Un campus per la nuova Africa


Campus Universitario di Abuja – progettista Massimiliano Fuksas

Il desiderio di mantenere soluzioni semplici porta Massimiliano Fuksas a studiare edifici dalle grandi coperture, raccordati da percorsi coperti, con aperture per la ventilazione naturale.

“Ben più di un grande progetto, è un modo per vedere se sia possibile fare architettura in un contintente che ha conosciuto tanta e tale sofferenza”. Queste le parole di Massimiliano Fuksas dopo aver saputo di essere il vincitore del concorso internazionale per il campus dell’università panafricana di Abuja, la capitale nigeriana. È stato il più importante concorso gestito dal Riba, il Royal Institute of British Architects: il progetto ha un bilancio di 360 milioni di dollari e Fuksas l’ha vinto a fronte di concorrenti agguerriti come Rem Oolhas e Rafael Vinoly.

Massimiliano Fuksas,
architetto è autore tra l’altro
del Centro Shimon Peres per la
pace in Israele, della nuovo polo
fieristico milanese, del nuovo
Centro congressi dell’Eur, di
musei e altri edifici pubblici e
privati in Francia, Belgio,
Germania. Il campus Nelson
Mandela occuperà una
superficie di 240 mila mq.

Ph. Maurizio Marcato

Massimiliano Fuksas

“A differenza degli altri – spiega il progettista romano – non ho insistito sulla verticalizzazione, ma mi sono basato sulla ricerca della connessione con la tradizione locale”. La filosofia ispiratrice del progetto prende la mosse dal pensiero di Nelson Mandela, riguardo a come solo la cultura sia in grado di liberare l’uomo dalle catene della schiavitù. Una citazione in tal senso sarà inscritta su una lastra di bronzo e posta al centro della piazza principale del campus. Questo è ubicato a pochi chilometri dalla città col suo asse principale orientato verso la collina di Aso Roc, luogo sacro agli indigeni la cui memoria non andrà persa nella nuova università panafricana, che è sostenuta dalla Fondazione Nelson Mandela e dall’Unesco.

Nel campus opereranno scienziati e intellettuali emigrati, che troveranno qui l’occasione per fare del proprio sapere lo strumento per educare una classe dirigente chiamata a dare un volto nuovo al continente. Il progetto si basa su tecnologie “morbide”. Il masterplan è studiato secondo l’orografia del luogo, gli edifici si dispongono sul terreno con la grazia di un panno appoggiato, secondo il corso del fiume. Dotati di pareti ventilate e facciate in legno, la climatizzazione sarà naturale, tramite la collocazione strategica delle aperture.
Ogni facoltà ha uno skyline differente e ogni edificio si avvolge a formare un patio.

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