Transmitting architecture

Transmitting Architecture

La creatività si sta facendo strada nel campo delle professioni. Lo ha evidenziato con chiarezza il prof. Raffaele Sirica, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti (CNA), nel suo intervento al Congresso Nazionale degli Architetti svoltosi a Bari dal 30 ottobre all’1 di novembre 2003. Un congresso storico che segna una tappa di maturità sostanziale per la professione dell’architetto. Un congresso che ha suggellato il definitivo riallacciarsi di quel dialogo tra Architettura e Chiesa – come anche tra Architettura e società civile – che ha accompagnato la storia di questa disciplina nei secoli. Significativamente, nel rilanciare questo dialogo, fondamentale è la parte ricoperta dall’istituzione del concorso come metodo di assegnazione delle opere. Ma l’altro aspetto – che noi di CHIESA OGGI architettura e comunicazione sentiamo particolarmente vicino, particolarmente nostro – è quello della comunicazione. Il Congresso mondiale degli Architetti si svolgerà a Torino nel 2008, organizzato dal CNA, e si impernierà proprio su “transmitting architecture”: comunicare l’architettura. Che vuol dire renderne partecipe la gente. Stabilire un dialogo aperto con la società. Far sì che vi sia un conti-nuo scambio tra chi l’architettura la fa, e chi ne fruisce, in modo tale che la sintonia sia sempre maggiore. Il nostro accordo su questa linea di azione è totale. CHIESA OGGI architettura e comunica-zione è nata proprio per favorire il sorgere di una domanda di architettura dalla qualità creativa sempre maggiore, e sempre più legata al dialogo con il contesto. Sin dal primo numero ci siamo mossi su quattro linee guida:
1) Ci rivolgiamo ai professionisti dell’architettura per acuire il loro interesse verso il committente ecclesiastico: che vuol dire non solo i parroci e la gerarchia. Ma in generale le comunità parrocchiali. Grazie a questa rivista chi si occupa di architettura può acquisire una conoscenza generale che gli consente di parlare con una certa cognizione di causa, di dialogare in modo proficuo con il progettista.
2) Informare sulla filosofia dell’architettura per il culto. Che ha qualcosa di particolare: la liturgia ha necessità proprie, maturate nel corso dei secoli, ricche di tradizione, di innovazione e soprattutto di significato.
3) La rivista è qualcosa di vivo. Informa, ma ha anche una responsabilità formativa tendente a garantire che tramite il materiale di qualità pubblicato emergano produttivi confronti, e si approfondiscano gli argomenti. In questo senso si presenta come uno strumento adatto a corroborare i corsi di formazione all’architettura sacra che sempre più numerosi si vanno svol-gendo nelle diverse diocesi, a volte a respiro nazionale, a volte di interesse locale. Ma in ogni caso volti a garantire che ogni diocesi sia dotata di personale competente e aggiornato, capace di rispondere alle esigenze di preparare nuovi edifici di culto e di conservare quelli esistenti. Non per nulla da questo numero pubblichiamo in allegato “MASTER. I giovani per l’arte cultuale” a cura di Carlo Chenis, dedicato proprio alla formazione: un sussidio per i Corsi di architettura sacra.
4) La rivista è un’agorà. Nel senso proprio del termine: quel che una volta si discuteva nella piazza, oggi si discute sui mezzi di comunicazione di massa. E’ su queste pagine che architetti e teologi, liturgisti e scenografi, paesaggisti e conservatori possono incontrarsi per ritrovare la capacità di intendersi con tutte le parti – e sono moltissime – coinvolte nel progetto della chiesa contemporanea. Attraverso la comunicazione, il lavoro del singolo si esalta e diventa lavoro di équipe. E’ per tutto questo che abbiamo sentito particolarmente vicini alle nostre intenzioni gli obiettivi perseguiti al Congresso nazionale degli Architetti di Bari. E con nuovo entusiasmo guardiamo alla prospettiva di un lavoro che si presenta sempre più proficuo e abbondante di stimoli e di riflessione.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

Il prof. Raffaele Sirica al Congresso di Bari.
Un momento della Tavola Rotonda tra giornalisti sul tema “Gli Italiani e l’Architettura”.

