Intervista

“Edificio pluralista”. Ogni appartamento ha la propria fisionomia.
Area ex legatoria Torriani, Cologno Monzese ( v.pagg. 76/77).
Giancarlo Marzorati nell’archivio del suo Studio di architettura.
“Il disordine e utile, purche abbia una sua logica riconoscibile e vi si sappia ritrovare cio che si cerca. Altrimenti diventa caos”. Alle pareti dello studio di Giancarlo Marzorati ci sono le foto di alcuni brani di citta: com’erano e come sono dopo i suoi progetti che hanno cambiato il volto di Sesto San Giovanni. Molte anche le immagini dell’Auditorium di Milano, con quella copertura che si distende come un grande abbraccio…
“Mi hanno sempre affascinato le forme tondeggianti. Ricordo che il primo disegno che imparai a tracciare sul foglio, da bambino, era quello del fiasco. In fondo lo spazio si presenta cosi alla vista: tondo, attorno al nostro punto di osservazione. Gli elementi tondeggianti sono quelli che abbracciano volumi maggiori per una superficie data: non solo sono piu efficienti, ma credo che siano piu immediatamente consoni alla nostra capacita percettiva.Alcuni anni fa disegnai una bottiglia per l’acqua minerale (“San Basilio”), per un produttore russo: le diedi una forma a cipolla come le cupole dei campanili ortodossi. E anche nelle mie architetture ritorna spesso la forma tondeggiante: accogliente e semplice…”

Apprezza la lezione di Claude Nicolas Ledoux?
“Certamente nel progettare subiamo anche le suggestioni dei grandi del passato. Ma la mia passione per la progettazione nasce dal cantiere e dalla frequentazione, sin da giovanissimo, di alcuni architetti.
Lavoravo come apprendista negli uffici di un’impresa edile e a volte mi capitava che professionisti quali Tresoldi e Salvati, o il fiorentino Bacci, mi portassero con loro a visitare le opere in corso di realizzazione. In un certo senso sono stati loro i miei maestri, da cui appresi l’ABC del mestiere. Soprattutto sperimentai la meraviglia del vedere sorgere l’edificio dal nulla. Si era negli anni ’60, e Sesto era tutto un cantiere. Avevo la percezione immediata di come si potesse conformare l’ambiente. Per effetto di questo sottile gusto del vedere sorgere la costruzione da zero, quando ne ebbi la possibilita, scelsi di iscrivermi alla facolta di Architettura… In realta cominciai da Ingegneria, alla quali ebbi accesso tramite una borsa di studio ottenuta dopo una Maturita che fu premiata tra le migliori d’Italia dall’allora Presidente del Consiglio, Aldo Moro (si era nel ’65). Ma dopo un paio di anni mi resi conto che la mia vocazione mi spingeva verso l’immaginazione, la creazione, il disegno….”

“LA VOCAZIONE E LA COSTRUZIONE ”

Concorda che la parola venga prima dell’architettura?
“La parola e prima di qualunque idea: senza comunicazione non c’e rappresentazione, non c’e concetto. E ci sono parole che per me hanno acquisito un significato particolare. Ricordo una volta, avro avuto quindici anni, mentre si andava con l’architetto Bacci a visitare un cantiere, passando accanto a una chiesa di recente edificazione questi osservo che non era ‘contestualizzata’. Non avevo mai sentito quella parola, andai a studiarmene il significato. Cosi mi introdussi nell’abitudine al gergo professionale: questo, se usato in modo proprio, e lo strumento che ti rende appartenente al mestiere.
Ma bisogna stare attenti a non cadere nella vacuita della parola: oggi tutti parlano di contestualizzazione: ma quanti la praticano veramente?”Quale il segreto del progettare?
“Mettere in discussione tutto quello che sai. Ripartire sempre di nuovo. Un’altra delle mie prime esperienze giovanili fu un dialogo con un muratore. Mi spiegava che tra balcone e pavimento occorresse la soglia, con battuta per l’infisso. Chiesi: perche? Rispose che si era sempre fatto cosi. Ecco: ci vuole la lamina per la battuta, ma la superficie puo anche essere continua: non bisogna mai dare un dato per acquisito e definitivo. Altrimenti l’architettura non provoca emozione. Comunque i muratori mi hanno insegnato moltissimo: la conoscenza del materiale, la fatica del portarlo ai piani alti, il gesto fisico della gettata del cemento…
L’architettura ha anche questa parte concreta, tecnica, alla quale bisogna restare ancorati, pur nell’evoluzione delle tecnologie. Perche il rischio e di progettare solo per cercare di stupire: e allora l’architettura diventa fine a se stessa, effimera e si priva di profondita storica.”

