Tra le montagne della Savoia

Servizio di Luisa Carrara
Foto di Athos Lecce
Testo di Chiara Naldini

A Megève, alla riscoperta di uno chalet ripensato e “ricostruito”, senza nulla togliere al suo originario significato
storico. Spazi che raccontano silenziosamente la loro storia antica.

Le montagne in questa regione, sono incombenti, ardite, le catene montuose si mostrano in tutta la loro imponenza e disegnano uno scenario unico, che sembra essere eternamente immutabile. Un contesto privilegiato che accoglie
nel suo territorio piccoli “episodi” d’architettura locale, chalets interamente ricostruiti con l’impiego di legno antico recuperato.

E nello chalet presentato in queste pagine tutto fa pensare ad uno spazio che, nella sua articolazione
interna, impone la sua grande forza materica: è il legno antico che investe pareti, pavimenti, scale e balaustre, è il richiamo alla “naturalità”, allo spirito vero della montagna. Tutto il materiale proviene dallo smantellamento di vecchie abitazioni montane ed è stato fornito da Serge Baz.

IN THE SAVOY MOUNTAINS
Rediscovering a chalet at Megève, which has been redesigned and rebuilt without affecting its original historical meaning and where the spaces silently recount their ancient past.

IN DEN BERGEN SAVOYENS
In Megève, bei der Wiederentdeckung eines neugeplanten und wiederaufgebauten Chalets, ohne dieses seines ursprünglichen, wahren Sinns zu berauben. Räume, die leise ihre einstige Geschichte erzählen.

Figura nota nella alta Savoia come “colui che smonta e rimonta gli chalet ”, Baz da anni ricostruisce abitazioni di montagna, mantenendo inalterato il fascino proprio delle costruzioni tradizionali e attrezzandole con tutti i comfort
richiesti ad una moderna abitazione. All’interno di questo chalet, gli ambienti si snodano uno accanto all’altro in un susseguirsi di scale, dislivelli, soppalchi e passerelle sospese. Agli eleganti rivestimenti lignei si accosta la calda tonalità della pavimentazione in pietra di Borgogna scelta per l’ingresso e la cucina, come pure la scabrosità di una parete in pietra a vista, che diventa la struttura del grande camino aperto sul soggiorno.

Nelle foto la zona pranzo pensata per essereuno spazio fruibile dalla cucina e dal grande terrazzo antistante. Organizzata intorno ad un sobrio tavolo antico, è illuminata da una serie di faretti fissati alle travature del tetto con un sistema di tiranti in acciaio.
Nella piccola cucina, separata dall’angolo pranzo attraverso due porte scorrevoli in legno, prevale il forte contrasto materico tra il legno e le superfici algide dei piani lavoro in acciaio.

Ad ogni angolo di questo chalet le prospettivano mutano e si alternano in un continuo movimento di scale che,
inaspettatamente, conducono ai vari livelli dell’abitazione. Alcune risalgono addirittura alla metà dell’Ottocento.
In ogni ambiente si respira un’intimità antica, un’atmosfera che rimanda a storie passate, raccontate nel presente
attraverso la presenza di oggetti e decorazioni propri della cultura alpina locale.

Gli idiofoni sono strumenti il cui suono è prodotto dalle vibrazioni dello stesso materiale con il quale sono costruiti. Il loro sviluppo incominciò molte migliaia di anni or sono, quando l’uomo preistorico percosse tra loro bastoni, pietre e ossa, per sottolineare i ritmi prodotti con il battito delle mani e con il calpestio dei piedi. Molti degli idiofoni primitivi, realizzati con materiali naturali,vengono ancora oggi utilizzati per accompagnare il canto o la danza o come strumenti da segnale. Alla classe degli idiofoni appartengono anche strumenti da richiamo connessi all’attività contadina e pastorale, come i campanacci, il cui suono aleatorio è determinatoda gesti percussivi involontari. Le sonagliere, sono definite, secondo il lessico tradizionale ottocentesco, come "fascia di cuoio, o d’altro piena di sonagli al collo degli animali, o a singoli sonagli, ciancianeddi", i quali vengono descritti come "piccolo strumento rotondo di rame o bronzo vuoto con due piccoli buchi, entrovi una pallottina di ferro che muovendosi cagiona suono". I campanacci, in particolare, si suddividono in due gruppi, quelli realizzati per fusione con una lega metallica formata da rame, ottone e zinco, dalla forma a campana, secondo il tipico profilo con orlo slargato, e quelli di forma cilindrica schiacciata, ottenuti dalla piegatura e battitura a freddo di una lamina metallica immersa successivamente per temperarla in un bagno di rame fuso, chiusa nella parte superiore con ripiegatura dei margini.

The signs of an ancient culture are mixed with large open plan and yet cosy architectural spaces. This chalet conveys the impression of a space strongly marked by the power of matter within its internal configuration,i.e. antique wood, which covers the walls, the floors, the stairs and balustrades, recalling
natural features and the true mountain spirit. All the material used is supplied by Serge Baz and comes from old mountain dwellings previously
knocked down.

Spuren alter Kultur mischen sich mit einer Architektur aus weiten und offenen, zugleich jedoch stillen, gemütlichen Räumen. Alles weist in diesem Chalet auf einen Raum hin, in dem die starke Wirkung seiner Materialien die Innengliederung dominiert: altes Holz kommt bei Wänden, Fußböden, Stiegen und Brüstungen zum Einsatz
und weist auf ”Naturechtheit“ hin, die wahre Lebenseinstellung in den Bergen. Das gesamte Material stammt aus dem Abbruch alter Berghäuser und wurde von Serge Baz geliefert.

Nelle camere da letto del piano superiore, l’atmosfera si fà più intima e raccolta: pochi arredi e tessuti dalle tonalità particolarmente vivaci. La parola d’ordine è la sobrietà, la ricercata eleganza di quell’ essenzialità, propria di una antica cultura contadina. Anche nei bagni, (sopra e nella pagina accanto) il legno è il vero protagonista: piccoli “gusci” foderati in larice, con soffitti tempestati di piccoli punti luce incassati nelle travi. Originale nella sua soluzione formale, la doccia realizzata con un’unica parete curva, rivestita all’esterno con assi vetricali in legno.

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