UN COLORE che viene dal profondo


Appartamento a Genova
Progetto della padrona di casa
Testo di Walter Pagliero
Foto di Leonardo Cairo

IN UN PICCOLO VILLAGGIO DI PESCATORI CHIAMATO BOCCADASSE, ORA INGLOBATO NELLA GRANDE GENOVA, SONO SOPRAVVISSUTE ALCUNE CASE TIPICHE CHE SOLO IN PARTE SONO ANCORA ABITATE DAL NUCLEO SOCIALE ORIGINARIO. MOLTE SONO STATE ACQUISTATE DA PROFESSIONISTI GENOVESI PER VIVERE IN ABITAZIONI CHE HANNO PIÙ SAPORE DI QUELLE APPENA COSTRUITE.

In una vecchia casa di pescatori, di cui si è voluto utilizzare anche il sottotetto, una giovane coppia genovese con due figli ha organizzato la propria abitazione utilizzando vecchi mobili e i quadri di famiglia. Non disponendo di balconi di nessun tipo e avendone voglia, hanno forato il tetto e costruito al di sotto un soppalco vetrato, che è diventato un viridario pieno di luce e di piante. Da lì si può vedere anche il mare, il meraviglioso mare di Genova pieno di colori soprattutto d’inverno. E anche la casa è piena di colori, a iniziare dall’ingresso (qui a sinistra) di un bel rosso aranciato che muta di intensità col mutare della luce, per finire alla zona pranzo (nella pagina successiva) scaldata da pareti di un luminoso giallo oro. A una precisa domanda la padrona di casa ha risposto: “Il gusto del colore è proprio una cosa mia, non mi sono ispirata a niente, l’ho solo desiderato e poi realizzato. Per dare più vibrazione a questi colori forti ho usato la tecnica delle velature successive: si fa asciugare la prima mano, poi si dà la seconda e così via fino a quando il colore prende una giusta consistenza. E’ un colore che cambia molto durante il giorno e secondo il tempo: da chiaro si fa scuro, da rossastro diventa giallastro, dipende dall’ora e dalla luce. Una cosa del genere l’avevo già osservata in alcune case della Provenza.”

Nella foto grande, l’ingresso caratterizzato dal caldo color arancio di pareti e pavimento e dalla forte presenza di un lunga madia verniciata in finto marmo verde. In fondo, oltre un arco intonacato di bianco per “staccare”, s’intravede la zona pranzo con vecchie sedie di famiglia che si stagliano su un muro giallo oro.
Nella foto qui sopra, il pranzo a ridosso della scala dove si arrampicano quadri e quadretti antichi. Qui sopra, il soggiorno al di sotto di un immaginativo viridario pensile.

Dai tempi di Alessandro Magno a oggi la casa mediterranea non è molto cambiata: all’inizio aveva pareti che simulavano marmi bianchi o molto colorati: gialli, rossi, verdi. Oggi la maggior parte ha un intonaco bianco, ma le più personali, in Provenza come in Spagna e ultimamente anche in Italia, hanno colori densi che ricordano gli encausti delle pareti pompeiane. E’ un modo di vivere più caldo, molto lontano dal gusto del “tutto bianco” nato all’inizio del secolo in Scozia nell’immaginazione di un compassato architetto dandy: Charles Rennie Mackintosh.

Per animare lo spazio di questo appartamento ci si è appropriati della soffitta sovrastante sul cui livello è stato sospeso un soppalco illuminato da un lucernario creato nel tetto. I vincoli erano tali da non permettere altro. Per cui l’appartamento che era già a due livelli (una scala conduce dalla zona pranzo al salotto) è diventato a tre livelli con effetto largamente scenografico. Ma in tutto questo dinamico sali e scendi, passare di scale e sospendersi di mini- giardini interni, l’arredamento si comporta come se niente fosse: simmetrie canoniche, tendaggi e drappi decorativi, quadri antichi illuminati, compassate porcellane cinesi. Tutto come se fossimo in una vecchia casa genovese con soffitti a volta e prospettive a cannocchiale; il bon ton di famiglia qui non viene minimamente scalfito. Poi c’è il colore a manifestare un’altra ondata di vitalità: un colore quasi tropicale, da sogno esotico e liberatorio, un Gauguin che ha bevuto assenzio nei carrugi. E’ una curiosa stratificazione di mondi e di idee che, come tutte le cose nate da una forte personalità, si “tengono” tra loro anche se apparentemente non ce ne sarebbe motivo. E in un salotto rutilante di colori, un vero bailamme di stili e provenienze diverse, i compassati ritratti dei due avi della padrona di casa occhieggiano tranquilli, come se si trovassero a loro agio in un posto dove tutto è cambiato perché nulla cambi.

 

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