UN CORSO PER CONOSCERE IL SACRO

La Facoltà di Architettura di Pescara ha sempre mostrato un particolare interesse e un convinto impegno per il progetto delle chiese. Pochi anni dopo aver svolto il convegno internazionale Architettura sacra oggi (1989), accogliendo l’iniziativa di don Antonio De Grandis e sotto la sua direzione, ha dato vita a un corso di perfezionamento sulla progettazione delle chiese, che è continuato, a cadenza annuale, segnando un proficuo incontro e un momento di dialogo tra mondi universitario, professionale e Chiesa.
Per la prima volta nel 2010, a conclusione del Corso, coordinato dal Prof. Arch. Ludovico Micara, docente di Composizione Architettonica, con l’aiuto degli architetti Fernando Cipriani, Michele Giuliani e Paola Renzetti, i partecipanti hanno concretato quanto appreso, progettando una chiesa per una contrada sulle colline prospicienti Silvi Marina.
Nel commentare gli esiti di tale esercitazione, Ludovico Micara sottolinea innanzitutto come “le soluzioni proposte siano molto diverse tra loro.
Il che dimostra l’efficacia del Corso, uno dei cui obiettivi era che i singoli gruppi si esprimessero secondo la propria sensibilità. Il luogo prescelto per l’esercitazione ha favorito che molti progetti insistessero sull’emergenza e riconoscibilità dell’edificio sacro: argomento sul quale del resto abbiamo molto discusso nelle lezioni. La chiesa ha un aspetto esterno che deve inserirsi, pur distinguendosi, nello spazio urbano che, in un luogo più aperto, è invece chiamato a diventare un Landmark, mentre all’interno la sacralità va interpretata con un attento studio dei volumi, dello spazio e della luce.Riguardo a questa dialettica tra profilo esterno e sacralità – nonché appropriatezza liturgica – si può dire che alcuni progetti siano meglio riusciti di altri, ma nel complesso la qualità è molto elevata.” Molteplici sono i temi architettonici trattati nel corso, e variamente riflessi nei progetti: “Il tema del grande muro, come momento di separazione
dallo spazio esterno, ma anche di caratterizzazione dello spazio interno; il tema dell’elemento elevato che impernia e rende riconoscibile il complesso; il tema dell’accostarsi di diverse forme a racchiudere uno spazio risultante nella cui complessità viene definito il luogo di culto. Naturalmente vi sono diverse strategie che portano alla definizione, anche linguistica, del progetto: c’è chi ha preso spunto da alcune forme delle chiese storiche, chi invece ha prospettato un gioco di volumi che risente delle tematiche
decostruttiviste, chi infine ha puntato su una soluzione minimale affidata ad alcuni segni
elementari: in ogni caso si è trattato di proposte dotate di coerenza interna e di congruità rispetto all’obiettivo.”
Quale il principale risultato del corso?
“Un tempo c’era un committente che sapeva quel che voleva, e che determinava in gran parte la qualità del risultato. Oggi questo manca. È quindi importante che il professionista sia cosciente della vastità della problematica relativa alla progettazione dello spazio sacro e la sappia affrontare con competenza in tutti i suoi aspetti. Il corso ha senz’altro formato progettisti capaci di questo”.

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