VINO NOVELLO E VINO NUOVO


L’AUTUNNO CI RIPORTA IL PIACERE DEL FOCOLARE, IL CALDO COLORE GIALLO AMBRATO DELLE FOGLIE SECCHE, LA FRAGRANZA E IL SAPORE VIVO DEL VINO NOVELLO. DALL’UVA MATURA ALLA MACERAZIONE CARBONICA.

Tutti i profumi e le fragranze della frutta del sottobosco nel “vino novello”.
Un vino giovane, pronto da bere dopo poche settimane di fermentazione, adatto a “spericolati”
accostamenti gastronomici.

Il vino nuovo c’è sempre stato e la memoria si perde nella notte dei tempi, ma il “vino novello” è un’altra cosa! Sin dal primo secolo d.C., Lucius Iunius Moderatus Columella citava un vino chiamato “doliore”, che potrebbe identificarsi approssimativamente nel nostro moderno “vino novello” ma che nulla ha a che vedere con il vino nuovo, ovvero il vino giovane che a Novembre inizia il suo cammino di maturazione, in grandi o piccoli recipienti, per giungere a Marzo all’imbottigliamento.
Il “vino novello” allora cos’è?
Innanzi tutto è un vino molto profumato, che ricorda le fragranze della frutta del sottobosco, dal colore violetto o purpureo, morbido al palato, fresco, intenso e persistente. Proviene da una vinificazione particolare detta “macerazione carbonica” ben diversa da quella tradizionale. Questo sistema è stato creato da alcuni enologi francesi nel 1934. Mettendo i grappoli d’uva rossa, ben maturi, in un apposito recipiente chiuso, questi iniziano a fermentare ovvero a produrre anidride carbonica che satura l’ambiente e crea le condizioni per ottenere, dopo poche settimane, un vino “giovane” ma “pronto” da bere.

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Roller ha scelto Artègora per presentare sul mercato due linee di prodotto dedicate alla conservazione del vino: le cantine per uso domestico e quelle per uso professionale.
Le cantine Artègora, grazie alla doppia zona di controllo digitale delle temperature, permettono di conservare il vino nell’ambiente più idoneo e di poterlo assaporare
alla temperatura adatta alla tipologia di vino.

Biografia

REMO PÀNTANO,
enologo
50 anni, nato in provincia di Varese, residente nell’Oltrepo Pavese, enologo, sommelier professionista
diplomato, giornalista pubblicista esperto ed appassionato in gastronomia, docente
di analisi organolettica e consulente di marketing vitivinicolo. www.triclinio.it
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In Francia questo vino prende il nome della zona d’origine “Beaujolais” e per la sua particolarità “Nouveau”. In Francia
il “Beaujolais Nouveau” può essere messo al consumo dopo la mezzanotte del terzo mercoledì del mese di Novembre nell’anno in cui è stata raccolta l’uva; in Italia il “vino novello” può essere messo in vendita il 6 di novembre dell’anno
della vendemmia. In verità la moda del “vino novello” si è ridimensionata e dopo il picco del 2002 le vendite si sono stabilizzate su valori più bassi; in questi ultimi anni, la ristorazione ha mostrato meno interesse nei confronti di questo vino e gli affezionati consumatori che aspettano ogni anno il 6 novembre per poterlo assaggiare, devono acquistarlo in enoteca oppure nei grandi magazzini, sempre più specializzati ed assortiti.
Il tappo ideale, per il vino novello, sembra proprio essere quello sintetico, ora che è passata la diffidenza iniziale del consumatore. Il tappo sintetico ha raggiunto un’ottima qualità, garantisce la massima tenuta e ha un aspetto così gradevole che non ha nulla da invidiare al sughero, con la garanzia che non cede cattivi odori e sapori, elementi
essenziali per un vino che l’appassionato richiede fresco e fragrante. I produttori consigliano, solitamente, di consumare il “vino novello” entro la fine dell’anno di vendemmia, non tanto perché il vino va a male ma perché se si lascia fino alla successiva primavera, il vino matura troppo e perde il suo caratteristico fruttato. La conservazione ideale è in una cantinetta termocondizionata a 14/16° C.
ed anche il suo consumo trova in queste temperature la gradazione più opportuna per poterne apprezzare tutte le sue migliori caratteristiche.

La Toscana, terra di nobili tradizioni enologiche, nella cornice di uno stupendo paesaggio vitato, tra ville e castelli, offre una ricca proposta di vini novelli. In provincia di Siena, a Castel San Gimignano, la Fattoria il Palagio ne produce uno di grande qualità. Il Palagio è una fattoria tipica toscana, dove domina un’elegantissima villa padronale, già proprietà dei Marchesi Tortoli Matteucci, sovrastante un bellissimo poggio toscano. Il vigneto, di circa 100 ettari è posto ad un’altitudine di 350 metri, ma l’estensione complessiva della proprietà è imponente, intorno ai 350 ettari, dove sono a dimora ben 15 ettari d’oliveto. Il suolo argilloso, sabbioso, assicura una ritenzione idrica preziosa d’estate, quando il clima si fa siccitoso. Questo territorio è eccezionale per il Chianti Docg e dal 1980, quando n’è diventata proprietaria la famiglia Zonin, oltre al Sangiovese ed alla Vernaccia di San Gimignano sono state impiantate
anche altre nobili varietà: Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon Blanc, con risultati
eccellenti.
Enrico Zonin, che è proprietario con il padre Gaetano di questa bellissima tenuta, parlando di vini novelli, ama particolarmente presentare il suo Novello IGT Toscana I Cerri del Palagio. Vino prodotto con Uve Cabernet Sauvignon e Sangiovese, dal vivace colore rosso rubino brillante con riflessi violetti, poco carico, dal profumo ampio, con sentori di frutta e di mosto, asciutto al sapore, poco tannico, fresco, giovane ed avvincente, gradazione alcolica di 11,5%. Vino che arriva ad un’estensione di abbinamenti veramente vasta ed intrigante.
Disinvolto con le castagne alla brace, audace con l’anatra all’arancia, imprudente con i tagliolini al cacao amaro, spensierato con i salumi ed il pecorino.
Il vino novello si presta a questi spericolati accostamenti gastronomici, in un bel casale toscano, vicino alla brace ardente del camino, durante una bella serata passata in compagnia di vecchi amici e di graziose signore.

R. P.

 

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