Tra i meli della Val di Non

Nella più vasta e soleggiata vallata dell’intera catena delle Alpi, la Valle di Non, troviamo il Maso San Bartolomeo. Precisamente ai piedi del dolce declivio del “dos dela Palustela”, una delle tante colline moreniche che caratterizzano il pianeggiante altipiano dell’Alta Val di Non.
Un particolare maso del ‘600 ristrutturato dalla famiglia che da generazioni si tramanda questo edificio. Inizialmente era adibito interamente a stalla e aiutava a mantenere la famiglia per particolari doti, ora ha la stessa funzione ma al passo coi tempi.
Nella storia è stato anche un convento dove approdavano per una sosta i pellegrini, poi suddiviso in più stalle dove la famiglia abitava e lavorava con i propri animali. Dai tempi in cui fu reso abitabile il complesso subiì varie ristrutturazioni; successivamente venne ulteriormente suddiviso in parti abitabili e in parti ancora destinate alla cura del bestiame. Proprio per la storia che ha in sè e che rappresenta, il gestore Renzo e i suoi genitori ci accompagnano in un tour del maso illustrandoci le varie aree e i diversi strumenti di lavoro di un tempo. Ci mostrano una specie di botte in cui si faceva il succo di mele, una macchina per pulire il grano, una mietitrice e altri pezzi vecchi ma conservati con cura, puliti e lucidati come una macchina da cucire, stufe Hole vecchie di 200 anni e altri pezzi d’arredo.

Nella foto: Sempre a piano terra ci dà il benvenuto un ingresso con nicchie scavate nel muro che ne evidenziano lo spessore tipico delle costruzioni antiche e il banco reception in legno scuro che si staglia nel bianco totale.Per la pasta: 300gr di farina, 200gr di burro, uovo 1 (o 2 tuorli) , 100gr di zucchero a velo, 1 bustina di zucchero vanigliato, 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata, 1 presa di sale
Per ripieno: 600gr di mela renetta Canada, 50gr di zucchero, 50gr di pane grattugiato amalgamato con un po’ di burro fuso, 40gr di uva sultanina, 20gr di pinoli, 2 cucchiai di rum, 1 bustina di zucchero vanigliato, 1 cucchiaino di cannella, scorza di limone grattugiata. Per guarnire: un uovo, zucchero a velo.

PER L’IMPASTO: SI MESCOLANO SALE, L’UOVO E IL BURRO ALLA FARINA, AGGIUNGENDO A POCO A POCO IL LATTE. AMALGAMARE POI IL TUTTO FINO A OTTENERE UNA PASTA MORBIDA E COMPATTA CHE VA LASCIATA RIPOSARE PER UN QUARTO D’ORA. LA PASTA PER LO STRUDEL VA STESA SU UN RIPIANO COSPARSO DA UN SOTTILE STRATO DI FARINA. SULLA SFOGLIA COSPARGERE LE MELE TAGLIATE A FETTE SOTTILI, LASCIANDO ALCUNI CENTIMETRI LIBERI SUL BORDO. ALLE MELE AGGIUNGERE L’UVA SULTANINA E COSPARGERE CON ZUCCHERO E CANNELLA. ARROTOLARE TUTTO CHIUDENDONE LE ESTREMITÀ FACENDO ADERIRE LA PASTA LUNGO I BORDI CON LA PRESSIONE DELLE MANI E ARRICCIANDOLA ALLE DUE ESTREMITÀ.
SISTEMATE LO STRUDEL IN UNA TEGLIA LEGGERMENTE UNTA; PRIMA DI INFORNARLO PENNELLATELO CON UN TUORLO D’UOVO (O ANCHE SOLO CON LATTE). LA COTTURA VA FATTA A FORNO BEN CALDO PER CIRCA 50 MINUTI. LO STRUDEL È OTTIMO GUSTATO SIA TIEPIDO APPENA SFORNATO CHE FREDDO E TAGLIATO A FETTE PIUTTOSTO GROSSE.Dopo questo tuffo nel passato abbiamo avuto anche il piacere di fare un giro nei famosi frutteti della Valle di Non che producono le succose e croccanti mele. L’escursione è stata resa ancora più affascinante in quanto il nostro giro lo abbiamo compiuto in motoslitta dato che il manto nevoso non permetteva la visita tra i meleti in nessun altro modo; una bella esperienza!
La ristrutturazione mescola materiali e tecniche costruttive tradizionali, quali il legno, la pietra, gli intonaci a calce, con le moderne tecnologie di risparmio energetico, mantenendo ancora inalterato il suo fascino di storia e ospitalità rurale. Oltre a rimanere stupita per la gentilezza e la disponibilità dei proprietari la cosa che mi ha colpito è la particolare formula di agriturismo.
Vi troviamo 10 ampie camere che si affacciano su deliziosi salottini, disposte su tre piani.
Particolari le possibilità dei servizi offerti.
I piani sono concepiti come piccoli appartamenti nei quali puoi decidere se essere un ospite passivo (con la formula B&B) oppure optare per una particolare formula in cui si ha la camera più la possibilità di avere tutta per sè una cucina con tavolo, completamente accessoriata e sentirsi anche in Val di Non come a casa, con i propri tempi e le proprie abitudini: piena flessibilità sotto ogni punto di vista. Un approccio al cliente particolare che ti fa sentire curato e coccolato.

