Una cascina interpretata

Servizio di: Luisa Carrara
Foto: Athos Lecce

Un architetto iraniano ha ristrutturato una cascina mettendoci elementi moderni senza rinunciare al suo arcaico sapore contadino.

A San Massimo, in un punto panoramico del Golfo del Tigullio, tra terrazze piene di ulivi sostenute da muretti in pietra a secco, c’era un vecchio rudere soffocato dai rovi. I nuovi proprietari erano intenzionati a farne, per i loro momenti di relax, una casa perfettamente integrata con l’esterno e in equilibrio fra tradizione, funzionalità e modernità; un posto di assoluta pace dove riposare e incontrare amici e parenti nella più assoluta serenità. Pertanto, pur mantenendo la sagoma e la volumetria dell’edificio originario, l’architetto Karim Amirfeiz è intervenuto con alcune modifiche giustificate dalle nuove esigenze. Venendo dalla strada la costruzione, che sfrutta il dislivello del terreno, sembra una casa
a un solo piano immersa nell’uliveto; in realtà di piani ne ha due e da quello superiore si gode una bellissima vista.
Per armonizzare col paesaggio della zona, caratterizzato dai muretti in pietra eseguiti a secco, si è deciso di lasciare i prospetti in pietra a vista. Prima dell’entrata è stato creato un gradevole gioco d’acqua: una piccola cascata, parzialmente coperta da un cristallo per camminarci sopra, che scorre verso un laghetto con piante acquatiche.

A piano terra, dove lo spazio è destinato alla “zona giorno”, si è cercato di far entrare il massimo della luce trasformando le finestre in porte finestre che hanno il vantaggio di collegarsi meglio, anche otticamente, col paesaggio. Perché in questa zona dal clima particolarmente dolce, lo spazio esterno è molto gradevole ed è abitabile
quasi tutto l’anno. L’area che circonda la casa, pur rispettando i vecchi ulivi, è stata organizzata a terrazze e ospita un’ampia zona pranzo protetta da una pensilina con travi e soffitto in legno con annesso un barbecue e un grande acquaio in ardesia. C’è anche un piccolo angolo cottura per la prima colazione e una cucina di gusto rustico con rivestimenti in piastrelle di cotto a vista. Sono state poste sulla facciata delle pietre, ritrovate in sito, che hanno fori circolari atti ad accogliere le viti rampicanti secondo la tradizione del posto.

Anche nell’interno della casa ci sono elementi tradizionali quali il castagno grezzo di generose proporzioni impiegato per i pavimenti della zona notte e per le travi strutturali dei soffitti, per non parlare dell’ardesia utilizzata nei solai e nei pavimenti (ora intervallati da fasce diagonali di acciaio per attualizzarne l’aspetto. Il fulcro del soggiorno è un pianoforte a coda Bechstein del 1907 lasciato in eredità dalla concertista Luisa Lovo con la clausola di utilizzarlo per attività finalizzate “al mantenimento e alla diffusione della cultura musicale.” Questa casa di San Massimo, permettendo un ascolto intimo e avvolto dal silenzio della natura, è sembrato il luogo ideale per tale scopo. Sotto la direzione artistica della pianista Maria Grazia Amoroso qui vengono organizzati frequenti incontri musicali dove sono invitati sia noti e affermati musicisti, sia giovani talenti. Anche l’arredamento è giocato tra gusto contemporaneo ed elementi del passato.

Nelle camere da letto le pareti in muratura s’interrompono a due metri dal pavimento per non impedire la vista
delle travi del tetto.

Moderno è l’angolo cottura celato da una quinta-contenitore semicircolare dai colori blu elettrico e giallo. Più legati alla memoria sono invece le appliques ricavate dai raccogli-palle angolari di un tavolo da biliardo degli anni ‘20 e la lampada di Gio Ponti degli anni ‘30. Sono sempre degli anni ‘30 le due lampade recuperate da un vagone ferroviario di prima classe che illuminano la zona di disimpegno. Alcune vetrate policrome d’inizio ‘900 sono poi state riutilizzate per decorare le ante della dispensa. Una scala con gradini di ardesia conduce al piano superiore accessibile anche dall’esterno, dove vi sono tre camere da letto con pareti parzialmente vetrate (dai due metri in su) per poter ammirare la struttura portante del tetto con grandi travi di castagno. In uno dei bagni vi è una presenza particolare: le piastrelle di Piero Fornasetti ricavate negli anni ‘50 da stampe antiche o finte tali (fanno parte delle note collezioni “Le architetture” e “Le lune”).

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