Riportiamo l’intervento di Raffaele Sirica, presidente del CNA. al Congresso Nazionale degli Architetti (Bari 30.10.03-01.11.03).

Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

presentazione di RAFFAELE SIRICA

Dopo Firenze ’97 e Torino ’99, siamo a Bari, per il nostro primo Congresso del Nuovo Millennio. Siamo nella “Fiera del Levante”, da sempre luogo d’incontro tra le economie di Oriente e Occidente. Siamo nel cosiddetto “corridoio otto” che attraverserà l’Albania, la Macedonia e la Bulgaria, collegando la Puglia al mar Nero. Un corridoio di recente è stato definito “la via Appia del nuovo millennio”. Ormai i Balcani, la Russia e tutto l’est europeo rappresentano “l’area naturale dell’economia italiana” del nuovo tempo. E dunque alla città di Bari, grande porta mercantile del mezzogiorno, importante metropoli d’arte e cultura, va il saluto e il ringraziamento, per la generosa ospitalità, degli architetti italiani.

Il professionalismo etico
Dunque il primo Congresso del Nuovo Millennio, nel pieno del tempo postindustriale. Diceva Voltaire “chi non coglie lo spirito del suo tempo, del suo tempo si becca solo i mali”. Un importante autore americano, Richard Florida, con un libro intitolato “Nasce la classe creativa” fornisce una notizia molto confortante: negli Usa, sostiene, i membri della cosiddetta Classe Creativa sono circa il 30% dell’intera forza lavoro esistente del paese. Ed Eliot Freidson, uno tra i più famosi sociologi del mondo, ha recentemente pubblicato il primo trattato sistematico sul Professionalismo, inteso come principio differente da quello del Mercato e della Burocrazia, poiché dotato della logica dell’etica, di una terza logica, appunto, così come il sottotitolo del libro afferma decisamente. Ma al di là degli affascinanti scenari sociologici e filosofici che, per gli scettici, potrebbero disegnare solo orizzonti utopici, la verità è che ormai sull’inter
o pianeta spirano concretamente i nuovi venti del tempo postindustriale.

Le direttive europee
Stiamo vivendo, oggi, in Europa, come mai era accaduto nel passato, la fase più intensa e delicata della stagione di riforme, europee, nazionali e regionali, riguardanti anche il prossimo futuro di tutte le professioni intellettuali. La nuova Direttiva Servizi, Appalti Pubblici e Forniture, che modificherà anche le leggi nazionali e regionali sui lavori pubblici, la nuova Direttiva sul Reciproco Riconoscimento delle Qualifiche Professionali, che consentirà finalmente la piena circolazione dei professionisti nel mercato unico, ora all’esame del Parlamento europeo, e poi la nuova Carta Costituzionale Europea, che è oggetto di discussione tra gli stati membri, rappresentano eventi decisivi per il futuro di tutti i cittadini d’Europa. E poi nel nostro Paese, la nuova fase federalista, derivante dalla modifica del Titolo V della Costituzione, rende molte materie, compresa quella delle professioni intellettuali, oggetto della Legislazione concorrente Stato – Regioni. Una fase del tutto nuova, assai difficile, a causa della confusione, anche giuridica, nella stessa definizione di concorrenza. I professionisti italiani, allora, organizzati nel Comitato Unitario delle Professioni, per primi si sono candidati a assistere le Istituzioni, nella nuova fase federalista, e relativamente alle importanti materie che li riguardano, attraverso l’impegno corale delle proprie strutture centrali e periferiche, contribuiscono all’armonizzazione delle iniziative legislative, alle varie scale istituzionali.

