Un rifugio estetico


Vivere felici tra i suoni

In una storica città siciliana al centro della Valle di Noto

L’architetto Enzo Rizza ci apre la sua casa rifugio a Modica dove si isola per leggere e ascoltare musica, o per cene con gli amici.

All’ultimo piano di un condominio a Modica c’é questo attico a doppia altezza, dove il padrone di casa ha progettato uno spazio che possa fare da scenografica cornice alla sua collezione di mobili e quadri.
Appassionato di pittura e design, parla di questa casa come una sorta di rifugio estetico. ”Un luogo che rappresenta
l’evoluzione dei miei gusti, le cantonate che ho preso o le cose preziose che ho inseguito per molto tempo. Certo
il pericolo é che più che un appartamento questo luogo diventi un sorta di magazzino, ma corro volentieri il rischio perché mi piace avere almeno un posto dove ritrovare la mia storia e quello che sono.”

Chopin, con i suoi Notturni, dice Arthur
Rubinstein, ovvero quanto di più "classico" si possa immaginare. Ma fortunatamente questo classicismo non è un qualcosa di statico e immutabile, al contrario si rinnova, è fonte di novità, di continua scoperta, di magia ritrovata.

La casa vive attorno allo spazio centrale che funge da living e da ingresso, e da cui si generano due curve: una é la scala che porta al soppalco disegnato in stile postmoderno che ricorda i principi per lo spazio privato di Le Corbusier; l’altra é costituita da un muro in stucco veneziano di colore azzurro che ci accompagna verso la zona notte e ingloba la cucina. Il camino costituisce il luogo di passaggio verso la zona notte ed é stato collocato in una posizione ottimale
per dare calore a tutto lo spazio sia davanti che dietro. La struttura del camino cerca di ricordare i sapori siciliani: rivestito in pietra vulcanica dell’Etna, comprende due fregi dipinti con scene dell’Orlando Furioso. Le due teste di turco alla base sono messe a protezione della soglia e ricordano le bellicose tradizioni nobiliari siciliane.

Il piano a coda come soggetto dominante

Sono in ceramica di raffinata fattura e guardano verso la casa in un gioco di rimandi con oggetti provenienti un po’ da
tutto il mondo. Il piano a coda é un Steinnway&Son utilizzato dalla moglie, di professione pianista e insegnate al
Consevatorio di Catania; accanto vi è un tavolo di Eero Saarinen degli anni ‘50 con al centro una delle più belle sculture di Candiano in pietra di pece. Dietro il piano vi è un grande mobile libreria realizzato su disegno. con al centro una testa realizzata

Marcel Breuer

Architetto e designer, nasce a Pécs in Ungheria nel 1902. Studente alla Bauhaus dal 1920 al 1924, si forma nel laboratorio di falegnameria e supera il secondo esame di apprendistato (1924). Lavora alla Bauhaus come docente dall’aprile del 1925 all’aprile del 1928 dove dirige il laboratorio del mobile. Numerosi i progetti di mobili; del 1925 è la sua prima sedia in tubi d’acciaio. Cura diversi arredamenti di interni; fra cui quelli per gli edifici del Bauhaus a Dessau (1925/26) e per l’abitazione di Piscator a Berlino nel 1927. Dal 1928 è libero professionista a Berlino. Progetta mobili; cura arredamenti per interni e allestisce esposizioni. Nel 1932 realizza il suo primo edificio (Haus Harnischmacher). Dal 1935 al 1937 lavora a Londra come architetto in collaborazione con F.R.S. Yorke. A partire dal 1937 è docente di architettura alla Harvard
University (Cambridge/Mass. U.S.A.). Conduce uno studio di architettura con Gropius dal 1938 al 1941. Si trasferisce a New York nel 1946. L’anno seguente progetta e costruisce uno sua abitazione privata a New Canaan (Connecticut). Da allora seguono numerosi altri progetti architettonici, fra cui il Museo Whitney a New York. Nel 1952, con Pier Luigi Nervi e Bernhard Zerfhuss partecipa anche alla realizzazione del Palazzo dell’UNESCO a Parigi. Nel 1956 apre a New York lo studio "Marcel Breuer and Associates". Con i mobili in tubi d’acciaio, da lui ideati a partire dal 1925, e con i suoi arredi; Marcel Breuer ha contribuito a porre le basi di una nuova, moderna cultura abitativa. La sua fama è continuata ben oltre gli anni Venti, è considerato
uno tra i più importanti designer e architetti arredatori del Novecento.

Nell’altra parte del soggiorno ammiriamo due poltrone tubolari Vassily (produzione Knoll) che Marcel Breuer aveva disegnato negli anni venti dedicandole al suo amico Kandinskij, una classica Chester Frau nera, una vetrinetta (produzione Giorgetti) che contiene vetri e ceramiche di varie epoche. Il tavolinetto basso è stato realizzato da un artigiano locale su disegno originale di Frank Lloyd Wright e completa l’atmosfera rigorosa di questo ambiente.

Tutto l’arredo è finalizzato al relax

Vicino alla finestra è collocata una cassapanca dell’ottocento siciliano, nata per contenere il corredo delle nubende, con sopra una quadro di Sarnari dal titolo “Il Tempo Ripetuto”.
Sul living vola il soppalco, che é una vera e propria isola dedicata al relax e alla lettura, con luci puntuali e comode sedute in mezzo a preziose e basse librerie. Il parapetto è su disegno e riecheggia lo stile post-moderno ed ecclettico tipico del periodo di costruzione dell’appartamento.
La camera da letto non molto grande ha al centro un letto Lalanda B&B con un comò inglese fine ottocento sopra cui è posto un portacandele Baccarat. L’armadio a muro è rivestito in carta cinese, mentre le lampade sono di Fontana Arte.
Per il bagno é stato scelto il marmo Azul che fa da piano d’incasso per il lavabo e da cornice alla vasca; tutti i sanitari sono di produzione Cesame e le rubinetterie sono del desiger Arne Jacobsen (produzione Rapsel).

Lettura, musica e oggetti semplici della propria personalità e storia

In Edicola

“Questa è la casa dove verrò a vivere quando i miei figli
saranno cresciuti e io e mia moglie avremo voglia di stare da soli.”

Una rigorosità morbida con stili diversi

Grazie agli inserti in legno, la pancia dei lavabi e la porta in noce, questo bagno ricorda l’atmosfera che si respira su una nave.
Questa è insomma un’abitazione fatta per perdersi in mezzo agli oggetti che mescolano la loro storia con quella della casa e delle persone che la abitano.
Eppure alla mia domanda se questa fosse una casa di ricordi, l’architetto mi ha risposto: ”Non direi, é piuttosto un posto dove vengo spesso a fare delle cene con amici e a passare un po’ di tempo dedicandomi alla lettura e all’ascolto della musica per staccare da tutto e da tutti; lo fa anche mia moglie quando vuole provare qualcosa al piano.

 

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