“ ARCHITETTURE CHE NUTRONO L’EMOZIONE DELLA VITA ”


Quanto e importante l’aspetto emozionale nel progettare?

“Oggi e molto importante: nello spazio totalmente costruito della citta, e questo aspetto cio che genera varieta, interesse e differenzia gli spazi in relazione a una precisa funzione che non puo essere altra cosa rispetto all’espressione formale. Nella citta che si e dilatata creando un tessuto continuo e soffocando il ‘genius loci’, dobbiamo riscoprire l’identita dei luoghi. Per questo propongo di edificare nuove porte per la citta. Sono sestese per nascita e per convinzione: Sesto ha una sua storia e una sua dignita. (Lo stesso, beninteso vale per qualsiasi altra citta). Ma oggi non c’e piu soluzione di continuita con le citta limitrofe: Milano, Cinisello, Monza… Le nuove porte recupereranno l’identita del luogo…”

Le soluzioni tecnologiche che influenzano i suoi progetti?
“Per esempio, l’uso delle facciate ventilate o delle doppie facciate.
La geotermia, il rispetto del rapporto con l’asse solare, i nuovi materiali che consentono costruzioni piu leggere e termicamente isolate, l’uso di materiali biodegradabili che sono in sintonia con la natura e non costituiscono una fonte di inquinamento… Tanto piu che nella realta in cui viviamo la durabilita degli edifici e sempre piu breve, perche cambiano le ragioni che ne giustificano la fruizione.
E la convertibilita dei fabbricati sara sempre piu una condizione necessaria: gia oggi stiamo progettando con l’attenzione volta a possibilita fruitive diverse da quelle per cui sono stati progettati. Ma c’e una costante che mai cambiera: il compito principale dell’architetto e migliorare la qualita della vita delle persone che a vario titolo abiteranno l’edificio.”

Nella foto: 9 giugno 2009. L’Arch. Marzorati riceve il Real Estate Award (“Mattone d’oro”) per il progetto BH4 Boscolo Hotel (Alinvest Spa Gruppo Liuni – v. pag.133) quale “Migliore Progetto Turistico Alberghiero”

Un’architettura del dialogo

Il mistero dell’atto creativo e destinato a rimanere tale. Ma il processo che precede la creazione – quel coacervo di risonanze culturali, di tecnica acquisita, di volonta e di sensibilita ? e soggetto a qualche possibilita di indagine. E nel campo dell’architettura l’atto generativo si ritrova impresso ed esplicitato in qualche segno caratteristico che diventa la “cifra” del singolo progettista, la sua identita scolpita nello spazio tridimensionale, il suo totem nel paesaggio urbano.
Il caso piu noto in materia e forse quello di Frank O. Gehry e del suo Guggenheim: un esempio lampante di come l’architettura puo essere elemento trainante di tutta una cultura, al punto da imporre sul proscenio internazionale congiuntamente il nome di un architetto, di un suo particolare stile compositivo (che nel caso di Gehry si colloca entro la tendenza decostruttivista) e di una citta.

“ UN’ARCHITETTURA CHE RIVELA, UNA FORMA CHE NON SCHERMA ”

Qual e la caratteristica del pensiero e del disegno architettonico di Giancarlo Marzorati?
Ci troviamo in un universo che a prima vista risulta complesso e fortemente dinamico. La for
ma non e risolta come volto esterno sotto il quale si articolano funzioni. Si tratta piuttosto di un estrinsecarsi di potenzialita in un quadro coerente, che non appiattisce le parti nel nascondimento. Funzioni e finalita diventano forma nel momento in cui si manifestano assieme in una sorta di ridefinizione della distinzione tra esterno ed interno.
E’ un’architettura che rivela, una forma che non nasconde sotto una facciata uniformante, ma esalta ogni singola particolarita nel momento in cui dimostra che la potenzialita di ciascuna di esse non e in contrasto con le altre.