Monti: la conferenza sul tema delle professioni in Europa
Martedì scorso il Commissario Europeo alla Concorrenza Mario Monti ha indetto una Conferenza sul tema delle professioni in Europa. Tutte le professioni europee sono state invitate, senza però avere avuto alcuna possibilità di un vero dialogo. Il direttivo del CUP ha ritenuto non soddisfacente questo metodo di confronto. In particolare la tesi che sembra ispirare la Conferenza appare fondata su di una discutibile ricerca, che ha suscitato in tutto il mondo professionale europeo forti riserve. Infatti, per ammissione degli stessi autori, i dati in essa riportati sono parziali ed incompleti. Il Consiglio Direttivo del CUP ha deciso allora di proporre, il 26 di novembre prossimo, all’assemblea generale degli Ordini e Collegi la realizzazione di una serie di iniziative, sia tecniche che politiche, allo scopo di far pervenire alla Commissione Europea, ed alla pubblica opinione, le più complete informazioni, in modo tale che sia possibile, tutti insieme, migliorare, riformare e potenziare il sistema ordinistico, che, naturalmente, deve tutelare rilevanti interessi di carattere generale. Come, d’altra parte si è letto sul Sole 24Ore di ieri, il documento per la riforma europea sugli ordini dovrà trovare, secondo Monti, fondamento nelle opinioni raccolte via internet, o dalla viva voce degli interessati, che non sono stati invitati in un tavolo di confronto, ma ad una conferenza con dibattito finale.

La concorrenza virtuosa e la concorrenza dannosa
Si tratterà allora, in tutte le sedi, di sottolineare una proposizione fondamentale sulla qualità della concorrenza esposta al Congresso del Cup Veneto dal Ministro Rocco Buttiglione. Affermava il Ministro: “C’è una concorrenza VIRTUOSA fondata – sul miglioramento della qualità, – sull’innalzamento dei livelli della prestazione, – sul miglior servizio reso all’utente e c’è una concorrenza DANNOSA che è fondata – sulla compressione dei costi ad ogni costo, – sulla negazione dei diritti del lavoratore – e sull’imbroglio verso l’utente. È compito dell’autorità pubblica cercare di INCENTIVARE il primo tipo di concorrenza e di SCORAGGIARE il secondo tipo”. L’on. Rocco Buttiglione, Ministro per le Politiche Comunitarie è oggi tra noi per fare il punto sullo stato di avanzamento delle Direttive Europee, nel semestre di Presidenza italiano dell’Unione. Il Ministro sta seguendo da tempo la vicenda delle professioni europee, è ormai impegnato in questa nuova avventura con particolare entusiasmo ed efficacia, e, per questo lo saluto e lo ringrazio con forza, a nome dei professionisti italiani, per la sua sempre cortese disponibilità.

Il progetto italiano di riforma delle professioni intellettuali
Si farà, poi, oggi, il punto sullo stato d’avanzamento del progetto italiano di riforma delle professioni intellettuali. Consentitemi allora di ringraziare, anche in questa circostanza il sottosegretario, con la delega alle professioni intellettuali, l’on. Michele Vietti regista della commissione di esperti al tavolo del Ministero di grazia e Giustizia. Grazie alla sua eccellente azione, per la prima volta nella storia delle professioni italiane si è ottenuta la piena convergenza sullo stesso testo di tutte gli Ordini e Collegi italiani, di tutte le Casse di Previdenza, di tutti i sindacati delle Professioni Regolamentate, e di parte di quelle cosiddette non regolamentate, nonché delle associazioni di professionisti, come l’ALP. È un ringraziamento particolare, questo, che tiene conto di tutte le altre iniziative che hanno impegnato e stanno impegnando il sottosegretario, su tutte le importanti questioni che riguardano le professioni intellettuali. Il mese scorso il ministro Castelli ha finalmente assunto come atto di governo il testo Vietti, che, pertanto, non è più un testo tecnico ma un testo politico. L’assunzione del Progetto Vietti come testo del governo da parte del Ministro della Giustizia è un primo passo importante. Si tratterà ora di integrare il Testo unificato della Commissione Giustizia del Senato con i principi, condivisi da tutte le professioni, contenuti nel testo Vietti.

