Una porta aperta agli artisti


ATTUALITÀ RIALLACCIARE IL DIALOGO INTERROTTO

Il Vaticano alla Biennale Arte 2011 di Venezia: la decisione annunciata ormai da mesi genera crescente aspettativa e si presenta come pietra miliare nella lunga marcia di riavvicinamento tra Chiesa e mondo artistico. Ce ne parla Francesco Buranelli, Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.

Dunque è deciso: ci sarà un padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venezia…
Il passo è coraggioso, ma i tempi sono maturi e l’iter per la preparazione di tale evento – prevediamo la partecipazione all’edizione del 2011 – sarà ancora lungo e ben ponderato. Ma da tempo la Chiesa si muove verso l’arte contemporanea, con attento discernimento ma anche con decisa convinzione.
Basti ricordare quanto ha fatto Paolo VI, a partire dalla sua nota allocuzione nell’occasione della Messa per gli Artisti del 7 maggio 1964. Con Giovanni Paolo II direi che l’impronta montiniana si è istituzionalizzata, perché la ricerca dell’incontro e del dialogo si è diffusa tra gli organismi ecclesiastici. A vari livelli, in molte diocesi sono stati allacciati dialoghi diretti, incontri, occasioni di studio… Si può dire con sicurezza che i tempi sono maturi: il dialogo con l’arte contemporanea ha già compiuto un proficuo cammino.

Prof. Francesco Buranelli
Jannis Kounellis, La puerta cerrada con libros
(installazione, Sarajevo, 2004).
Anish Kapoor, Sky Mirror (New York, photo striatic/Flickr).

Si pensa a arte per finalità liturgiche?
Questo non è un obiettivo oggi primario, ma sarà affrontato in un prossimo futuro. Ora ci rivolgiamo agli artisti, cattolici o non cattolici, che si pongono con serietà il problema del sacro. Per quanto attiene allo specifico problema liturgico, il tema artistico va assieme con quello teologico e quello architettonico.
In generale si è scelto di operare attraverso gruppi di lavoro – sia riguardo a edifici da costruire ex novo, sia riguardo alle sistemazioni di luoghi di culto esistenti.
Oggi il discorso montiniano del ’64 conserva tutta la sua attualità e tra i suoi frutti più diretti, oltre ad annoverarsi
molteplici nuovi edifici di culto, v’è stato un fiorire di opere artistiche: queste sono all’origine della collezione di opere contemporanee che è stata inaugurata dieci anni più tardi nei Musei Vaticani. Oggi si sente la necessità di sistemare tale collezione, ampliata e resa più completa, entro una vera e propria logica museale, possibilmente individuando una sede definitiva che superi lo stato di provvisorietà dell’attuale collocazione nelle sale dell’appartamento Borgia.

La Biennale del 2011 sarà anche l’occasione di nuove committenze?

Certamente: stiamo pensando ad artisti di diversa nazionalità che possano rappresentare culture e sensibilità
di ogni parte del mondo, includendo anche i territori dell’Asia e dell’Africa, mentre naturalmente una parte molto importante sarà riservata all’America Latina.

E vi saranno limiti, precise richieste, saranno poste condizioni?
Opereremo scelte sulle persone, e di conseguenza anche sui linguaggi. Non metteremo limiti agli artisti prescelti, ma con essi attiveremo un dialogo aperto e proficuo, così che attraverso la condivisione si possa arrivare a un sentire comune.
Alcuni nomi sono già comparsi sulla stampa, come Bill Viola, Anish Kapoor, Jannis Kounellis.
Con quest’ultimo abbiamo già avuto esperienza di una proficua committenza che ho avuto occasione di coordinare. I marchesi Sacchetti, operando quali autentici mecenati, hanno richiesto la sua opera per la sistemazione della cancellata dell’anfiteatro attiguo alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma: così l’hortus conclusus medievale viene riproposto nel rispetto della tradizione di giardino paradisiaco, ma trasportato nella contemporaneità, secondo
l’insegnamento magistrale di Giovanni Paolo II riassunto nel suo appello “aprite le porte a Cristo”. Interpretando tale impulso, Kounellis, nella cancellata, al ferro battuto ha associato grumi di vetro così che l’elemento di separazione e chiusura è diventato, come lui stesso l’ha chiamato, un “sipario”: non più una barriera, ma uno schermo trasparente che valorizza nell’oggi il luogo storico.

Lascerete libera scelta anche quanto al materiale con cui confezionare le opere?
Certamente: come testimonia il fatto che ci si rivolga tra gli altri a un personaggio come Bill Viola, che opera anche con strumentazioni audiovisive…

(L.S.)

 

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