Nella foto: Come ci racconta il proprietario: ”La nostra azienda è tipicamente orientata alla frutticoltura e in particolare è dedita alla coltivazione e produzione delle mele della Valle di Non. Sui prati dell’altipiano anauniense produciamo foraggi per animali, verdure, ciliegie, albicocche per il nostro consumo, succhi di mele e confetture di frutta.
Dai boschi della montagna del Roen ricaviamo il legname da ardere per dare energia a tutta l’azienda in un ciclo energetico completamente ecosostenibile. Infatti, l’anidride carbonica sviluppata dalla combustione del legno viene utilizzata dalle piante per il proprio sviluppo”.
È possibile anche visitare la centrale di riscaldamento a biomassa, che serve al fabbisogno del maso.ROMENO È UN GRAZIOSO PAESE DELLA VAL DI NON (VAL DE NON IN NONES, NONSTAL O NONSBERG IN TEDESCO), UNA DELLE PRINCIPALI VALLI DEL TRENTINO, SITUATA NELLA PARTE NORD-OCCIDENTALE DELLA PROVINCIA. LA VALLE È RAGGIUNGIBILE, OLTRE CHE DALL’ACCESSO PRINCIPALE COSTITUITO DALLA STRADA STATALE 43 CHE LA COLLEGA CON MEZZOLOMBARDO E LA VALLE DELL’ADIGE ATTRAVERSO LA FORRA DELLA ROCCHETTA, DA ALTRI 3 PASSI: IL PASSO PALADE DAMERANO, IL PASSO DELLAMENDOLA DA CALDARO E BOLZANO, INFINE IL PONTE DI MOSTIZZOLO CHE LA COLLEGA A EST CON LA VAL DI SOLE, DA CUI PER IL PASSO DEL TONALE SI PASSA IN LOMBARDIA. LE ESCURSIONI ALL’INTERNO DEL PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA, CHE DAL 2009 È DIVENUTO PATRIMONIO MONDIALE UNESCO ASSIEME ALLA CATENA MONTUOSA DELLE DOLOMITI DI BRENTA IN CUI È INCASTONATO. IL PARCO ADAMELLO BRENTA È LA PATRIA DELL’ORSO BRUNO, CHE QUI VIVE IN LIBERTÀ E IN ARMONIA CON L’AMBIENTE, MA È ANCHE TEATRO IDEALE PER GLI AMANTI DEL TREKKING E DELLA MOUNTAIN-BIKE.Al piano terra si può degustare la colazione negli accoglienti avvolti. Un menu curato direttamente dai proprietari con assaggi di marmellate e succhi di frutta fatti in casa, pane casereccio, svariati tipi di torte e dolci tipici (strudel, brezdel ecc.), il latte appena munto. In più inutile dire che i paesaggi infiniti e la quiete che abbiamo assaporato soggiornando qui ci hanno rigenerato per tutta la settimana. Una posizione strategica in cui per esempio a soli 2 Km ci si può rilassare in una piacevole partita a golf su uno dei più panoramici campi da golf a 18 buche delle Dolomiti, dove, in pochi minuti di auto si possono raggiungere le principali stazioni sciistiche della regione (Paganella, Folgarida-Marileva-Val d’Ultimo- Passo Mendola) e ci si può immergere nella natura con piacevoli passeggiate tra campi e prati intervallati da ordinati frutteti, o visitare i canyon naturali del rio Novella e del Rio Sass.

Nella foto: Le 10 ampie camere che si affacciano su deliziosi salottini, disposte su tre piani, sono tutte differenti, con personalizzazioni di colori e arredi fatti su misura in relazione alla tipologia della stanza.
Tutto ha il profumo del legno: dall’arredo, ai rivestimenti fino al parquet, abbinati in diverse essenze e colori.QUESTE STUFE PRENDONO IL NOME PROPRIO DAL COMUNE IN CUI FURONO CREATE DA ALCUNI MASTRI ARTIGIANI: IL COMUNE DI SFRUZ. QUESTE GRANDI STUFE, ORMAI COMUNI IN TUTTA L’AREA MITTELEUROPEA, SONO CARATTERIZZATE DAI PREZIOSISSIMI RIVESTIMENTI POLICROMI IN TERRACOTTA SMALTATA A FUOCO, PRODOTTA DALLA LAVORAZIONE DELL’ARGILLA CHE SI TROVAVA RICCA NEL SOTTOSUOLO DEL PICCOLO PAESE NONESO, E DALLAPARTICOLARE STRUTTURA INTERNA CAPACE DI TRATTENERE IL CALORE PER UN TEMPO MOLTO LUNGO.
IL MESTIERE DI COSTRUTTORE DIVENNE A PARTIRE DAL XVI SECOLO MOLT
O DIFFUSO A SFRUZ TANTO CHE QUASI OGNI FAMIGLIA POSSEDEVA UN PICCOLO LABORATORIO. QUESTA ARTE IN REALTÀ PROVIENE DALLA MAESTRIA DI ALCUNI CERAMISTI DI FAENZA CHE NELLA SECONDA METÀ DEL ?500 FUGGIRONO DALLA LORO CITTÀ PER RIFUGIARSI A SFUZ PORTANDO CON SÉ L’ARTE DELLA MAIOLICA.
DAL 1700 INIZIÒ LA COSTRUZIONE DELLE GRANDI STUFE DI COLORE VERDE SCURO, QUELLO CHE ANCOR OGGI VIENE CHIAMATO “VERDE SFRUZ”, COLORE CHE NESSUNO ANCORA È STATO CAPACE DI RIPRODURRE TANTO CHE ANCORA OGGI L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “ANTICHE FORNACI DI SFRUZ” CUSTODISCE GELOSAMENTE IL SEGRETO DEGLI INGREDIENTI PER LA PREPARAZIONE DEL COLORE, OLTRE A OCCUPARSI DELLA RISCOPERTA E DEL RILANCIO DELL’ANTICA ARTE DELLA CERAMICA DEL PAESE.

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