La legge La Loggia

Contemporaneamente però, si è aperto un altro importante e decisivo fronte, in materia di legislazione concorrente, con il Ministero degli Affari Regionali. Poiché le professioni, così come molte altre materie, rimangono oggetto di legislazione concorrente, il Governo ha una delega del Parlamento per stabilire, entro il prossimo giugno, per tali materie, quali sono i principi fondamentali. Si tratta di una nuova legge entrata in vigore, appunto, in agosto, e che, entro un anno, deve definire tali principi mediante Decreto Legislativo. Trattandosi dunque di un decreto legislativo, per questioni di tecnica parlamentare, questa fase diviene la marca di confine più importante. Il Ministro degli Affari Regionali sen. Enrico La Loggia ci ha dato l’onore di essere oggi con noi. Pertanto lo salutiamo, lo ringraziamo, e assicurandogli il pieno sostegno delle professioni italiane per questo importante e delicato compito, gli porgiamo forti e sentiti auguri di buon lavoro.

La revisione del decreto 328
Altro tema strategico per le professioni italiane è quello della formazione permanen
te, della revisione del decreto 328, degli esami di stato e del tirocinio. Per la prima volta nella storia italiana si è aperto presso il Ministero dell’Università un tavolo di confronto tra i presidenti nazionali delle professioni e i presidenti delle conferenze dei presidi. Questo tavolo lo ha fortemente voluto, costruito e realizzato, il sotto-segretario senatrice Maria Grazia Siliquini. Il sottosegretario Maria Grazia Siliquini la conosciamo bene tutti, già da Torino ’99, e pertanto la ringraziamo per tutto quello che ha fatto e sta facendo per le professioni italiane. Nel pomeriggio di oggi, e nei giorni successivi continuerà l’approfondimento su tutte queste importanti tematiche. Ringrazio pertanto tutti gli illustri relatori generosamente intervenuti al nostro congresso. Ringrazio altresì i tanti rappresentanti delle professioni italiane che hanno accettato l’invito a partecipare al congresso.

Il disegno di “Legge quadro sulla qualità architettonica”

Il 25 luglio 2003 rappresenta una data storica per gli architetti italiani. Segna l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di “legge quadro sulla qualità architettonica”, fortemente voluto dagli architetti, e realizzato dall’azione corale degli Ordini degli architetti italiani. Una legge che può attivare quel processo virtuoso di riqualificazione urbana e dell’ambiente fondato sulla qualità delle nuove architetture, necessario per far ripartire con forza il nostro Paese, e porlo, così, tra i primi, se non addirittura in testa, nella competizione internazionale propria del turismo qualificato e dell’industria culturale. Il provvedimento, realizzato in perfetta simbiosi con i Ministri Urbani e Lunardi, costituisce il felice esito di un processo che aveva visto gli Ordini riuscire a trasformare il loro Manifesto del Congresso di Torino del ’99 nella “Risoluzione sulla qualità architettonica dell’ambiente urbano e rurale”, approvata all’unanimità dal Consiglio dell’Unione Europea nel duemila. La presenza, oggi, al nostro Congresso del ministro Pietro Lunardi è il segnale più chiaro di quanto tutto il Governo sia impegnato a portare fino in fondo la legge. Grazie Ministro Lunardi per la sua Autorevole presenza. Il disegno di legge quadro rilancia definitivamente il concorso di progettazione in linea con gli altri Paesi d’Europa, e raccomanda una particolare attenzione al coinvolgimento delle giovani professionalità. particolare introduce l’obbligo del concorso di idee e di progettazione per l’ideazione e la progettazione di tutte le opere di competenza dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Beni culturali. Dunque la legge costituirà il leit motiv di questo congresso e sarà oggetto di un apposito specifico seminario. In conclusione, però, possiamo affermare che attraverso questa legge, è possibile attivare, anche nel nostro paese, con la rete degli Ordini, quel processo di “democrazia urbana” già consolidato in Europa: attraverso i concorsi, associare amministratori, professionisti e cittadini al fine di realizzare il diritto fondamentale di tutti ad un ambiente fatto di architetture di qualità. Si possono così recuperare, nel nostro paese, cinquant’anni di architettura interrotta. “Architettura interrotta” è uno slogan nato ad Assisi nel 1998. Ad Assisi, esattamente cinque anni fa, si tenne la Prima Conferenza sulla Politica Europea per l’Architettura. Si parlò di Architettura italiana interrotta, dopo tremila anni di formidabile continuità. E la causa della crisi fu sintetizzata nello slogan: “mille concorsi all’anno in Francia e in Germania, poche decine in Italia”.