La “Torre pluralista” e l’esempio: un edificio destinato a divenire il “Landmarck” di Cologno Monzese, alle porte nord-est di Milano. Ogni singolo piano ha una vita a se, ogni singolo appartamento e chiamato ad avere una propria fisionomia.
L’organizzazione globale e studiata per rendere possibile quest’avventura dell’unita nella molteplicita.
Non mancano altri tentativi che, nel recente passato, vanno in questa stessa direzione: l’opera del viennese Friedensreich Hunderstruttwasser,artista che ha posto l’ornamentazione e il colore, in un misto di kitch e di naif, come strumenti capaci di ricavare singolarita nascoste in diversi aspetti degli edifici (e i suoi interventi sono diventati rappresentativi di una Vienna gioiosa, capace di mantenere viva la memoria del passato), o quella del belga Lucien Kroll, che con le sue “ecologie urbane” ha ridato un volto umano a decine di palazzoni a stecca da “realismo socialista”, in essi ricavando spazi differenziati e individualizzati.
Ma Hundertwasser e Kroll hanno agito prevalentemente come “ristrutturatori”: il loro scopo e stato di dare un’anima articolata la dove il moderno aveva impresso solo uniformita spersonalizzante, grigia e anonima.
Marzorati sboccia alla liberta progettuale entro un universo in cui la tendenza all’uniformita e gia stata superata, ma la cultura del rispetto del singolo entro un quadro di armonia sociale ancora non e stato definito. In tale ambito diventa il possibile profeta di una nuova era. Inquadrando il fenomeno entro il contesto storico piu ampio: col crollo del Muro nell’89 e stata posta la pietra tombale sui grandi movimenti di massa le cui espressioni statuali hanno dato vita al grigiore ripetitivo di un razionalismo che schiaccia l’individuo nella “macchina”. Per effetto della reazione a tale caduta, gli spensierati anni Ottanta hanno dato luogo alla nota infatuazione per la volonta del singolo come avulsa dal contesto, in una specie di nuova anarchia generalizzata le cui conseguenze sono state la crisi economica scoppiata nel 2008. (A voler risalire piu indietro si potrebbe riconoscere in quanto avvenuto in questi ultimi decenni, l’estrinsecarsi dell’alternativa posta nell’Ottocento dalle due correnti dell’hegelismo di sinistra e di destra: Marx e Nietzsche).Oggi il problema e di ricondurre la liberta del singolo entro un quadro di armonia dove prosperi il dialogo e il mutuo rispetto. Non sara l’opera di un architetto a proporre soluzioni al riguardo: ma i progetti di Marzorati mostrano la fruttuosa ricerca di una via nuova che implicitamente tiene conto di queste necessita. Nella “Torre pluralista” ogni acquirente avra la possibilita di scegliere la propria porzione di facciata (definendola in dialogo col progettista) quindi la presentazione esterna dell’edificio risultera dalla somma delle sensibilita dei singoli che vi abiteranno. L’architetto non impone il suo disegno alla citta, ma offre la propria capacita progettuale come servizio, cosi che i singoli e la comunita trovino uno strumento di dialogo.Nel compiere questa operazione non rinuncia alla propria personalita, ne sminuisce il proprio ruolo di “principe dei costruttori”, lo trasferisce piuttosto su un livello differente, e inedito: quello del musicista che si fa carico non solo di scrivere la partitura (la strutttura portante dell’espressione), ma anche di dirigere l’esecuzione, garantendo che la sensibilita dei diversi soggetti in questione (i singoli) si traduca in un risultato finale in cui i molti compongano una melodia articolata, variegata e ricca di sottotoni, ma in ogni caso armonizzata entro un quadro di coerenza.
I suoi numerosissimi progetti (e tra gli architetti piu prolifici al mondo e, lavorando tanto, ha poco tempo per farsi conoscere nell’universo massmediale) sono presenti in molte parti d’Italia e all’estero, ma nella zona di Sesto San Giovanni e dintorni (per dintorni intendendo anche il capoluogo, Milano) hanno una densita impressionante. Perche Marzorati e sestese purosangue e il suo radicamento e tale che, se si togliessero le sue opere, a Sesto non resterebbe solo qualche buco, ma un’infinita di voragini, mancherebbero interi quartieri, strade, svincoli stradali, piazze e nel territorio circostante sparirebbero alcuni dei principali luoghi aggregativi della contemporaneita. Questo radicamento, questo essere l’architetto piu rappresentativo di un luogo, gli danno una marcia in piu, perche Sesto non e una piccola realta urbana, ma e stata una delle piu importanti citta industriali d’Europa e oggi sta ancora compiendo il passaggio all’era postindustriale. Quale sestese prediletto nel campo dell’arte che fu di Vitruvio e di Leon Battista Alberti, Marzorati raccoglie l’esperienza maturata nelle diverse capitali europee che gia hanno compiuto il transito alla nuova era (da Barcellona a Berlino), e lo fa con un quid di sapienza in piu, visto che il territorio relativamente piu piccolo gli consente una visione piu globale e gli interventi a scala urbana che sta realizzando vi hanno un impatto decisivo.

“IL DIALOGO E LA CREATIVITA”

“L’ARMONIA NELLA DIVERSITA. RICREARE L’IDENTITA DEI LUOGHI”

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