Le due facce della NATURA

Prima la calma sotto il sole, il lavoro dei campi ultimato, il frinire delle cicale, poi la gelida tempesta che aggredisce la vita e la distrugge. Questa è la parabola della vita che l’artista Magnani comunica sulla tela con grande partecipazione. Con una tecnica incredibilmente raffinata questo pittore di Parma s’inserisce a pieno titolo nella schiera dei paesaggisti preromantici, quelli che dalla grazia neoclassica precipitano poi nello Sturm und Drang.È importante abbinare la visione dei suoi quadri alle sue parole: “È come se io fossi  un’antenna, un ricevitore che capta il grido sofferente della Natura tradita e offesa, e le dà voce e scena affinché tutti la odano e riflettano su quanto sta avvenendo. L’uomo sta rompendo irrimediabilmente il legame armonico con la natura e la natura, ferita, si ribella.” Sono dipinti che s’inseriscono nella tradizione del paesaggismo ottocentesco, di cui conservano la dimensione classica e vagamente religiosa alla Millet, ma con all’interno un messaggio modernissimo: un grido di dolore per il male che l’uomo contemporaneo può infliggere alla natura.

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