: per un fatto di vicinanza, perché era più comodo in quel momento.
Lei ha detto una volta di essere il “ventriloquo dell’arte”; quando ha risistemato le sue stanze come sfondo per le opere d’arte non ha fatto in questo caso “lo scenografo dell’arte”?
La mia casa ha una connotazione museale (più che al museo moderno la rapporterei alla quadreria secentesca in cui i quadri sono i veri protagonisti) perché rispetto alle funzioni abitative qui è l’arte che s’impone, sono le pitture e le sculture che vincono, e non si tratta di una scenografia, ma di una “esposizione dello spirito”. Questo è il solo tipo d’arredamento che m’interessa.

What is a house for you?
Over time, it has turned into a warehouse.
What was it in your childhood?
It was not important, I never like home, I always preferred to stay outside. Years later, I began to think it was better to keep it tidy rather than living in an indifferent space defined by someone else.
Do you live in your parent’s house?
Owing to unexpected commitments, i.e. having to catalog the artistic and historical assets of Rovigo, I stopped living in Venice and I went back to my parents. Just for the convenient location, because it was more comfortable at that moment.
Once you called yourself a “ventriloquist of art”; when you restored your rooms as the background to your works of art, did you act as a “designer of art”?
My house looks like a museum (rather than a modern museum, I would compare it to a 17th-century gallery where paintings are the real protagonists) because, unheeding of living and dwelling needs, here art is predominant, paintings and sculpture have the better, and it is not a movie set, but an “exposition of spirit”. This is the only furniture I care about.

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