La conferenza di Assisi si collocava in un delicato momento per l’architettura e per gli architetti Italiani. Il Consiglio nazionale degli architetti aveva, da poco, avuto ragione, in sede di Commissione europea, su un decreto del Governo Prodi (noto come decreto Karrer, poi definitivamente soppresso da una legge comunitaria dello scorso anno) poiché le gare realizzate attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa, dell’epoca, premiavano solo la capacità economica dei partecipanti, a vantaggio dei grandi gruppi, e trascuravano le regole europee, escludendo soprattutto i giovani professionisti meritevoli. Cinque anni fa, al tempo di Assisi ’98, la parola architettura era completamente assente sulla grande stampa nazionale, Il Corriere Della Sera, per Assisi, titolò: “Architettura, consulto mondiale per una cenerentola”. Eppure l’architettura, in Europa, era proprio uno dei principali indicatori dello sviluppo economico dei paesi dell’Unione. Pensiamo alle nostre banconote europee, agli Euro: l’Unione europea, avendo la necessità di identificare nuovi simboli emblematici dell’unità, li ha rintracciati nell’architettura, rappresentando sui fronti della cartamoneta, sequenze di segni architettonici che alludono a connotazioni della sua storia.
– I valori più modesti delle banconote mostrano elementi di architetture più antiche;
– I valori dei livelli intermedi delle banconote rappresentano architetture più recenti;
– Al settimo livello
– all’ultimo e più elevato valore (la banconota da 500 euro)
– si mostrano segni e simboli architettonici della città del futuro. Metafora chiara, che lega appunto i maggiori valori delle banconote alle architetture più recenti e future. Allora è necessario che l’architettura del futuro, ben impressa sulla cartamoneta di maggior valore, torni ad essere fondamentale, anche per paesi come il nostro, che l’avevano estromessa dalla loro attuale cultura, o meglio, paesi dove spesso è diffusa la credenza che l’architettura rappresenti solo un valore del passato.

Il condono edilizio
Si tratta allora di recuperare rapidamente cinquant’anni di architettura interrotta. Si tratta anche di uscire finalmente da una fase post bellica e guardare veramente all’Europa. Ma, attenzione, nei maggiori paesi europei, se chiedete ad un architetto cosa sia un condono edilizio, egli vi guarderà sbigottito, poiché gli riuscirà impossibile associare logicamente le due parole, edilizia e condono.
Il condono edilizio, è totalmente sconosciuto nei paesi europei più sviluppati, e costituisce, nel nostro paese, sciaguratamente, un atto in stridente contraddizione con qualsiasi azione positiva che riguardi la qualità dell’ambiente. Come ha affermato coraggiosamente il ministro Giuliano Urbani, non solo il condono rappresenta un insulto al paesaggio, ma anche un atto di devastazione dello stato di diritto. Ma bisogna guardare avanti. Ad Assisi, nel ’98, nacque anche il Forum Europeo per le politiche architettoniche. Il Forum, costituito dalle amministrazioni dei quindici stati membri che si occupano di architettura, e dalle organizzazioni degli architetti europei, ha prodotto La Risoluzione sulla Qualità Architettonica dell’ambiente urbano e rurale, approvata dai Ministri della Cultura Europei, nel semestre di presidenza francese. Ed anche il Forum, si riunisce a Bari, in questi giorni per perfezionare le strategie comuni.

