Strategie per il rinnovamento nel tessuto edilizio storico

La Provincia di Roma nel 1998, con deliberazione n. 335 del 26 marzo 1998, adottava il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia con la finalità principale di realizzare un’area metropolitana competitiva a livello internazionale, con un’offerta diversificata di poli produttivi e di servizi, in grado di creare condizioni e opportunità qualitativamente equivalenti per tutte le popolazioni interessate: un’area cioè senza periferie. A tal fine il Piano prevedeva la localizzazione di nuove attività, finalizzate alla realizzazione di centralità, parti di un nuovo sistema policentrico competitivo con quello romano.
Infatti, l’ambito della Provincia poteva essere considerato la giusta base di riferimento per una politica territoriale che gradualmente orientava lo sviluppo verso questo modello di ‘città metropolitana multipolare’, modificando la struttura del modello insediativo esistente: modello organizzato secondo una logica centripeta; il tutto interconnesso da assi di penetrazione stradali e ferroviari diretti sempre verso il centro di Roma.
Per la realizzazione di un diverso ‘modello multipolare’ era necessario anzitutto creare le condizioni per favorire, in un contesto territoriale di ampie dimensioni e di alta qualità ambientale, lo sviluppo delle attività produttive e dell’occupazione nelle diverse ‘centralità’, individuate secondo indicazioni che derivavano dalle specifiche vocazioni locali.
Promuovere nuove centralità non significa identificare dei siti ristretti, ma degli ambiti territoriali entro i quali possano localizzarsi nuove attività produttive e servizi alla popolazione.
In tale quadro e con questi obiettivi il P.T.C. della Provincia di Roma individuava come una specifica ‘centralità’ quella dei ‘Monti Prenestini’.
In essa ricade il Comune di Olevano Romano, insieme a quelli di Palestrina e Zagarolo, nonché di Capranica, Castel S. Pietro, Cave, Gallicano, Poli, Rocca di Cave e San Vito Romano. Alla stessa area fanno riferimento anche i Comuni di Casape, di Genazzano e di Pisoniano.
Ogni progetto è un’ipotesi di prefigurazione di una realtà futura. Come tale esso è necessariamente sotteso tra l’inerzia, la pesantezza, la resistenza della concreta situazione attuale ed il desiderio di alleggerirla, di svincolarla, per imprimerle un nuovo sviluppo che sia compatibile con le aspettative e le risorse materiali e culturali degli uomini che lo promuovono.
Da un lato quindi l’interpretazione della realtà presente con tutte le sue contraddizioni, dall’altro la volontà, la coscienza e la passione del fare con la carica ideale – a volte anche utopica – motivate e conservate pazientemente nel tempo. Proprio dalle contraddizioni con la realtà, dal manifestarsi di un certo problema, dalla insostenibilità di una particolare situazione, nasce l’istanza al cambiamento, alla ricerca delle azioni possibili per tentare una soluzione.
Ciò avviene non solo quando le scelte riguardano esclusivamente noi stessi, ma anche quando coinvolgono gli altri, molti altri se il cambiamento – come nel nostro caso – riguarda la modificazione dei luoghi, il progetto dello spazio in cui organizzare le attività e promuovere lo sviluppo di un centro abitato, pur di piccole dimensioni, come Olevano Romano.
In altri paesi europei (Francia, Spagna, Olanda, Svizzera) sono operanti, da oltre 30 anni, strumenti urbanistici propositivi ed attuativi, i cosiddetti ‘progetti urbani’, che cercano, con buoni risultati, di dare immediata esecutività a problemi locali circoscritti, intervenendo ad una scala intermedia tra quella urbanistica e quella architettonica.
La grande attenzione ai caratteri dei luoghi ed alle condizioni degli abitanti, alle loro necessità ed aspirazioni, permette di dare ad ambiti definiti risposte limitate, ma tali da migliorare situazioni più vaste, molto al di là dei confini del progetto.La ricerca progettuale attuata ad Olevano Romano si è mossa dal presupposto che alla qualità degli esiti realizzativi, concorrano tutti gli operatori coinvolti con la comune finalità del primato dell’utente (sia esso abitante o turista, studente o impiegato, artigiano, operatore commerciale, imprenditore …) e dal valore sociale e non autoreferenziale del progetto. La ricerca di un metodo convalidabile e trasmissibile parte infatti dalla convinzione che la qualità dei risultati finali, non dipenda unicamente dalla qualità dei progetti, ma che essa sia realmente raggiungibile solo in presenza di condizioni valide a monte ed a valle del momento progettuale.
