Una mansarda sui navigli


Tratto da:
99 Idee Ambient 01
Una mansarda sui navigli
UNA CASA NATA SUI TETTI, CON GRANDI APERTURE FIORITE CHE PERMETTONO DI VEDERE IL PROFILO DELLA CITTÀ E DI GODERE, NEI VARI MOMENTI DEL GIORNO E DELLA NOTTE, DEL VARIARE DELLE LUCI E DEI COLORI CHE SI RIFLETTONO ALL’INTERNO, ATTRAVERSO LE AMPIE VETRATE.

Un edificio del 1906, una facciata bella, con tracce Liberty ed elementi da “commissione ornato”, ma trascurata da anni, ha appena concluso un periodo di lenta rinascita che è cominciato proprio dall’alto, come lo sbocciare di un fiore su una vecchia pianta. Due appartamenti di piccole dimensioni, all’interno di un sopralzo realizzato nell’edificio nel secondo dopoguerra, sono stati assemblati per divenire “il luogo dei desideri” di una coppia, che, dopo una lunga convivenza, ha deciso di sposarsi e di iniziare con la loro figlia di quindici anni, una nuova vita di famiglia in una casa che potesse essere trasformata a calzare le nuove esigenze. Per raggiungere il loro scopo, i neoproprietari si sono avvalsi della maestria e dell’amicizia di Gabriele Gotti, architetto e docente alla Facoltà di Architettura del Politecnico milanese che li ha guidati nel non facile percorso, risolvendo con saggezza, senza perdersi d’animo, i problemi tecnici che man mano si presentavano, dando corpo e anima a un progetto che voleva una casa da utilizzare quotidianamente, intensamente, nelle poche ore lasciate libere dalla coinvolgente professione di medico di entrambi i padroni di casa: un’abitazione non da esibire, ma da vivere in prima persona e da condividere, di tanto in tanto, con pochi e selezionati amici. Il cantiere si è presentato impegnativo fin dall’inizio anche perché si sarebbe lavorato al quinto piano, senza ascensore, con il corpo scale come unica zona per il trasporto di macerie e materiali. Nell’intervento di cinquant’anni prima, con una serie di artefatti era stata cambiata l’inclinazione del tetto ed era stata elevata la sua quota, sostenendolo con singolari interventi sulle capriate. Giudicando non necessario testimoniare la natura degli spazi del sopralzo risultato, era stata chiusa in parte l’inclinazione della falda con un graticcio intonacato e si erano schermate le capriate all’interno di due pareti di forati di 4 cm. Il metallo contrapposto al legno è una delle caratteristiche del progetto. Qui sopra, il mobile passante in acciaio zincato per l’impianto stereo.
Appartamento a Milano. Realizzazione architetto Gabriele Gotti. Servizio di Maria Luisa Bonivento. Foto di Filippo Occhino. Art direction M.L.B.
Non esistevano comunque disegni dell’esistente e per eseguire la recente, radicale, ristrutturazione è stato necessario, con l’impresa, indagare ogni giorno in cantiere su che cosa si sarebbe potuto fare di volta in volta. Evidente appariva, comunque, che le pareti erano luogo di passaggio di tutte le canne fumarie del condominio e che le parti in legno del solaio erano a vari livelli e certamente in cattivo stato. È risultato subito chiaro un progetto di massima che voleva le falde del tetto visibili da ogni zona dell’interno e la valorizzazione della lettura di una terza dimensione dello spazio, cercando un nuovo dialogo con l’esterno. Nel corso della ristrutturazione, proposte precise e circostanziate sono state sempre discusse a fondo in un clima di collaborazione e entusiasmo con risultato positivo per tutti. Già dalla porta d’ingresso si intuisce che la casa è risultata con una marcia in più. Salita la scala dallo spazio di grande respiro, con il suo vuoto centrale attraverso cui si può vedere fino a piano terra e dialogare con qualcuno sei rampe più sotto, si è accolti da una maestosa porta in ferro bombata, in mezzo alla quale, all’altezza degli occhi, è posta una feritoia che per-mette di vedere la porta d’ingresso dell’abitazione e, quando questa è aperta, il cielo e il verde del terrazzo verso l’esterno. Da questa feritoia escono tralci d’edera rampicante piantata in un vaso posto nello spessore della porta stessa.
A sinistra, nella zona pranzo, tavolo e sedie sono di Alvaar Aalto, la cucina, color lava è Forster. In questa pagina, nel bagno, sanitari Ideal Standard. Nel soggiorno, poltrona Eames di MDF e dipinti di Giuseppe Tempini, nonno del padrone di casa.

Un’anticipazione del verde lussureggiante nelle aree ricavate nel tetto davanti alla zona living, da cui si spazia, con la vista, sugli altri tetti delle case intorno. Nel living si cucina, si mangia, si conversa, si studia, si gioca con la bambina, senza soluzione di continuità, se non per la forte presenza delle capriate. Una zona dei servizi, centrale, raggiungibile da una scala a chiocciola in ferro, ad altezza ridotta, come consente il regolamento edilizio, filtra la zona notte, posta al piano superiore, e, attraverso il tetto reso il più possibile trasparente, diventa una “specola per osservare il cielo”.
In queste pagine, gli spazi ricavati nel tetto. La grande porta finestra è sostenuta da un telaio in ferro fissato ad una delle pareti portanti della struttura del tetto. La vaschetta-fontana in beola bocciardata in dorato della Val Malenco è dei fratelli Schiena di Sondrio, il rivestimento nero, 10X10, è Agrob.

Per risolvere problemi di statica della parete esterna della zona living, è stata progettata e realizzata in opera una struttura modulare in putrelle metalliche a doppio T con la duplice funzione di ripartire il peso della vetrata sulla parete portante sottostante e di attenuarne le vibrazioni in apertura e chiusura con l’ausilio di giunti in gomma op-portunamente posizionati. Per evitare possibili inflessioni sul piano orizzontale sono stati posizionati due puntoni, sempre in metallo a doppio T, legati e inchiavardati nel muro di spina, che svolgono anche la funzione di tirante.

 
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