Un’antica tradizione araba

Osservando da fuori questa tipica architettura di Pantelleria si ha l’impressione di essere di fronte a un fortino, a una casamatta militare perfettamente mimetizzata con l’ambiente. Ma entrando tutto cambia. Le alte volte ogivali ci fanno sentire in un ambiente vagamente esoterico, una via di mezzo tra l’atmosfera rituale e quella religiosa. Chiedo all’arch. Sechi a quando risale la costruzione.
Questa tipica casa pantesca risale probabilmente al XIV secolo e la sua tipologia costruttiva risente di quella koinè culturale che è alla base dell’architettura arabo – normanna di Sicilia, in realtà più araba che normanna. Da sempre Pantelleria è stata un elemento di contiguità tra Sud Africa e Nord Europa e ha svolto un ruolo di mediazione tra le due culture in termini sia commerciali sia religiosi e politici: infatti, fino a due secoli fa, l’arabo qui lo si parlava correntemente. Anche il termine “dammuso” con cui indichiamo queste costruzioni deriva dalla parola araba “dam” che significa casa. E per me curare la ristrutturazione di questa antica tipologia è stato un istruttivo tuffo nel passato.Si è trattato di un restauro conservativo che per il ripristino delle parti ammalorate ha utilizzato solo le antiche tecniche e i materiali originari: la pietra vulcanica di tipo trachitico, che si presenta compatta e pesante, e quella dovuta ai lapilli, conosciuta come pomice, molto più leggera e coibente.
Le volte venivano costruite con pomice frantumata, immersa nella calce per quaranta giorni per assorbire il cosiddetto latte di calce, proprio come facevano gli antichi Romani col cocciopesto, un agglomerato di frammenti di terracotta e calce, che impermeabilizzava coperture e cisterne.QUALITA’ DELL’INTERVENTO

Centralità del progetto: il recupero, anche funzionale, di un’antica architettura influenzata dalla cultura araba, il dammuso.

Innovazione: i colori forti dati alle pareti voltate, a somiglianza delle tradizionali case magrebine, vogliono essere un omaggio alla tradizione araba che ha prodotto anche la tipologia di casa rurale presente a Pantelleria.

Uso dei materiali: le pietre locali legate con semplice calce per la parte costruttiva, i tessuti che riprendono motivi medioevali per la parte tessile.

Nuove tecnologie: nelle strutture il ferro è stato sostituito con fibra di vetro. Il cemento è stato sostituito con il calcestruzzo a base calce.BIOGRAFIA

GIUSEPPE SECHI, architetto
Nasce a Pantelleria nel 1965, si laurea in Architettura all’Università di Palermo con una tesi sul recupero dell’area urbana e portuale del capoluogo della sua isola. Si è inserito fin dall’inizio nello Studio del padre, l’ing. Gerolamo Sechi, libero professionista, con cui collabora nella progettazione di opere pubbliche. Come primo incarico personale ha recuperato la vecchia lanterna, poi il liceo classico. Nell’86 ha pubblicato a Palermo “I dammusi di Pantelleria” e nel 2002 a Bolzano “Mori e dammusi, sopravvivere al caldo”.In entrambi questi casi si tratta di una spessa pellicola impermeabilizzante che serve principalmente a non far penetrare l’acqua piovana, ma che nello stesso tempo crea un isolamento termico notevole anche in un clima decisamente torrido come quello di Pantelleria. Proprio l’esperienza di questo restauro mi ha portato a bandire il cemento, utilizzando al suo posto, con ottimi risultati, la semplice calce di una volta.

Nella foto: letti sono indonesiani, mentre i tessuti rigati che li ricoprono e l’arazzo che fa da testiera sono marocchini. Le pareti voltate, intensamente calde e colorate, sono state spugnate con tempere per creare un effetto naturale. Pavimento, Edilceramiche.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)