Stella Agostini



La contraddizione e la fragilità che contraddistinguono la ruralità nella città diffusa segnano l’incapacità di riprodurre quella forma significante che Howe descrive come espressione al contempo di esigenze fisiche e psichiche, oltre che ambientali e produttive. Una forza che è sempre stata l’essenza del paesaggio agrario, che elegge ad iconemi
della percezione le soluzioni architettoniche, distributive e planimetriche capaci di dare una risposta ottimale alle precondizioni locali.
Usare l’architettura rurale come strumento progettuale, dimenticando di riconnetterla alla tessitura di relazioni in cui è inserita, ne nega la forza simbolica e dà luogo a codici architettonici che possono portare risultati imprevisti e non sempre desiderati. Gli effetti di questa pratica si leggono bene nell’area metropolitana milanese, dove la produzione
agricola copre il 2% dell’economia provinciale, impegnando 5.500 imprese.
Milano si colloca al centro della pianura padana, sulla linea che divide la bassa irrigua dall’alta pianura asciutta. L’ultimo censimento registrava la presenza di 144 aziende attive con 3.500 ettari del territorio comunale dedicati all’agricoltura.
I segni di queste presenze si rivelano nel paesaggio meridionale descritto da Cardarelli, tutt’acqua e vegetazione fluviale,1 modellato da un’agricoltura che ha raggiunto il suo massimo sviluppo, sebbene oggi ben lontano da quell’estetica funzionalista che ieri era capace di fondere l’utile dei campi con l’utile dell’operosità cittadina.
Nella megalopoli generata dallo sprawl urbano, dove il territorio ‘artificializzato’ (Provincia di Milano, 2007) copre il 42% dell’intera superficie provinciale, le pressioni di trasformazione frammentano e scompongono la ruralità, attribuendole nuovi significati che non sono più correlati al luogo, ma agli obiettivi del progetto.
Trasportandone gli effetti all’architettura emergono tre tendenze interpretative: l’architettura rurale del/nel recupero, l’architettura rurale del/nel nuovo, l’architettura rurale del/nel modello.

fig. 1. La valorizzazione del locale nell’attenzione dell’imprenditore agricolo proprietario
fig. 2. La rusticità della residenza

I nuovi sensi della ruralità
Nel recupero il progetto della ruralità porta tutta l’impronta della committenza e varia in relazione alla proprietà ed al contesto produttivo.
La proprietà impegnata in agricoltura mira a valorizzare i caratteri architettonici e compositivi originari e le relazioni con il luogo (fig. 1).
Nell’area milanese solo un quarto dei campi è coltivato da aziende proprietarie. Il resto delle proprietà, fra cui 57 contratti d’affitto su terreni del Comune di Milano, subisce il richiamo dei valori raggiunti dalla rendita fondiaria. Il risultato è l’incertezza contrattuale e imprenditoriale, con contratti rinnovati di anno in anno, in attesa dello sfratto per
una valorizzazione urbanistica delle aree.

Il recupero al di fuori del contesto produttivo si traduce perlopiù in una conversione ad uso residenziale.
Il rischio più insidioso è l’imitazione di una ruralità scissa da ogni utilità, che porta ad inserire elementi che perdono senso e ruolo nel progetto.
È la rappresentazione non più della funzione, ma della finzione dove i balconi sostituiscono i ballatoi, i grigliati di ventilazione dei fienili vengono introdotti nei corpi scala, le barchesse2 bucate per raggiungere i rapporti aeroilluminanti (fig. 2).
L’interpretazione dell’architettura rurale nel/del nuovo modifica i propri riferimenti in relazione alle destinazioni d’uso.
Il contesto produttivo, per l’urgenza di stare al passo con la velocità delle introduzioni tecnologiche, sceglie come tipologia di riferimento la logistica industriale, negando ogni relazione con le risorse locali (fig. 3).
Nella residenza, come già visto per il recupero, l’interpretazione della ruralità è libera e nostalgica e ricama le nuove ville ‘rustiche’ metropolitane con portici ed archi, che ritornano in tutti gli elementi di composizione interna ed esterna.

