Susanna Magnelli




Tutto è città, tutto è antropizzato, ormai non serve più dimostrarlo.
Ma forse serve ancora riflettere sulle particolari implicazioni specifiche del fenomeno, su quali forme prenda il suo avverarsi.
L’antropizzazione estrema potrebbe essere associata al carattere paradossale che assumono pensiero e prassi del contemporaneo nelle immagini della riflessione intellettuale, di Jorge Louis Borges, per esempio, e una metafora più volte evocata è la bulimia della città.
Senza neppure più bisogno di metafora assistiamo allo spettacolo della società che non lascia più luogo affinché la vita possa riprodursi secondo i propri modi: ricavare spazio per l’umano significa toglierlo a tutto ciò che all’umano permette la vita, l’acqua che penetra nel suolo, l’aria pulita, il fragile equilibrio climatico … il paradosso risulta poco risonante, poco comunicabile e leggibile perché viene socialmente prodotto e percepito come se fosse necessario, la sua genesi risiede
nella contrapposizione introiettata tra umano e natura.

Le Badesse: Chianti e area industriale
Lorenza Racano, Annalisa Rustici, Valentina Satti

Esiste di conseguenza una gran quantità di problemi e di emergenze da risolvere in zone esterne alla città (per diffusa che sia) e da non edificare; questi problemi territoriali hanno bisogno di progetti specifici.
Possono essere considerati un’emergenza vera e propria: negli ultimi dieci anni (L. Bellicini, 2008) è stata costruita un’impressionante cubatura su tutti i suoli disponibili, la città continua continua a crescere ed a distrarre il territorio dalle sue funzioni vitali per renderlo come se fosse urbano.
Oltre ai centri urbani, alle periferie consolidate e non, oltre alla città diffusa, c’è l’urbanizzazione strisciante dovuta alla subordinazione di tutto il territorio ad una pletora di ruoli ed usi che è possibile spremere miseramente da territori altrimenti caratterizzati e ricchi. Miseramente: perché l’incuria e la miseria culturale di questi interventi è spesso devastante, e perché tale qualità appare tragicamente normale, prima di tutto alle comunità insediate. Ma più in generale per i danni ambientali e per l’irreversibilità nel breve-medio periodo dell’impatto di tali interventi, sia singolarmente che nella loro risultante complessiva.
Per esempio l’impermeabilizzazione dei suoli, la privatizzazione delle acque ora che vanno a scarseggiare, la tardiva diffusione delle energie rinnovabili, per esempio …
Nel secondo dopoguerra sono stati prodotti e moltiplicati nuclei ed aree ‘industriali’: senza che ogni volta ci fosse una sensata quantificazione e valutazione delle prospettive economiche, senza porsi troppi problemi ambientali, venivano calati in planimetria retini quadrettati sulle aree agricole; non solo negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, ma ancora adesso in piena crisi. Invece di interrogarsi su come investire per un domani migliore, mangiamo – per così dire – ciò che sarebbe dovuto servire alla semina. Gli insediamenti crescono con capannoni tutti uguali, spesso incongrui, per attività sempre più ridotte: logistiche se va bene, altrimenti e più spesso con officine, depositi, rappresentanze, e prendono forma, appunto, di urbanizzazione senza città. Sono evidenti soprattutto nei fondovalle: aree e nuclei industriali senza più industrie continuano inspiegabilmente ad espandere improbabili strade e lottizzazioni.

Valle Chiassa: aree industriali
Valentina Daveri, Valentina Maurizi, Angela Sbragi

Alluvione
Lorenza Racano, Annalisa Rustici, Valentina Satti

Un altro caso. Le piccole pianure fluviali tipiche del centro Italia sono storicamente sedi di colture irrigue che disegnano trasversalmente – con reticoli più o meno fitti a seconda delle tecnologie utilizzate – il colare dell’acqua verso il corso principale; molto spesso sono dotate di un percorso pedecollinare al quale i centri storici, in poggio o in costa, sono allacciati. Il percorso è stato a suo tempo collocato lateralmente, da parte rispetto alle colture ed ai suoli più fragili.
Ogni ordine e ognuno di questi segni risulta ora contraddetto: le nuove infrastrutture viarie – ingombranti per il gran numero delle sparse aree edificate da collegare – parcellizzano i suoli di fondovalle; frazionano a strisce longitudinali, eteronome, quella pianura fino alle rive del corso d’acqua; i suoli divengono di risulta per le risezioni di tracciati
alieni alla loro sistemazione. Essi vengono poi in molti casi appesantiti da contromisure idrauliche sempre più vaste, che dovrebbero rendere asciutti suoli alluvionali, evitare inondazioni prevedibili e conmagnelli: sone alla natura dei luoghi. Le acque sono coperte e chiuse, il loro invisibile reticolo segna paradossalmente la forma casuale dell’impermeabilizzazione dei suoli.

