Speciale:

Azienda agricola Spacchetti

"olio di Montefalco"

L’azienda di Lamberto ed Eliseo Spacchetti coltiva i propri uliveti sulle colline di Montefalco, dove la visuale spazia su buona parte dell’Umbria centrale: dalle fonti del Clitunno, a Trevi e a Spoleto. Ampi spazi aperti che contrastano col borgo medioevale di Montefalco rinserrato all’interno delle mura trecentesche. Non distante dal centro storico in località Colle Ciocco sorgono, a un’altezza di 420 metri, i nove ettari di uliveto (con ulivi della varietà Moraiolo, Frantoio e Leccino) di proprietà dell’azienda, che godono di ottima esposizione su terreni sassosi, ben esposti e ventilati con notevole ricchezza di scheletro. L’azienda agricola è stata fondata nel 1935 da Settimio Spacchetti e viene attualmente gestita dai suoi due figli che ne seguono la tradizione. Le olive vengono raccolte alla fine di ottobre e “molite” entro
le 24 ore con le antiche mole di pietra nel frantoio Metelli di Foligno secondo il sistema tradizionale. La raccolta è precoce e viene effettuata a mano per evitare le ammaccature. La spremitura viene effettuata a freddo, per tensione superficiale, sulla pasta ottenuta dalla frangitura.

La produzione aziendale di olio extra vergine di oliva è limitata a una media annua di 25 hl e viene articolata in tre tipi diversi: il Fiore (ottenuto per sgocciolamento, dal gusto particolarmente delicato, consigliato per il condimento a crudo di pesce, roastbeef, bresaola, carpaccio e carne ai ferri); il Fruttato (dall’intenso profumo e dal gusto leggermente piccante, ottenuto da olive non completamente mature, ricco di clorofilla e polifenoli, indicato per bruschette, insalata, verdure cotte, legumi e zuppe); il Gentile (ottenuto da olive di piena maturazione, ha un delicato profumo di frutto maturo ed è consigliato per il pesce e le fritture).

Casa vinicola Pietro Nera

"vini della Valtellina superiore"

L’attività vinicola dell’azienda familiare “Pietro Nera” ha inizio negli anni ‘40 con Guido Nera al quale è succeduto negli anni ‘50 il figlio Pietro, che con caparbietà ed orgoglio ha aumentato la proprietà fino ad accorpare circa 38 ettari di vigneto nelle classiche zone di produzione di Sassella, Inferno, Grumello e Valgella. Stefano Nera, figlio di Pietro, in qualità di enologo ha stabilito con rigore i procedimenti e le cure sia per la coltivazione che per la lavorazione delle uve nella cantina di famiglia a Chiuro, in provincia di Sondrio. L’altro figlio, Simone, si occupa dell’attività commerciale. Impegno particolare della famiglia è stata la riconversione dei vigneti, tutti collinari, in nuove strutture a terrazzamento tradizionale, a gradoni o a giropoggio per consentire una lavorazione meccanizzata e migliorare l’attività di fotosintesi delle foglie.

Aiutandosi anche con la selezione clonale, Stefano Nera è riuscito ad avere a disposizione la migliore materia prima in modo da ottenere prodotti di qualità che si sono ben qualificati in concorsi internazionali come l’International Wine Challenge di Londra. L’azienda produce tutti i vini della Valtellina (Sforzato, Sassella, Inferno, Grumello, Valgella) DOCG e DOC e presenta alcune “riserve della casa” di assoluto prestigio tra le quali è da segnalare il “Signorie Riserva DOC”, invecchiato almeno per due anni, che vede nella sua formula abilmente miscelati i vini Nebbiolo (95%), Pignola, Rossola e Brugnola. A questi sono stati affiancati due nuovi vini: il “Sorèl”, vino rosso moderno e innovativo e il “Rezio”, frutto di un accurato uvaggio di Nebbiolo vinificato in bianco e Chardonnay, entrambi provenienti dai vigneti della famiglia Nera.

Cantina Sant’Andrea

"vini del Circeo e di Terracina"

Quella della cantina Sant’Andrea è una vera storia che s’intreccia con quella con la S maiuscola. Partito col produrre
vini Zibibbo nell’isola di Pantelleria, Andrea Pandolfo, bisnonno dell’attuale proprietario, nel 1880 prese la decisione
di vendere tutto e di trasferirsi in Tunisia acquistando 60 ettari di terra vergine vicino al Capo Bon nel Nord Est di quel paese. Un lavoraccio da pioniere. All’inizio del ‘900 ultimò la cantina e nel 1904 iniziò ad affrontare coi suoi vini il difficile mercato francese. Gli affari prosperarono fino agli anni ‘40, quando la fillossera invase la Tunisia e azzerò il vigneto. L’azienda tirò avanti coltivando grano, orzo e segale. Poi arrivarono le prime barbatelle innestate resistenti a quella malattia e tutto ricominciò alla grande. Ma vent’anni dopo un nuovo male si profilava in Tunisia: il nazionalismo magrebino. Alla famiglia Pandolfo, in quanto italiani, tutto venne confiscato e dopo 80 anni di grande lavoro non rimase che fare le valigie e tornare come profughi in Europa.

Con i risparmi acquistarono un piccolo podere a Borgo Vodice, vicino a Latina, che diede le prime uve nel ‘68. La vita ricominciava producendo vini ottimi con le etichette scritte a mano. Attualmente l’azienda è gestita da Gabriele Pandolfo, sua moglie Enza, suo figlio Andrea, sua cognata Ornella, con la supervisione di sua madre Elena. Le collezioni sono due: una linea classica che rappresenta la tradizione dell’azienda (il Bianco, il Rosato, il Rosso del Circeo e il Moscato di Terracina con relativo spumante) e la selezione Acquerelli (moscato di Te
rracina, Bianco e Rosso DOC Circeo).

