Susanna Magnelli



Il paesaggio è la forma del territorio percepita dalle persone, la sua conformazione viene strutturata nel tempo, per trasformazioni naturali o antropiche, ed i suoi valori e significati vengono partecipati a partire dalle culture locali per le quali quel processo di formazione è stato coinvolgente e quella figurazione è densa di implicazioni.
Esistono casi ormai rarissimi nei quali la presenza umana ha lasciato tracce insignificanti rispetto alle modificazioni naturali, che testimoniano però efficacemente la realtà della relazione tra gli umani e le forze di natura che presiedono alle possibilità di sopravvivenza della nostra specie.
Il processo di figurazione del paesaggio è in ogni caso continuo, avviene diffusamente per artificio umano; ma con i bruschi cambiamenti nei sistemi sociali di produzione che presiedono alla sua formazione, sono state introdotte importanti discontinuità: dalla seconda guerra mondiale la trasformazione è caratterizzata, per esempio, dalla dilagante densità degli interventi antropici, dalla frammentazione e decontestualizzazione di parti trasformate e residue, dalla monocoltura estesa su grandi superfici, dall’assenza di regole condivise d’insediamento, di coltura e alternanza di essenze, di uso dei materiali.
Tutto ciò ha prodotto e continua a produrre una potente distruzione dei paesaggi tradizionali, sistematica per estensione, ma troppo difforme all’interno in ciò che è nuovo per poter creare a sua volta qualcosa di percepibile come paesaggio: almeno nel caso che si voglia dare – come la conoscenza del patrimonio ed anche il turismo danno
– un senso positivo al termine, per il piacere prodotto, per la cultura trasmessa, per la possibilità di vivere in un contesto di armonica risultante tra opera umana e contesto naturale.

Acqua e terra: lo scambio vitale (S.M.)
Fondovalle in Chianti (S.M.)

Le proposte presentate sono state elaborate rispettivamente in una tesi discussa nell’autunno 2006 e nel corso dell’anno accademico 2006-2007

S.M. architetto, insegna Geografia presso la Facoltà di Architettura di Firenze

Il valore del paesaggio è certamente legato alle componenti economiche che ne propongono l’uso e lo sfruttamento, ma è al contempo testimonianza storica e di natura, ambiente di nuova vita e di nuova trasformazione. La povertà del nostro paese è spesso chiaramente evidenziata dall’ottica miope e parcellizzata con la quale vengono affrontate le trasformazioni: è una povertà culturale e politica prima che economica, ma la prima non può che essere il preludio della
seconda, visto che i suoi esiti sono di spreco, incuria e spesso di devastazione.
La sostenibilità, viceversa, è un principio di trasformazione che induce a non dissipare più di quanto si sappia rigenerare in termini di ambienti naturali di vita, di risorse, ed anche di ambienti storici e culturali.
Si presenta come un’attitudine costruttiva.
La sostenibilità è il nuovo modo – più complesso perché più numerosi e potenti sono divenuti gli agenti di trasformazione – nel quale l’architetto urbanista e paesaggista può chiamare lo spirito di mediazione tra le esigenze, le condizioni e le forze in campo, che ha sempre caratterizzato l’agire progettuale.

Campaldino, paesaggio nella piana
Il vulcano

Allora, la prima domanda è: dove ci sarebbe bisogno degli architetti? Poi occorre certamente conoscere prima di progettare, farsi un’idea precisa. Quindi il problema, i suoi aspetti, le forze attive: dobbiamo intenderli come un aut-aut o è possibile introdurre compatibilità?
È importantissimo che gli studenti possano individuare direttamente i problemi territoriali e di paesaggio, cimentarsi con la responsabilità che deriva da quella domanda, che facciano le loro analisi per esporsi in prima persona con le conclusioni cui pervengono; che sappiano porre il problema in termini corretti, che sappiano essere fedeli, nel momento del progetto, alla consapevolezza acquisita.

