Una cascina a mezza costainvasa dal verde

Una cascina a mezza costa invasa dal verde

La bellezza di una casa di campagna è spesso basata sull’atmosfera che riesce a creare e sulle emozioni che comunica. Una situazione molto esaltante è quando sia la costruzione sia il verde che la circonda hanno lo stesso carattere e comunicano sentimenti simili. Qui abbiamo una struggente continuità col bosco e una controllata, dolce invasione di piante e di erba intorno a un casolare molto rustico.

Foto di: Athos Lecce
Architetto: Alessandra Zoppi

Quando intorno a una casa rustica l’aspetto del verde è “naturale”, va sempre dato merito al padrone di casa. Sia nel caso non abbia fatto niente (cioè non ha modificato in modo innaturale il già esistente), sia nel caso abbia messo in opera un intervento delicato e sapiente, è sempre un grande merito l’aver rinunciato al concetto di “giardino” che la
nostra cultura ci ha dato. Noi siamo partiti nel ‘400 col giardino formale che imitava l’antico interpretando i testi degli autori latini e solo alla fine del ‘700 abbiamo cambiato rotta, ma per un breve periodo, prendendo a modello il parco “naturale” (in realtà molto artificiale) all’inglese. Nell’800, quando anche in Inghilterra è cambiato il gusto, siamo subito
ritornati alle siepi di bosso, questa volta pieni di fiori a zone omogenee di colore. Solo a metà ‘900 è arrivata in Italia l’influenza del Movimento Moderno con esempi di giardini “astratti” e talvolta informali. Adesso i privati, quando hanno grandi giardini, tendono di nuovo al parco all’inglese illuminato da macchie di colore dovute a fiori disposti in modo
“spontaneo”; quando hanno invece dei giardini medio-piccoli hanno due comportamenti: o chiamano un architetto dei giardini piuttosto formale, o si compiacciono di un giardino a siepi miste secondo i canoni del cottage garden inglese.
In entrambi i casi si tratta di veri “giardini” che cozzano con la nostra tradizione contadina e quindi poco si adattano a contornare un edificio autenticamente rustico.

La pietra fu la materia principe dei costruttori ossolani

Pur trattandosi di costruzioni di modesto valore architettonico, spesso mera testimonianza di un passato rurale molto povero, devono il loro fascino e la loro intrinseca bellezza al fatto di esprimere un equilibrio del sistema insediativo (sociale e tecnico) della popolazione che li ha realizzati. La forma della casa tradizionale è il risultato di una complessa integrazione e combinazione tra fattori naturali e fattori culturali. I fattori naturali sono essenzialmente: il clima, contro cui difendersi o trarre benefici (proteggersi dal freddo e dalle forti nevicate, ma anche approfittare del calore del sole invernale), ed i materiali da costruzione disponibili in luogo (a causa delle enormi difficoltà di trasporto in territorio montano, per cui tutto doveva essere reperito a poca distanza dal cantiere): essenzialmente il legno e la pietra. Il costruttore ossolano è stato costretto ad ottimizzare l’utilizzo di queste risorse evitando sprechi e mettendo a punto tecniche tali da esaltare le potenzialità di questi materiali. Sono state le particolari proprietà della pietra disponibile (la sua resistenza, la sua lavorabilità, la durezza ecc.) a determinare la caratteristica delle murature, delle volte, dei portali, degli archi ed in particolare delle "piode" del tetto.

Nelle foto: alcune immagini delle costruzioni in pietra che caratterizzano la Val d’Ossola. In uno splendido panorama con vista sulle montagne passa una mulattiera costeggiata da muretti in pietra costruiti a secco, senza malta, tenuti insieme dal peso delle pietre.

