Specchi da camino

Testo di: Pierdario Santoro

Lo specchio ci ha sempre affascinato per la capacità di mostrarci quali gli altri ci vedono, non solo nell’aspetto interiore, ma anche per quei segni psicologici consci od inconsci, che ci caratterizzano. Qualità generalmente assente negli animali, che raramente si riconoscono allo specchio. L’utilizzo dello specchio non era relegato alla sola attività dello specchiarsi, ma anche a quella dell’arredamento. Per creare effetti prospettici, replicando le immagini e moltiplicando l’effetto decorativo. Per rifrangere la luce, rafforzando l’illuminazione degli ambienti; a tale scopo furono applicati agli specchi bracci con la funzione di reggere candele, bugie, torcere, lampade, ecc; anche perché era più facile pulire dall’annerimento del fumo la lastra di vetro, piuttosto che altri materiali.
Un altro uso fondamentale degli specchi è stato quello di arredare i camini. Le specchiere da camino, chiamate anche caminiere, iniziano ad essere impiegate a tale scopo dalla seconda metà del XVII secolo. L’altissimo costo di produzione degli specchi ne limitò a lungo l’uso, rendendo per molto tempo l’impiego a fine decorativo dei dipinti altrettanto se non più conveniente; anche per questo la loro rottura è stata sempre considerata così male augurante.

Nelle foto: Metodo di soffiatura del vetro detto a corona
Metodo di soffiatura del vetro detto a cilindro
Metodo di colatura del vetro, (Le tre tavole sono tratte da "Encyclopédie" di Diderot & D’Alembert)

Fino a tutto il Quattrocento si erano preferiti specchi costituiti da lastre metalliche, soprattutto d’argento, al posto di quelli realizzati con vetri fragili e meno riflettenti. Tali specchi avevano dimensioni ridotte ed erano principalmente da persona. Gli scarsi specchi in vetro erano prodotti principalmente in Germania. Venezia cercò a lungo di carpire il segreto di tale fabbricazione, ma solo dal 1507 i Dal Gallo inizieranno la fabbricazione di specchi, che rese famosa la Dominante. Incominciò così la collaborazione tra i vetrai, che soffiavano le lastre e gli "specchieri", che le tagliavano, le spianavano,
le lucidavano e le "argentavano" con un amalgama di stagno e mercurio, chiamato argento vivo. La soffiatura delle lastre di vetro avveniva in due modi. Con il metodo della "corona", consistente nel roteare un pezzo di vetro fuso, il "bolo", in modo che per forza centrifuga si
creasse un disco piano. (1)

Nelle foto:
XIX secolo
Specchiera, cm 140 x 90, in legno intagliato e dorato, Lombardia, metà XIX secolo. Notiamo la fantasia della sagomatura, tipica dell’eclettismo, che qui si connota di caratteri neogotici.
XVIII secolo
Specchiera, cm. 202 x 108 in cui la cornice, compresa la cimasa, è interamente rivestita di specchi bianchi e blu. Venezia, prima metà del XVIII secolo.
1780
Specchiera, cm. 182 x 88, in legno intagliato e dorato, Emilia, stile Luigi XVI, circa1780. Notare l’arricchimento della cornice con impiallacci di noce.

Con quello detto a "cilindro", soffiando una bottiglia cilindrica da cui si tagliavano il fondo e l’imboccatura, ricavando un cilindro (2), che era poi tagliato da una parte e aperto rimettendolo in forno in modo da ottenere un foglio piano rettangolare. La fabbricazione veneziana di specchi di qualità portò gradualmente alla scomparsa di quelli metallici e
creò una situazione di monopolio, che procurò grandi ricchezze alla Serenissima. Nel 1665 Colbert, ministro di Luigi XIV, riuscì a portare in Francia tre specchieri veneziani Barbini, Cimegotto e Civran, insieme con altri operai, per farli lavorare nella Manifattura Reale degli specchi, che aveva appena fondato al Faubourg Saint-Antoine a Parigi, Venezia ordinò loro di rientrare e nel 1667 ne fece addirittura assassinare due, il che convinse gli altri al rimpatrio; ma ormai il segreto era trapelato.

