Verona

DIOCESI DI VERONA
Esercitazioni al Corso
Curato dall’architetto Don Tiziano Brusco, responsabile dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Verona, si è svolto anche nel 2001 un Corso di specializzazione nella Conservazione dei beni culturali immobili ecclesiastici, dedicato ad architetti e ingegneri. La ragione del Corso risiede nel fatto che le Facoltà di architettura e ingegneria non forniscono insegnamenti adeguati per rispondere con cognizione di causa a tutte le particolari esigenze degli edifici di culto. Il corso mira a sopperire a queste carenze fornendo insegnamenti di carattere liturgico, storico artistico e tecnico. Quest’anno il corso è stato seguito da una quarantina di professionisti che vi hanno partecipato attivamente stabilendo con la Diocesi un proficuo interscambio. Come è accaduto per il corso svolto due anni or sono (cfr. CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 41, pag. 52), anche quest’anno i partecipanti, divisi in quattro gruppi di lavoro, hanno affrontato l’analisi architettonica di alcune chiese esistenti per proporre opere di adeguamento e aggiornamento. Le chiese prese in esame sono state: S. Pio X in Verona, Chiesa parrocchiale di Caldiero, S. Lorenzo a Concamarise, S. Stefano in Stallavena.

Chiesa di S. Lorenzo a Concamarise(VR).
Gruppo composto dagli architetti Muttinelli, Cavaler, Cepelloni, Della Bella e dall’ing. Bertin. La piazzetta antistante al municipio, alla chiesa e alla scuola viene radicalmente cambiata. Nel progetto la chiesa presenta un ideale abbraccio composto da due ali che, assieme alla pavimentazione, ne definiscono e ne chiarificano le funzioni ed i percorsi: di accoglienza al popolo, di separazione e unione, di mascheramento e rivelazione. Vengono realizzati un campanile ed una rampa per disabili. Si è riorganizzato completamente l’assetto liturgico; la pianta è stata resa, pur mantenendo gran parte delle forme circolari esistenti, longitudinale grazie all’ampliamento del presbiterio e alla riorganizzazione delle funzioni liturgiche e alla creazione dei nuovi corpi laterali. Il presbiterio è stato completamente rivisto: sono stati progettati ex-novo altare, ambone e sedute dei celebranti, sottolineandone l’ideale collegamento ed imponendone rigidi percorsi tramite una sopraelevazione.

Chiesa di S. Stefano in Stallavena.
Gruppo composto dagli architetti Righetti, Allegrini, Bellamoli, Biroli, Masotto, Mengalli, Zanetti. La facciata si attesta su una piazzetta dove insiste anche, ortogonale rispetto alla chiesa nuova, l’originale prospetto della chiesa ottocentesca. Il dualismo irrisolto dei due edifici di culto spinge a prevedere una rotazione dell’asse direzionale dell’ingresso principale. All’attuale facciata, che perde così la sua funzione, viene sovrapposta una quanta. Per ridurre l’impatto dell’edificio esistente, che risulta “fuori scala” rispetto al contesto, si è studiata la possibilità di ridurne il volume in altezza mediante l’abbassamento della copertura.

S. Pio X in Borgo Venezia, Verona.
Gruppo composto dagli architetti Balestrazzi (coordinatore), Calvi, Cordioli, Nenz, Pizzoli, Stopazzola, Zamboni e dall’ing. Zanini. L’edificio si trova costretto tra le case, confuso per forma e colore, affacciato su una strada di notevole traffico. L’analisi ha preso in considerazione anzitutto le vie di affluenza dei fedeli dal quartiere ed è stato proposto un percorso di accesso alternativo a quello frontale, da situarsi sul lato sud, tra la via principale e la parallela posteriore. La proposta contempla la collocazione di una scalinata di accesso divisa in due parti che presenta sulla sinistra una fonte di acqua zampillante e sulla destra una struttura di pietre. Dalla scala si giunge al sagrato posto su due livelli, da cui nasce una pianta di ulivo. Si propone la demolizione del portico e della parte bassa della facciata per collocare un’ampia vetrata arretrata, che favorisca l’incontro fuori dalla chiesa e la collocazione di un coro all’interno. All’esterno con una fascia in rame e all’interno con controsoffittature in legno, il progetto prevede una riduzione in altezza dello spazio.

Centro Parrocchiale di S. Mattia e S. Pietro Apostolo a Caldiero (VR).
Gruppo composto dagli ingegneri Adami, Albertini, Bertini, Zocca e dagli architetti Bighelli, Santolin, Tortella. L’edificio venne eretto alla metà del XIX secolo, a navata unica con cappelle laterali. Poiché il baricentro del nucleo urbano venne spostato in epoca successiva all’edificazione della chiesa, il progetto ha teso a identificare attorno alla chiesa un percorso che la riunifichi agli edifici del centro storico e alle zone di espansione. L’idea guida del progetto è stata di rivalorizzare l’ingresso principale della chiesa, creando un porticato coperto sul fianco ovest che penetri un antico manufatto, permettendo ai residenti del nucleo di espansione sviluppatosi a nord e a ovest del paese di non accedere più, come avviene oggi, dal transetto, bensì dall’accesso principale. Il percorso si modella lungo le aree che fiancheggiano il complesso chiesastico, creando un disegno con tratti di forza a volte lineari, a volte curvi. Il percorso è coperto così da permettere luoghi di relazione all’aperto, in punti strategici. Nel percorso vengono inseriti segni e luoghi particolari: un pennone porta vessillo, una fontana, due piazze per gli incontri, un piccolo anfiteatro all’aperto…

 

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