Il progetto sembra quindi legittimarsi (dal 2000, inizio delle fasi progettuali, al 2005, conclusione dei lavori) in funzione di un mutamento continuo della composizione del suo prodotto, nel dialogo con la committenza ed in un atteggiamento sperimentale aperto a soluzioni differenziate e complessivamente risultanti da questa forma di negoziazione continua.
Questi progetti testimoniano un lungo e faticoso lavoro di indagine critica, di rilievo scientifico dell’esistente, di ricerca ed interpretazione dei caratteri del luogo.
I progetti per Olevano Romano qui presentati, pur relativi ad un insieme di aree insistenti sul versante sud del nucleo urbano e comunque inseriti in una più ampia scala di previsioni e progettazioni, propongono di risolvere complessivamente i problemi più rilevanti individuati, così riassunti:
 difficoltà di accesso pedonale e carrabile al centro antico ed alle zone limitrofe;
 insufficienza quantitativa e di posizione di parcheggi temporanei e permanenti;
 sottoutilizzazione e fatiscenza di edifici e strutture di rilevante valore architettonico ed ambientale, nonostante la loro localizzazione strategica;
 degrado degli spazi pubblici dovuto sia all’uso improprio degli stessi, sia all’assenza di un riconoscibile sistema di fruizione;
 insufficienza di spazi adibiti a servizi pubblici a destinazione commerciale, amministrativa e culturale;
 carenza di strutture culturali e per il tempo libero.
Il metodo adottato per dare soluzione progettuale ai problemi, consiste nell’individuare alcuni punti nodali sui quali accentrare i nuovi interventi e legarli in un disegno unitario di riqualificazione che abbia la capacità di coinvolgere, non solo gli edifici e gli spazi esistenti limitrofi, ma anche di estendersi all’intero nucleo urbano.
Lo strumento più adatto ad esplicitare questo programma e questa rete di relazioni, permettendo l’attuazione del piano attraverso singoli e successivi progetti architettonici, è senza dubbio quello del ‘progetto urbano’.
Gli interventi urbani individuati riguardano: la sistemazione e rifunzionalizzazione di via Roma e delle piazze Umberto I, Laudenzi, del Fante ed Aldo Moro; la razionalizzazione dei parcheggi esistenti lungo la via S. Pertini attraverso una scala di collegamento; il recupero del Lavatoio ‘Fontanelle’ della via S. Martino e la costruzione del parcheggio ‘Fontanelle’ (quest’ultime nuove porte d’ingresso al centro urbano);
l’ampliamento della piazza e del palazzo del Municipio ed, infine, il riuso – mediante nuovi progetti architettonici – dell’ex Frantoio e della ex A.S.L., rispettivamente come ‘Museo Archeologico e delle Arti e Tradizioni locali’ e come ‘Teatro Comunale’.
L’idea di progetto consiste nell’aver ridefinito il fronte sud di Olevano Romano in una espressiva immagine unitaria e corrente attraverso la soluzione tecnica dei singoli problemi funzionali, riconnettendo pedonalmente in un’unica sequenza spaziale (via Roma e il sistema delle piazze – via della Rocca) le principali attività pubbliche, amministrative, commerciali e culturali, da piazza Aldo Moro al Castello, e intersecandolacon una rinnovata ed attrezzata viabilità carrabile e pedonale.
Attraverso gli interventi progettati riemerge il ‘carattere’ del luogo, riproponendo la complessità degli spazi, degli affacci, delle connession
i e più in generale delle ‘atmosfere’ in esso presenti.
Gli elementi di dettaglio a ‘scala urbana’, ricorrenti nel progetto, quali i gradini, le sedute, il corrimano, i setti murari e tutti gli altri elementi caratteristici, sono stati ‘tipicizzati’ nelle dimensioni, nei materiali, nel disegno delle sezioni e nei rivestimenti, al fine di rendere più uniforme l’immagine globale ed esplicitare la coerenza della metodologia d’intervento.
Anche i sistemi di illuminazione e le alberature sono state posizionate secondo allineamenti prescelti, o in modo puntiforme, per rispondere, anch’essi, a queste nuove regole d’ordine visivo.
La redazione dell’‘intero progetto urbano’, ha permesso all’Amministrazione, attraverso la sua adozione con valore di ‘piano’, di programmare per i singoli interventi, già identificati, i tempi e le modalità della sua realizzazione, senza compromettere la sua efficacia, che naturalmente si esprimerà totalmente a ‘piano ultimato’, con tutti i progetti realizzati.

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