Le case di abitazione sono di solito distinte da stalle e fienili e, a causa dell’inclinazione del terreno, hanno uno o più locali seminterrati che servono da cantina o deposito, coperti da una massiccia volta, sopra i quali stanno cucina e camere e più sopra il solaio con funzione di essiccatoio e di deposito di prodotti agricoli. Una rete di infrastrutture a servizio dei villaggi erano costruite e utilizzate collettivamente: forni frazionali per la cottura periodica del pane, torchi per la spremitura delle vinacce, mulini ad acqua per la molitura delle granaglie e la spremitura dell’olio di noci, cave di pietra ollare e di "piode" per la copertura dei tetti, pozzi per la macerazione della canapa. Una rete di mulattiere ("strade di pietra" spesso selciate ) permetteva i collegamenti pedestri tra i villaggi e il movimento del bestiame verso gli alpeggi. Da questa viabilità principale (vere e proprie "autostrade del passato") si staccavano i sentieri, esili tracce percorse dai montanari spesso con pesanti carichi sulle spalle, che raggiungevano ogni più piccolo e lontano angolo della montagna. Se la pietra fu la materia principe dei costruttori ossolani, non tutte le pietre sono uguali. Alcune ebbero un uso e un valore particolare. La pietra ollareebbe una notevole importanza nell’economia tradizionale dell’Ossola e la sua estrazione e lavorazione ebbe larga diffusione come attivit&
agrave; artigianale all’interno di un sistema economico alquanto chiuso. Il laveggio o pietra ollare, cioè sasso per ricavare "olle" (recipienti per contenere il burro fuso, l’olio di noci e la carne salata), è una roccia di colore verde, facile da lavorare e resistente al fuoco e agli agenti atmosferici; solo l’umidità e il gelo la possono sfarinare in superficie. Per queste sue caratteristiche era impiegata per produrre recipienti da fuoco per la cottura dei cibi, paioli per la lavorazione del latte, vasi e olle, truogoli per i maiali, ma anche i "fornetti", le grandi stufe di pietra per scaldare le case di montagna.

The charm of a natural “wood”

A farm halfway up the hill invaded by green.The beauty of a country house is often based on the atmosphere it creates and on the emotions it communicates. An exciting situation comes when both the construction and the green around it have the same character and communicate similar feelings. Here we have a moving continuity between the wood and a controlled, sweet invasion of plants and grass around a very rustic farm.

When around a rural house the appearance of the green is “natural”, appraisal always goes to the landowner. Both in the case he has not done anything (i.e. he has not modified it in a non-natural way) and in the case he has put in place a delicate and skilled intervention, it is always a great merit for he has given up the concept of “garden” that our culture gives us. We have started in the XIV century with a formal garden imitating the antique, interpreting the books
of Latin authors, and only at the end of the ‘700 we have changed course, but for a brief period, according to the model of natural English park (in truth, quite artificial). In the ‘800, when in England tastes had changed too, we have immediately gone back to box tree hedges, this time full of flowers in homogeneouscolour spots.

Una cucina rustica per lo spirito ma moderna per il taglio geometrico e semplificatore. Tutto un lato è occupato da un
unico contenitore con piano di lavoro, fornelli e lavandino.

A kitchen, rustic in the soul but modern in the geometric and simplificatory cut. One side is occupied by one sole container with a worktable, stoves and sink.

Nella parte alta, mansardata, di una piccola costruzione rustica si è lasciata in vista tutta la struttura con travi irregolari, creando però una intercapedine in perline di legno chiaro sotto le falde del tetto che danno un tono più moderno all’insieme. L’arredamento è molto spartano e decisamente casual.

In the upper part, mansarded, of a rustic building all the structure is left at sight, creating a blind area of light wooden
matched boards under the pitches, giving a more modern tone to the whole. The furniture is very spontaneous and
definitely casual.
Only in the mid-XIX century the influence of the Modern Movement arrived in Italy, with examples of abstract gardens, sometimes informal. Nowadays privates, when they have big gardens, tend towards the English park, lightened by colour spots thanks to flowers arranged in a “spontaneous” way; when they have medium-small gardens, then, they have two main behaviours: either they call an garden architect, quite formal, or they enjoy a mixed hedges garden, according to the model of the English cottage garden. In both cases, we are talking about real gardens clashing with our peasant tradition, and therefore they hardly adapt themselves to surrounding an authentically rustic building.

 
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