Superattico con oasi di verde

Servizio: Serena Orta
Testo: Walter Pagliero
Progetto: Paola Basile, architetto
Foto: Athos Lecce

Era un anonimo e insignificante tetto a terrazza, poi vi hanno costruito quello che nei palazzi romani viene chiamato “il superattico”, lo spazio più ambito per chi vuole avere un salotto mondano in terrazza. Ma qui siamo a Milano e c’è chi preferisce godere in modo privato il verde e la natura che a fatica e con notevole spesa si è fatto crescere intorno alle vetrate.

La natura è incredibile. E’ disposta a ricominciare il suo ciclo vegetativo ovunque, anche su un terrazzo di cemento dentro a una città di cemento come Milano. Basta metterle a disposizione gli elementi primordiali di cui ha bisogno: terra, acqua, aria e luce. Il proprietario di questo superattico, anche se ha scelto di vivere in città, non era disposto a rinunciare al verde e alla compagnia dei piccoli animali che vi si ambientano: in questo caso si tratta di tartarughe d’acqua e di terra, di pesci d’acqua dolce e di scoiattoli indiani (che si adattano a tutto). Questa terrazza è diventata, nelle mani di un esperto costruttore di paesaggi, una via di mezzo tra un lussureggiante giardino pensile babilonese e un’arca di Noè, ma più sul moderno.

Le casette per gli uccelli sono l’occasione per creare un paesaggio in miniatura dove passeggiano animali da Giurassic Park come le tartarughe o svelti acrobati come gli scoiattoli. Nel sottostante ruscello, come in un Eden metropolitano, guizzano pesciolini rossi.

Un giardino pensile che ricrea le condizioni dell’acquitrino è ideale per l’allevamento di molti animali, perché determina le condizioni di umidità ambientale idonee per la vita di buona parte della fauna, non solo di quella acquatica. Naturalmente diventa l’habitat ideale anche per le zanzare e bisogna correre ai ripari.

Nelle foto:La poltrona Ginevra e il nuovo panchetto, hanno tutto il sapore del tempo passato ma sono quanto mai attuali e moderni per funzionalità e tecnologia. Non prevedono cuscini ma sono studiati per garantire comunque la massima comodità di seduta.
Di grande fascino i cachepot decorativi, adatti a valorizzare un angolo del giardino. Lisci, con foglie o ispirati all’arte egea, sono tutti realizzati in pregiato cotto Impruneta. (Italgarden)

Se si vuol fare del proprio giardino pensile un vero paesaggio, si può. Lo dimostra la foto nella pagina a fronte, dove si vede l’alternanza di diverse situazioni ambientali: i sassi, la ghiaia, il ruscello, le piante acquatiche, quelle erbacee, gli arbusti e gli alberi, per non parlare dell’illuminazione notturna. E’ un’esibizione di quello che può l’architetto dei giardini (o il dilettante di talento) quando vuol ricreare la natura in tutta la sua complessità. C’è quasi il gusto del presepio vivente o delle reti ferroviarie in miniatura, dove gli elementi si collegano in un funzionamento sinergico. L’effetto sembra solo l’opera di una persona dotata di pollice verde, ma dietro c’è molto di più: un’impegno ingegneristico che fa funzionare tutto alla perfezione.

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