La torre bionica


Dodici quartieri uno sull’altro raccordati da 360 ascensori

Progetto Arch. Maria Rosa Cervera e Arch. Javier G. Pioz
Testo Ines Colombi

Il problema è quello della densità di popolazione e si è posto con forza a partire dagli anni ‘60 del XX secolo, quando
improvvisamente ci si è resi conto che la popolazione mondiale, stimata in poco più di un miliardo attorno al 1900, stava superando i 5 miliardi e sarebbe presto arrivata a una cifra attorno ai 10 miliardi. I demografi dibattono l’argomento: a volte con sgomento chiedendosi fin dove si potrà arrivare.
Chi affronta il problema in senso operativo, nel frattempo si è rimboccato le maniche per studiare sistemi per consentire
una vita comoda su un territorio dato, senza che questo implichi la tanto paventata centrifugazione. Dalla metà degli anni ‘90 alcuni ricercatori hanno proposto la “torre bionica”.
Il termine “bionico” nasce all’inizio del XX secolo e rappresenta una linea di indagine che mira a conciliare biologia e tecnologia: come lo studio della biologia può favorire lo sviluppo di elementi tecnologici coerenti con essa. Tale studio, applicato all’architettura e all’ingegneria, ha portato alla definizione del progetto di “torre bionica”.
Il concetto base è quello della “città verticale”.

Se con l’uso delle tecnologie edilizie note, una popolazione di 100.000 abitanti occupa al minimo un’estensione di 4 Kmq,
la “torre bionica” consente alla stessa popolazione di vivere occupando un territorio di un chilometro quadrato.
Ovviamente, la città verticale richiede lo sviluppo di un sistema di trasporti diverso da quello che vige nella
“città orizzontale”. L’ascensore sostituisce l’automobile, l’autobus e la metropolitana.
Il modello di città verticale che si è fatta conoscere recentemente è firmato da Javier G. Pioz e da Maria Rosa Cervera, entrambi docenti alla Facoltà di Architettura di Madrid (Spagna). L’altezza prevista della torre bionica è di 1228 metri.
La corsa all’altezza ha come emblema l’Empire State Building che, con i suoi 380 metri, è stato per decenni l’edificio più alto del mondo. Fu realizzato nel 1931: oggi i grattacieli sono giunti a circa 500 metri, con una differenza di un centinaio di metri. La torre bionica invece ne triplicherà l’altezza. La differenza sta nel fatto che non è intesa come edificio. Perché questo è una struttura chiusa: la torre bionica è invece una struttura aperta.

La pagina del quotidiano El Pais col progetto
“torre bionica”: nei disegni si mostra come
sia costruita in settori orizzontali, abitabili
man mano che sono pronti.
A sinistra si evidenzia la porzione libera
tra un settore e l’altro, al centro
un elemento verticale che ospita
gli ascensori. Pagina a lato: la torre
nel contesto di Shanghai.

I “nemici” delle torri sono: i forti venti che le possono abbattere, i terremoti che ne possono minare le basi, gli incendi che li possono consumare (come mostra l’esperienza dell’attacco terroristico alle Twin Tower l’11 settembre 2001). A tutto questo la “torre bionica” risponde con la stratificazione, la flessibilità e la trasparenza. Non una singola struttura verticale, essa è concepita come fascio di elementi verticali indipendenti ma collegati: come i canali che portano la linfa nelle piante. Ogni elemento verticale è una struttura che ospita canalizzazioni e sistemi di trasporto. Questi ultimi
sono divisi in due categorie: ascensori veloci (nella parte esterna della torre) e ascensori per tragitti limitati, nella parte interna.

WIND OPPOSITION COMPARISON SKETCH
DISSIPATION OF SUN RADIATION COMPARISON SKETCH

La torre infatti si compone di una dozzina di sezioni orizzontali, ciascuna concepita come un quartiere, separato da
quelli sottostanti e soprastanti da volumi di aria libera. Tra le strutture verticali circola aria e lo stesso avviene tra i settori orizzontali: questo evita che il vento minacci la stabilità della torre.
Tali suddivisioni orizzontali permettono di impedire che un’eventuale incendio sviluppatosi in un settore si trasmetta ad altri: sono come compartimenti stagni ma intercomunicanti: una dozzina di quartieri ognuno dei quali avrà un’altezza attorno agli 80 metri. Una base ampia, del diametro di un chilometro circa, garantisce la stabilità della torre, come le radici di una conifera che si allargano sul terreno.

Dall’alto, studio delle azioni delle forze
naturali su una struttura convenzionale
e su una bionica; rendering
della torre bionica.

 

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