Infrastrutture per trasporto in Val d’Elsa
Lorenzo Nofroni, Al
essandra Righi, Raffaele Rivela

Progetto di sistemazione idraulica in Val di Greve
Marcelo Steccanella, Bianca Pellerano, Daiva Marcinkeviciute

Questi alcuni segni manifesti e forme dell’urbanizzazione, ma la città non c’è. Ci si comporta come se quei suoli fossero città perché ‘città’ non è più luogo fisico, ma mentalità, procedimento e azione senza guida complessiva.
Nelle poche pianure del centro Italia e nelle colline è addensato un enorme patrimonio naturale ed antropico che viene così sistematicamente incapsulato e sterilizzato producendone l’asfissia, la depauperazione o la diretta dissoluzione. Assimilato a città solo per avervi indotto l’impossibilità di circolazione e riproduzione di una vita varia e concatenata, con l’impermeabilizzazione dei suoli, la separazione dell’acqua dalla terra, della terra dall’aria e dal sole, gli sbarramenti ai percorsi degli animali; oppure assimilato a città solo per il sovrapporsi di ritagli incongrui, simili a brandelli di periferie, su paesaggi che conserverebbero spesso una discreta potenzialità produttiva per l’eccellenza delle specialità, per filiere corte e grande valenza paesistica. Naturalmente è anche da quel patrimonio che il paese trarrebbe in gran parte non solo le risorse per vivere, ma anche il capitale da valorizzare per il futuro.

Impianto eolico in Val di Cornia
Luca Parrini

Chi cerca di formare giovani cerca posto per il futuro; non essendoci un altro territorio di ricambio, occorre insegnare a pensare come ‘riqualificare l’esistente’ (R. Pazzagli 2008).
Nel nostro campo di azione, la Geografia per gli architetti, sono emersi e praticati temi progettuali non consueti. Qualche esempio:
 come riqualificare l’interezza strutturale delle valli, come ed in quale misura rendere in esse compatibili gli usi attuali o previsti;
 come sperimentare nuovi paesaggi agrari, sviluppando gli strument e le indicazioni regionali e degli agronomi con tecnologie leggere e sofisticate, per comporre coesistenza tra nuove sistemazioni e memoria dell’alberata;
 come utilizzare e collocare le fonti rinnovabili di energia costruendo anche in questo caso nuovi paesaggi;
 come utilizzare cave e discariche nella fase della loro dismissione inserendole con valenza positiva nel contesto territoriale;
 come integrare aree ad elevata naturalità, aree archeologiche ed aree agricole limitando l’impatto di viabilità carrabile invasiva;
 come valorizzare gli spazi interessati dalle lunghe e cicliche fasi di piena e secca di un lago;
 dove collocare un porto turistico, se proprio ce ne fosse bisogno ..

Progetto di recupero di cave dismesse
Cristina Bizzi, Roberta Verardi

Tutto ciò ha prodotto, con l’esperienza dei casi, una sorta di primo decalogo di intervento progettuale.
Il progetto viene elaborato a partire dal riconoscimento del problema, dall’evidenza del fenomeno individuato e dalla necessità di trovare una soluzione: non c’è progetto che sia un’esercitazione astratta dal bisogno di risolvere un conflitto o un problema reale.
La dipendenza del progetto dall’interdisciplinarietà è palese ed indotta dalla multiformità del problema: purtroppo la ristrettezza del tempo e delle risorse a disposizione non consente la formazione di laboratori interdisciplinari per l’insegnamento della progettazione extraurbana. Ma questa rimane una lacuna importante, come del resto
nell’insegnamento della progettazione più in generale.
La valorizzazione delle risorse, discutendo cosa ormai il termine significhi e comprenda: in senso etico quindi, cioè di comportamento progettualmente assennato che individui le risorse disponibili, le confermi e le aumenti nel tempo.
La sostenibilità viene assunta come quell’insieme di pratiche che permetta di non consumare comunque più risorse ambientali di quante se ne producono. L’ambizione sarebbe spesso di proporre come consumarne meno.
I materiali e la mentalità per operare: progettare col vuoto e col silenzio è divenuta la parola d’ordine, l’apertura della pagina bianca per la riqualificazione.

Progetto di uso delle micro turbine alle Sieci
Giovanni Cannarile, Leonardo Certini, Muharrem Dedej

Salto d’acqua
Cristina Bizzi e Roberta Verardi

Questo può significare proporre il diradamento delle urbanizzazioni senza città, ma più spesso vuol dire renderne alcuni segni compatibili con le caratteristiche delle aree extra-urbane.
La trans-scalarità dell’ottica progettuale è inevitabile conseguenza della natura dei luoghi geografici: dall’intero territorio alla proposizione di un piccolo nodo cruciale; così – per la produzione di energia – una vite senza fine o un tetto, oppure in pianura un segno delle confluenze d’acqua. Tutte le scale dialogano tra loro in modo non univoco, ma
definito dalla natura dei luoghi e dei problemi. Quindi il progetto ha natura di forma e non solo di schema funzionale, planimetrico o di regole.
Il progetto &egrav
e; inventivo in senso etimologico: riesce ad essere positivamente propositivo nella misura in cui riesce a ritrovare e ad interpretare le valenze del contesto e le sue possibilità, nonché a metterle in relazione.
Il progetto intrattiene plurimi rapporti col tempo. Le tracce conservano e ricollegano la memoria di precedenti strutture e dei loro sistemi di segni, preziosi monumenti ambientali. D’altra parte gli elementi costruttivi del progetto cambiano sensibilmente nel tempo: in ogni epoca il presente progettato ha la sua forma compiuta, indipendente dall’attesa di un’ipotetica definizione finale.

SM

Università di Firenze

Le illustrazioni sono tratte dai lavori svolti dagli studenti del Corso di Geografia,
Facoltà di Architettura, Firenze

Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali
Consiglio Nazionale degli architetti, pianificatori paesaggisti  e conservatori
Consiglio Nazionale
degli Architetti, Pianificatori
Paesaggisti e Conservatori

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