tra le quinte di vecchie travi sghembe

Foto di: Bettina Futter
Testo di: Walter Pagliero

A Vienna, nel sottotetto di un’antico palazzo.

I giovani proprietari di questa mansarda, avendo ereditato i mobili di una nonna (compreso un pregevole e monumentale pianoforte a coda dell’Ottocento), hanno voluto mescolarli a pezzi di design contemporaneo in uno spazio reso moderno da un riuscito intervento di ristrutturazione. Con una trovata geniale hanno nascosto le vecchie
travi dentro a guaine di gesso, trasformandole in bianchi pilastri che, disposti in diagonale, formano un gioco di quinte continuamente mutevoli dal sapore piacevolmente espressionista. Non va dimenticata la memoria storica di Vienna, il suo ruolo di capitale del Modernismo d’inizio secolo, quando per la prima volta nel mondo occidentale si videro interni intonacati completamente di bianco (assai prima del Razionalismo degli anni ‘20). In questa mansarda lo stile dell’arredamento è quello eclettico di oggi: il mondo va avanti ed è giusto che di quel periodo, lontano da noi cent’anni, rimanga solo un certo qual profumo di candore e di luce. Qui i mobili ottocenteschi s’inseriscono perfettamente negli spazi tormentati di una struttura che, anche se dipinta di bianco, incombe con la forte personalità di un’architettura industriale.

Si potrebbe pensare a questo appartamento come ad un loft: si è fatto pur sempre un recupero, anche se al posto di uno spazio dedicato al lavoro si è recuperata una soffitta, un magazzino di vecchie suppellettili in disuso. E questo interno possiede in pieno il sottile fascino del loft: quel particolare effetto di spaesamento tra funzione originaria e attuale destinazione che è tipica dello stile cosiddetto eclettico. Qui vi è una totale e programmatica disattenzione alla coerenza stilistica, se non all’interno di ogni autonoma presenza: per esempio una stampa del periodo romantico è appesa con un nastro annodato a gala con lunghi lembi svolazzanti, ma subito sotto vi è una modernissima fruttiera in vetro e ferro battuto che di romantico ha poco. Spesso anche i dettagli di uno stesso oggetto sono volutamente estranei a una logica stilistica: vedi la poltroncina barocca coperta da un tessuto vistosamente quadrettato. L’elemento che qui tutto unifica (oltre alla struttura) è la luce che entra impetuosa dalle finestre ricavate dal tetto e colpisce il “cuore” delle varie zone, come per il pranzo qui a destra, dove è la tavola imbandita con fiori ad essere al centro dell’illuminazione, come è giusto che sia.

In questo aperto ma concluso su tre lati, entrano parecchi mobili “della nonna”: una scrivania a rullo d’inizio ‘900, un divanetto e due poltroncine della stessa epoca di eleganza tipicamente viennese, e un tavolo con piano di cristallo e gambe in pietra arenaria del Burgerland (la stessa impiegata nella cattedrale di Vienna) scolpite dall’artista austriaco Hartwig Temel. Nel bagno l’eclettismo arriva al suo apice: come soffitto voltato sopra a una modernissima vasca con idromassaggio vi è un celetto dipinto di nero con decorazioni a stencil molto libere, si va dal giglio fiorentino all’ananas, che fa pensare ai fasti un po’ folli di un Ludovico II di Baviera. Al suo centro pende, come un trofeo, un lampadario a gocce di cristallo.

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