L’interpretazione del/nel modello riguarda soprattutto gli edifici pubblici e il terziario, dove l’iconema viene smembrato, manipolato e ricomposto per restituire alla percezione del pubblico una forma insignificante come nuovo riferimento locale. È il caso del centro commerciale chiamato ‘La corte lombarda’ che viene presentato esaltandone le ‘caratteristiche architettoniche e concettuali, che riprendono la tradizionale cascina lombarda caratterizzata dai tipici archi coi mattoni a vista e dal colore giallo Milano’3 (fig. 4).
Gli effetti di questi diversi modi d’intendere la ruralità in architettura si traducono in:
 perdita della forma significante
 caos paesistico
 dis-orientamento nella percezione del paesaggio agrario e sua conseguente debolezza rispetto alle pressioni di trasformazione
 creazione di nuovi scenari metropolitani, uguali, invasivi e insignificanti che ovunque producono disagi sociali e altro degrado.
Per il ruolo che l’Unione Europea ha riconosciuto all’agricoltura, nell’ambito della ‘Strategia tematica per la protezione del suolo’, il progetto rurale non può ridursi ad una questione di pertinenza o congruenza al contesto, né può essere solo rapportato alla riproduzione di certi caratteri compositivi o distributivi o in originali creazioni, bensì in ciò che Kahn definiva la capacità di portare in presenza ciò che già è.

fig. 3. La ruralità industriale dell’impresa
agricola moderna
fig.4. La nuova ruralità del terziario

Questo non significa usare la ruralità come ‘nostalgia modellata’, parafrasando il giardino di Metzlersche,4 quanto identificare i punti e le relazioni a cui ancorare il progetto per essere consapevoli della materia, degli strumenti e degli effetti. Riconoscere che caratteristica prima della ruralità – sia essa un segno attivo, presente o passato – è emergere
da un sistema rurale, trama di sinergie in cui richiede di essere ancora compresa, definita e trasformata.
Nel 1890 Demetrio Pianelli osservava che l’intimità di Milano con la sua campagna era tale che città e campagna erano nelle sue pagine come il diritto e il rovescio di una sola medaglia. Diceva anche che ‘qui il nuovo divora l’antico’5 e nel 2008 la campagna è scomposta in frammenti di città sparpagliata, in balia di processi di sviluppo casuali e imprevedibili.
Questa tendenza è causa ed effetto dell’indebolimento del senso e del valore delle aree agricole, la cui percezione si modifica in relazione al regime dei suoli.
Nel continuum urbanizzato, l’agricoltura, percepita come periurbana, rischia di restare una struttura assente, una marginalità territoriale sussidiaria alla città diffusa; un suolo, al momento coltivato, già in attesa di un altro utilizzo.
Un rischio che si concretizza quando le aree ormai assediate dall’urbanizzato vengono definite ‘vuoti agricoli’.6
L’urgenza di rispondere alle nuove dinamiche territoriali e infrastrutturali, che nel caso milanese diventano vertiginose in preparazione dell’evento Expo 2015, richiede di ripensare alla sostenibilità dei progetti e dei piani, recuperando ruoli e valori della ruralità come strumento progettuale oltre che come risorsa alimentare, ambientale e paesistica.
È a questo punto per noi necessario, come raccomandava Assunto, 7 recuperare criticamente non il passato, ma la sua lezione.
Scoprire il sistema rurale come strumento significa lasciare che il progetto si apra ad altre visioni, passando da un’ottica di agricoltura periurbana, ad una di ‘città periagricola’, dove la città diffusa si incontra con una struttura presente che non può essere più solo condizionata, ma che è anche, e soprattutto, condizionante.

SA

Università degli Studi di Milano
Facoltà di Agraria
DiPSA Dipartimento per la Protezione del Sistema Agroalimentare e Urbano
e Valorizzazione delle Biodiversità

1. Cfr. Cardarelli V., Il cielo sulle città, Milano, Mondadori 1949.
Portici di fronte al rustico o alle stalle a formare una zona coperta di lavoro e deposito
(cfr. Agostini S., Pizzingrilli P., Rausa P., Il patrimonio rurale vernacolare ai margini della
metropoli. Milano. LibreriaClup, 2006).
Subito in tanti al centro commerciale ‘La Corte Lombarda’ appena inaugurato, in La
Gazzetta della Martesana, Bellinzago Lombardo, 4 Dicembre 2006, p. 5.
2. Cfr. Metzlersche J.B., Verlagsbuchkandlung, Stuttugart, 1981.
Cfr. De Marchi, E., Demetrio Pianelli, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1960.
3. Cfr. Comune di Milano, Milano verso il suo futuro, Primi contenuti strategici, Piano di
Governo del Territorio, Novembre 2007.
Cfr. Assunto R., Il parterre e i ghiacciai, Novecento,1984

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