Un rifugio estetico

L’architetto Enzo Rizza ci apre la sua casa rifugio a Modica dove si isola per leggere e ascoltare musica, o per cene con gli amici.

In una storica città siciliana al centro della Valle di Noto

All’ultimo piano di un condominio a Modica c’é questo attico a doppia altezza, dove il padrone di casa ha progettato uno spazio che possa fare da scenografica cornice alla sua collezione di mobili e quadri. Appassionato di pittura e design, parla di questa casa come una sorta di rifugio estetico. ”Un luogo che rappresenta l’evoluzione dei miei gusti, le cantonate che ho preso o le cose preziose che ho inseguito per molto tempo. Certo il pericolo é che più che un appartamento questo luogo diventi un sorta di magazzino, ma corro volentieri il rischio perché mi piace avere almeno un posto dove ritrovare la mia storia e quello che sono.” La casa vive attorno allo spazio centrale che funge da living e da ingresso, e da cui si generano due curve: una é la scala che porta al soppalco disegnato in stile post-moderno che ricorda i principi per lo spazio privato di Le Corbusier; l’altra é costituita da un muro in stucco veneziano di colore azzurro che ci accompagna verso la zona notte e ingloba la cucina. Il camino costituisce il luogo di passaggio verso la zona notte ed é stato collocato in una posizione ottimale per dare calore a tutto lo spazio sia davanti che dietro. La struttura del camino cerca di ricordare i sapori siciliani: rivestito in pietra vulcanica dell’Etna, comprende due fregi dipinti con scene dell’Orlando Furioso. Le due teste di turco alla base sono messe a protezione della soglia e ricordano le bellicose tradizioni nobiliari siciliane. Sono in ceramica di raffinata fattura e guardano verso la casa in un gioco di rimandi con oggetti provenienti un po’ da tutto il mondo. Il piano a coda é un Steinnway&Son utilizzato dalla moglie, di professione pianista e insegnate al Consevatorio di Catania; accanto vi è un tavolo di Eero Saarinen degli anni ‘50 con al centro una delle più belle sculture di Candiano in pietra di pece.

 

“Questa è la casa dove verrò a vivere quando i miei figli saranno cresciuti e io e mia moglie avremo voglia di stare da soli.”

Dietro il piano vi è un grande mobile libreria realizzato su disegno con al centro una testa realizzata da un amico scultore. Nell’altra parte del soggiorno ammiriamo due poltrone tubolari Vassily (produzione Knoll) che Marcel Breuer aveva disegnato negli anni venti dedicandole al suo amico Kandinskij, una classica Chester Frau nera, una vetrinetta (produzione Giorgetti) che contiene vetri e ceramiche di varie epoche. Sopra vi sono alcuni quadri, tra cui lo splendido ritratto della moglie realizzato da Giovanni La Cognata.
Il tavolinetto basso è stato realizzato da un artigiano locale su disegno originale di Frank Lloyd Wright e completa l’atmosfera rigorosa di questo ambiente. Vicino alla finestra è collocata una cassa-panca dell’ottocento siciliano, nata per contenere il corredo delle nubende, con sopra una quadro di Sarnari dal titolo “Il Tempo Ripetuto”.
Sul living vola il soppalco, che é una vera e propria isola dedicata al relax e alla lettura, con luci puntuali e comode sedute in mezzo a preziose e basse librerie. Il parapetto è su disegno e riecheggia lo stile post-moderno ed ecclettico tipico del periodo di costruzione dell’appartamento. La camera da letto non molto grande ha al centro un letto Lalanda B&B con un comò inglese fine ottocento sopra cui è posto un portacandele Baccarat. L’armadio a muro è rivestito in carta cinese, mentre le lampade sono di Fontana Arte.

Per il bagno é stato scelto il marmo Azul che fa da piano d’incasso per il lavabo e da cornice alla vasca; tutti i sanitari sono di produzione Cesame e le rubinetterie sono del desiger Arne Jacobsen (produzione Rapsel). Grazie agli inserti in legno, la pancia dei lavabi e la porta in noce, questo bagno ricorda l’atmosfera che si respira su una nave. Questa è insomma un’abitazione fatta per perdersi in mezzo agli oggetti che mescolano la loro storia con quella della casa e delle persone che la abitano. Eppure alla mia domanda se questa fosse una casa di ricordi, l’architetto mi ha risposto: ”Non direi, é piuttosto un posto dove vengo spesso a fare delle cene con amici e a passare un po’ di tempo dedicandomi alla lettura e all’ascolto della musica per staccare da tutto e da tutti; lo fa anche mia moglie quando vuole provare qualcosa al piano. E poi rimane sempre la casa dove verrò a vivere quando i miei figli saranno cresciuti e io e mia moglie avremo voglia di stare da soli; non una casa di ricordi ma la mia futura abitazione.”

Serivizio di Stefano Cappello, foto Fabrizio Gini

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