Torin
o ’99

Dunq
ue già all’ultimo congresso, quello di Torino’99, gli architetti italiani avevano ottenuto un primo importante risultato: avevano salutato il disegno di legge “per la promozione della cultura architettonica e urbanistica”, proposto dell’allora Ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri. Il Disegno di legge non riuscì a concludersi nella passata legislatura, e però parecchi furono i provvedimenti che lo surrogarono grazie all’azione dell’allora Ministro. Anche, qui a Bari, Giovanna Melandri è con noi, così come ad Assisi, a Torino e a Roma, in occasione della presentazione in Italia della Risoluzione Europea. Sicuro che si batterà anche oggi, come ieri, affinché finalmente si possa realizzare la nuova legge quadro per l’architettura nel nostro paese, poiché la nuova legge, nasce in continuità con la sua, la saluto e la ringrazio con forza per quanto finora ha fatto e farà. Dunque tutti questi temi di grande attualità e rilevanza avranno stamane un moderatore d’eccezione nel direttore del TG2 Mauro Mazza, vicino agli architetti nei momenti importanti della loro storia, che ringrazio per la sua gentile disponibilità.

Urban Center Italia
E veniamo alla mostra che sarà inaugurata a fine mattinata: la mostra allestita nel padiglione 11, che abbiamo voluto chiamare Urban Center Italia, rappresenta la volontà di segnare con forza il processo di cambiamento che è in atto nel nostro Paese negli ultimi 4 anni. Una inversione di una tendenza storica che ha visto in prima fila i 102 ordini italiani e i quasi mille consiglieri che hanno dedicato la loro professionalità e il loro tempo affinché questo avvenisse. Allo slogan di Assisi’98: “MILLE CONCORSI ALL’ANNO IN FRANCIA E IN GERMANIA, POCHE DECINE IN ITALIA” è possibile oggi sostituire quello del nostro VI Congresso: “DAI 100 DEGLI ANNI ’90 AI 1000 CONCORSI DI OGGI, MILLE NUOVE ARCHITETTURE: CAMBIA L’ITALIA” Va sottolineato, inoltre che ai mille nuovi concorsi hanno partecipato decine di migliaia di architetti, offrendo un contributo, il più delle volte completamente gratuito, per realizzare al massimo la competizione delle idee. La mostra nasce dall’Osservatorio Concorsi che sarà disponibile su internet a partire da dicembre e che permetterà a chiunque di conoscere quello che sta avvenendo in ogni regione e provincia italiana. La rete degli ordini assicurerà il suo aggiornamento. La qualità della Mostra è dovuta soprattutto al grande, aiuto dei nostri SPONSOR, che hanno creduto nell’azione degli architetti italiani. È quindi per me doveroso, oltre che un piacere, ringraziarli con grande forza. Poi oggi pomeriggio, un importante talk show che metterà a fuoco i temi più attuali vissuti nelle città europee. Dal “trattamento choc”, come l’ha definito Le Monde, a cui saranno sottoposti i grandi insediamenti popolari delle periferie francesi, alle importanti trasformazioni delle città europee Domani e dopodomani molti seminari, incontri, tavole rotonde di grande prestigio: Si parlerà del progetto europeo GAUDI (Governo, Architettura, Urbanistica, Democrazia e Interazione). Quattordici Istituzioni di nove Paesi sono impegnate per far crescere i rapporti tra la cultura architettonica e le esigenze della società civile. L’istituto di cultura architettonica (I.C.AR.), del CNAPPC, unico partner italiano, coordina 2 degli 8 progetti attivati da GAUDI:
1- Il Club dei Leader che riunisce qui a Bari oltre 30 rappresentanti della politica, delle istituzioni, sindaci, critici e architetti di 6 paesi europei (Francia, Spagna, Olanda, Inghilterra, Belgio e Italia) che si incontrano per confrontarsi su leggi, politiche e iniziative in grado di incentivare l’architettura di qualità tra competizione e cooperazione.