Arnaldo Caprai

"Sagrantino di Montefalco"

L’Arnaldo Caprai è ormai riconosciuta come l’azienda leader nella produzione di Sagrantino di Montefalco, il grande vino rosso prodotto da uve Sagrantino, un vitigno unico che cresce solo nell’area di Montefalco. La più antica testimonianza risale all’impero romano, quando nel I sec.d.C. Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia” parla dell’uva “itriola” come uva tipica del territorio di Montefalco. Essendo l’attuale uva Sagrantino una varietà solo locale che non ha nessuna somiglianza con altri vitigni, è da considerrsi autoctona: quindi coincidente con quella indicata da Plinio oppure una sua naturale evoluzione. Anche se la prima documentazione del nome Sagrantino riferito al vino rosso risulta solo nel 1598 in un atto notarile conservato nell’Archivio di Assisi. Una così lunga conservazione è senz’altro dovuta sia alla sua robustezza sia alla qualità del suo vino che nei secoli ha continuato a piacere. Il vigneto Collepiano di Arnaldo Caprai si trova in un territorio che gode di un clima con estati calde e asciutte e inverni freddi con sporadici fenomeni nevosi.

Tradizione e innovazione sono le parole guida di questa cantina che si trova nel cuore del territorio dove per cinque secoli si è continuato a produrre tale vino. Infatti, oltre a mantenere le più antiche tradizioni nella sua coltivazione, dal 1990 collabora sia con la Facoltà di Agraria dell’Università di Milano sia col Parco Tecnologico dell’Umbria per la sperimentazione di questo vitigno in campo agronomico ed enologico. Il frutto dei perfezionamenti dovuti alla ricerca si possono già verificare: oggi il Sagrantino di Arnaldo Caprai è un vino potente ed elegante che esprime in simbiosi perfetta il carattere e l’opulenza del genius loci umbro.

Paolo e Noemia d’amico

Un Merlot, due Chardonnay e un Orvietodel Lazio

E’ un’azienda agricola giovane che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni e nell’amore per la terra e per i suoi frutti. Un uomo di mare, perché nato in una nota famiglia di armatori napoletani, e sua moglie, una dinamica e affascinante brasiliana di discendenza portoghese, spinti dal desiderio di esprimere nell’arte del vino tutta la loro propensione per ciò che è speciale e dà sapore alla vita, hanno acquistato una tenuta nel cuore dell’antica Tuscia, ai confini tra Toscana, Umbria e Lazio, dove la coltivazione della vite è un’arte praticata con successo da tempo immemorabile. I risultati si sono stati superiori alle più rosee aspettative: i vini di Casa d’Amico si sono subito imposti all’attenzione degli intenditori per il connubio vincente tra semplicità e raffinatezza.

Esaminiamoli uno ad uno iniziando dal più “fresco”: l’Orvieto secco “Noe”, con sentore di fiori bianchi e frutta; poi ci sono due Chardonnay, uno fermentato prima in serbatoi d’acciaio e poi in barriques, chiamato “Calanchi di Vaiano”, ottimo per il pesce, e uno soltanto in barriques francesi nuove chiamato “Falesia”, che ha sentore di frutti maturi e rovere. E non va dimenticato l’elegante merlot del Lazio “Villa Tirrena”, un vino caldo e secco da invecchiare.

Azienda Agricola

Orazio Candido

I siciliani sono consapevoli, anzi fieri, di discendere dalla Magna Grecia, per cui la cultura classica qui è di casa. Questo
fa meglio comprendere perché un’azienda agricola di Modica (dove è nato il poeta Quasimodo, gran traduttore della
poesia greca antica) crea il marchio ”Odisseo, il vino del mito”, simbolo di forza e d’avventura come Ulisse (in greco Odisseo) il primo eroe moderno della cultura occidentale. Ma i vini della “virtuosa famiglia” Candido sono all’altezza di tale marchio? Val la pena di scoprirlo assaggiando sia i rossi da invecchiamento, sia i bianchi morbidi e freschi, ma anche il moscato da meditazione. Il rosso “Odisseo” IGT Sicilia è stato il primo vino che ha prodotto l’azienda: fatto di uva Nero d’Avola con tre giorni di permanenza sulle bucce, pressatura soffice e fermentazione in vasche d’acciaio inox. E’ stato seguito da un rosso più importante: l’Eloro Pachino DOC, che ha maggiore gradazione (13,5%), un profumo di muschio più intenso, un retrogusto vellutato. Per i bianchi ci sono il Bianco Odissea IGT Sicilia, tratto da uve Insolia, Malvasia e Trebbiano, e l’Insolia Sicilia sempre IGT di sola uva Insolia che dà un vino fresco dai toni delicati.

Il Moscato di Noto è un bianco aromatico, tratto da uve punteggiate caratteristiche, che ha una gradazione alcolica del 12,5%, un profumo intenso e un gusto molto personale. Da apprezzare giovane. Tutti i vini “Odisseo” prodotti dall’azienda agricola Orazio Candido provengono da un declivio di Contrada Bufalefi, in provincia di Noto, a 60 metri sul livello del mare, ai confini del Parco Naturale di Vendicari dove un microclima particolare trasforma l’inverno in una piccola estate che dà il via alla fioritura dei mandorli e al trionfo degli agrumi. Molto vicino alla tenuta, oltre il torrente Tellaro, ci sono i resti di una antica villa romana con splendidi mosaici che narrano le avventure di Odisseo.

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