Studio delle curve collinari a Badesse
Val d’Elsa e S.P. 492, analisi del paesaggio

Ecco dunque la discussione presentata a Camerino su tre interrogativi interessanti che sono stati formulati, indagati ed in parte risolti nelle proposte degli studenti:

1. Come intendere il paesaggio naturale vulcanico dell’Etna, come rappresentarlo e parteciparlo? Intenderlo come stupefacente e soverchiante potenza della natura, come tempo incommensurabilmente protratto o istantaneo; rappresentarlo come insieme di paesaggi di quei tempi inumani (il vulcano non è il solo cratere); parteciparlo come possibilità di andarci ed esserci senza troppe guide ragionevoli,
senza sentiero, come possibilità di perdersi e ritrovarsi,
come necessità di rispettare e conoscere il vulcano per visitarne liberamente fenomeni e manifestazioni. La descrizione dello stupore come materiali per un geoparco.

2. Cosa fare di una valle ricca di paesaggi e testimonianze storiche, se il suo fondo è stato quasi staccato dal contesto vallivo, devastato da infrastrutture viarie e ferroviarie, da insediamenti industriali disposti a casaccio, da un susseguirsi di opere di respiro immediato e contingente che ne hanno reso in gran parte illeggibili le trame e gli scorrimenti (vecchi e nuovi), improponibile l’accostamento col contesto vallivo, insufficienti cronicamente le attrezzature?

Val d’Elsa e S.P. 492, verifica di tracciato

Tre i contesti studiati e tre le risposte:

a. L’infrastruttura viaria in progetto (Fondovalle Val d’Elsa) riflette la stessa logica che ha presieduto alla dissipazione del paesaggio vallivo, inseguendo i nuclei industriali, moltiplicando i suoli di risulta, le impermeabilizzazioni, gli svincoli, le nuove aree urbanizzabili ed ignorando ogni segno preesistente: proviamo ad usare criteri di analisi formale e funzionale del paesaggio per identificare ed applicare alcune regole di progettazione del tracciato. Così, per esempio, diventeranno importanti l’accorpamento delle infrastrutture, esistenti e di progetto, e la bordatura col loro fascio delle aree già urbanizzate.
b. L’insediamento industriale a Campaldino (AR) non ha forza di paesaggio né connotazione formale perché non funziona come insieme e non assolve ragionevolmente agli usi per i quali è stato realizzato (alla spicciolata), non è progettato e non ha relazioni col contesto: è possibile ricollocarlo utilizzando un vecchio tracciato ferroviario per alleggerire il traffico su gomma, in modo che si venga a trovare tra la strada e la ferrovia (perimetro), che affacci le porzioni abitative su strada (nuovo fronte urbano), che utilizzi le particelle della vecchia suddivisione idraulica agricola (regola insediativa).

Val d’Elsa e S.P. 492, variante

c. L’insediamento industriale di Badesse (SI) è incompatibile con le caratteristiche idrauliche dell’area, già abbondantemente alluvionata: va sostituito. A ben vedere c’è solo una quota di uso industriale, per la quale possono essere utilizzate le pendici e la strada di una collinetta prospiciente la superstrada; le attività commerciali possono essere separate e ricollocate vicino alla superstrada ed alla ferrovia, al bordo del nuovo parco umido che ristabilirà la naturale tendenza del luogo. La cubatura sarà minore, in compenso la viabilità sarà risolta, l’energia risparmiata e verranno resi compatibili gli insediamenti col paesaggio chiantigiano.

Campaldino, potere germinativo del lotto

3. Come progettare un intervento che contribuisca a ridare vita ad uno storico paese, Sovana, semidisabitato, adibito ormai a parcheggio, dove la gente va per ripartire dopo poco? Integrando le risorse archeologiche per le quali è così mal utilizzato con il recupero della forma urbana e della sua antica immagine, con l’apertura allo splendido paesaggio, con la sistemazione idraulica delle franose coste ortive: il recupero di un vecchio tracciato pedonale è lo strumento più semplice per assolvere a tutto ciò.
Interventi che liberano energia e risorse, interventi sostenibili.

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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

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