2- La prima Festa Europea dell’Architettura 2004, aperta a chiunque voglia partecipare realizzando un evento per la diffusione dell’architettura al grande pubblico nel corso del 2004. Nel novembre 2004, inoltre grazie all’iniziativa degli Ordini di Genova ed Avellino si potrà realizzare quella Nave degli Architetti annunciata a Torino. LA NAVE, ricordando il Patris II di Le Corbusier e la carta d’Atene, partirà a novembre da Venezia per raggiungere Genova, Capitale Europea della Cultura 2004. Inoltre si terranno
– Un incontro con “Le redazioni delle pubblicazioni di Ordini e Federazioni”
– Un seminario sulla “Trasparenza e sicurezza degli edifici”
– Una tavola rotonda: |”L’architetto nella rete (gli architetti disegnano il proprio futuro nel Web)”
– Un incontro su |”Architettura e diversabilità” Nella sala congressuale, poi, continuerà, alla presenza dei delegati, la discussione sui temi congressuali, finalizzata alla predisposizione del documento finale. I tavoli del primo novembre chiudono il ciclo di incontri: Il tema è quello del “comunicare architettura”. Sono stati invitati i principali attori che incidono profondamente sul futuro dell’architettura nel nostro Paese a discutere sui risultati delle due importanti ind-gini svolte in questi ultimi mesi, la prima dall’ABACUS “Gli italiani e l’architettura”, condotta dalla Fondazione degli architetti di Torino, e la seconda dal CENSIS: “L’ architettura come elemento di valore dello sviluppo”, voluta dal Consiglio Nazionale in continuità di quella svolta nel 1999 in occasione del V congresso nazionale. Abbiamo voluto inoltre trasmettere questa prima giornata sul canale televisivo Archiworld Channel opportunamente creato per l’evento per dare visibilità a quello che avverrà ai tavoli previsti per oggi. Nel pomeriggio di venerdì il tavolo dell’UIA affronterà insieme al suo presidente Jaime Lerner due temi: il primo è legato ad una grande iniziativa nelle città, il secondo riguarderà le strategie in prospettiva del Congresso mondiale degli architetti di Torino 2008. La celebrazione delle città è un grande progetto lanciato dall’Unione Internazionale degli architetti. L’idea è quella di creare attraverso un concorso di idee a scala mondiale dinamismi in favore dei cittadini e dei luoghi da essi vissuti. Un concorso mondiale per Interventi puntuali; delle “agopunture urbane” come ama definirli Jaime Lerner, che, con effetto domino, creino una rinascita e una crescita della qualità urbana. E a proposito di “ago-punture urbane”, cosi, lo scorso anno, senza aver ancora conosciuto Jaime Lerner, in una magica coincidenza architettonica, così scrivevo sull’Architetto: A Berlino, ha vinto un’ “idea-progetto” assunta in una singolare metafora: “La Mole Antonelliana quale antenna che trasmette messaggi di democrazia urbana alle istituzioni e ai cittadini del mondo, attraverso la rete organizzata degli architetti”. Una rete che ormai, se collegata e attiva, può essere straordinariamente efficace. È un’immagine che ricorda le antenne fatte di architetture nate dalla fantasia di Umberto Eco nel “Pendolo di Foucault”: architetture come spinotti ermetici infissi sulla crosta del globo. Un reticolo di stazioni ricetrasmittenti che si comunicano a vicenda le potenze e le direzioni dei fluidi, gli umori e le tensioni delle misteriose correnti sotterranee. Allora “tr
asmettere
architettura”, attraverso i nodi della rete, può significare: captare i fluidi sotterranei positivi latenti, riportarli in superficie, renderli comprensibili, comunicarli alla società, coinvolgere i poteri decisionali, i professionisti, gli utilizzatori. Con la “democrazia urbana”. Affinché l’architettura e la qualità dell’ambiente diventino un fondamentale diritto di tutti i cittadini del mondo, nel nuovo tempo.
È questa la nuova missione degli architetti.

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