TRE TIPOLOGIE DI CUCINE

L’impostazione della cucina può variare moltissimo, come si vede in questi esempi. Dalla cucina lineare parzialmente nascosta, all’isola operativa iperattrezzata alla cucina che scompare nella parete: tre modi diversi di vivere cucinando. Dal rustico all’estremamente moderno, le funzioni della cucina rimangono quasi sempre le stesse, ma si snodano in spazialità diverse: quella lineare lungo una parete è la meno funzionale perché obbliga a lunghi percorsi per andare da una parte all’altra, quella a isola contornata dai contenitori fa invece risparmiare passi inutili. W.P.

Qui si cucina sul serio: in un antro del sottotetto, lungo una scabra parete di pietre scheggiate in vista, una lunga cucina a nastro dispone di un infinito piano di lavoro.

Montse Gomis, artista e docente catalana.
Lavello e fuochi su un unico piano operativo, Aster.

Montse Gomis, docente di calcografia alla scuola d’arte di Barcellona, avendo passato in campagna una bellissima infanzia e una felice adolescenza, appena è stato possibile vi si è di nuovo trasferita. “Ho bisogno di grandi spazi, di cieli aperti pieni di stelle, del contatto con la natura, di una continua sensazione di libertà, di percepire giorno dopo giorno il cambiamento delle stagioni. In una parola: ho bisogno di vivere in campagna. Qui anche la cucina è volutamente rustica e poco tecnologica.”

In questa cucina vi è l’isola più “isola” che si possa immaginare, un centro attorno al quale sono posizionati gli elettrodomestici in acciaio e grandi contenitori trasparenti per il vasellame.

L’architetto Roberto Tornetta nel suo studio torinese.
Un pensile – scultura a piccoli scomparti, Acheo.

Roberto Tornetta, architetto torinese, dopo essersi laureato nell’83 nel locale Politecnico, ha collaborato con famosi architetti come Roberto Gabetti e Tony Cordero. Nell’85 apre in proprio il TatraStudio specializzato in interior design, e con l’architetto Giorgio Gai realizza numerosi show – room e negozi nel campo della moda e della gioielleria, progetta case esclusive per grandi nomi dell’imprenditoria, e s’impegna nella costruzione di case a bassa dispersione energetica. Nel ‘96 apre un secondo Studio a Los Angeles. Come si evince dal suo curriculum e dalla sua casa di Torino, è un architetto che fa tendenza. Qui la cucina ha un look molto spiazzante tra il paleoindustriale e il dismesso, tra il museo d’arte moderna e il raccogliticcio: esattamente il contrario di una situazione di rappresentanza. Si trova in un’abitazione, la sua, supersofisticata e controcorrente.

Ecco una cucina che quando non viene usata sembra non esserci.

Si nasconde dentro grandi parallelepipedi bianchi che si dissolvono nella luce.

L’arredatore Joseph Danès nella sua casa di Ibiza.
Cucina “Orange” in monolaccato lucido, Snaidero.

Joseph Danès è un interior designer spagnolo che opera tra Barcellona, Madrid e Ibiza. Molto richiesto per ristrutturazioni di appartamenti, ha progettato anche ristoranti, bar e locali notturni. Di sé dice: “Il mio modo di concepire l’arredamento è molto legato al teatro, infatti tendo a organizzare gli spazi interni come scenari per vivere la vita con allegria e teatralità. È per questo che mi chiamano a organizzare scenari effimeri di feste e spettacoli per particolari occasioni.” Il suo colore preferito è il bianco e nei suoi interni la caratteristica più evidente è la mancanza di gerarchia tra le varie funzioni: ogni spazio è come se fosse il più lussuoso e quello più rappresentativo. Anche la cucina è concepita in questo modo, cioè non diversa come importanza dal pranzo e dal salotto. L’isola dove lavare e cucinare gli alimenti diventa così un candido parallelepipedo da cui spunta con eleganza un ricurvo rubinetto cromato.

W.P.

 

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