La Francia, che era uno dei maggiori committenti di specchi veneti, si rese così autonoma.
Nel 1692 sorgeva a Saint-Gobain la Società dei Grandi Specchi, divenuta l’attuale colosso mondiale, che grazie all’innovativo sistema di colatura inventato da Bernardo Perotto nel 1687 fu in grado di produrre lastre di vetro di m. 2,27 altezza; superando Venezia dove Liberale Motta era riuscito, una trentina d’anni prima a farne d’alte m. 1,70. Da questo momento fu possibile realizzare grandi specchi d’arredamento, che coprivano intere pareti (10); come la famosa galleria degli specchi di Versailles. Il camino, che costituiva un importante elemento d’arredo, non poté restare estraneo a tale evoluzione ed enormi specchi lo adornarono in modo da inserirlo in maniera armonica nelle "boiserie". Sovente, analoghe specchiere erano collocate su console disposte simmetricamente.

Nelle foto:
1770
Specchiera, cm 140 x 145, in legno intagliato e dorato a mecca, Napoli, transizi
one tra lo stile Luigi XV ed il Luigi XVI, circa 1770. Notiamo che ad un decoro ormai neoclassico si accompagna una sagoma ancora arcaica, ma già vicina a quella classica delle caminiere.
1770
Specchiera, cm 337 x 138, in legno intagliato e dorato, Roma, stile Luigi XVI, circa 1770.
La prestigiosa cornice di camino in marmo Rosso di Verona del XVII secolo, appartiene alla vasta collezione di esemplari raccolti da Leardini Luperio, che con grande esperienza e professionalità, offre al pubblico un’ampia scelta di camini antichi, sapientemente restaurati.

Fino ad ora si era preferito adornare la parte superiore del camino con quadri o pannelli decorativi.A cominciare dal Settecento si produssero specchi di dimensioni più moderate, che erano appesi al muro e spesso poggianti con la parte inferiore sul camino. Le cornici potevano essere realizzate con i più svariati materiali: o in legno intagliato, dorato a foglia d’oro o a mecca, tecnica consistente nell’argentare la cornice a foglia e poi nel ricoprire il tutto con una vernice trasparente colorata in grado di rendere la tonalità dell’oro stesso (8) con magnifiche le meccature napoletane e romane.
– interamente rivestite di specchi monocromi o policromi, come quelle prodotte a Venezia (5).
– in legno intagliato e laccato;
– in legno laccato e dorato;
– intagliate e dorate con riserve impiallacciate in legni pregiati (6).

Nelle foto:
1810
Specchiera, cm 80 x 130, in noce e legno intagliato, traforato e dorato, Emilia, stile I Impero, circa 1810. Il noce conserva la patinatura originale a mogano, caratteristica degli importanti arredi impero, quando non erano prodotti direttamente in Mogano.
1815-30
Specchiera, cm 135 x 110, in legno intagliato e decorato, con insoliti ed importanti inserti in velluto "scolpito", Francia. stile Restaurazione (1815-1830).

– in noce massello tinto a mogano con applicazioni intagliate e traforate dorate (13).
– rivestite in avorio, tartaruga, lamine d’oro o d’argento, pietre preziose o addirittura
d’intarsi in tessuto (15).
Le forme andavano da quella tradizionale rettangolare verticale od orizzontale alle sagomature più fantasiose. Caratteristica, dalla metà del Settecento, la divisione in tre parti. Dapprima di tre pezzi di specchio avvicinati, disposti piramidalmente, di cui è un esempio la specchiera in legno intagliato e dorato a mecca (8), poi realizzati con un rettangolo orizzontale costituito da due pannelli, a volte solo decorati, affiancanti uno più grande centrale, sempre
di specchio; che sarà il tipo più diffuso all’inizio dell’Ottocento. Dalla seconda metà dell’Ottocento si afferma l’uso di
una specchiera in tutto simile a quelle poste anche in altri luoghi della camera, fra cui le più note sono quelle a cabaret (16). Tuttavia anche oggi possiamo trovare architetti, che inseriscono il camino in un ambito ornamentale complessivo, assomigliante alle boiserie di un tempo, includendo lo specchio da camino all’interno di una più ampia decorazione(14).

Nelle foto:
1800 seconda metà
Specchiera, 143 cm x 83, in legno intagliato e dorato, Francia, seconda metà dell’Ottocento. Notiamo la cornice arricchita da inserti di specchio.
Specchio da camino, fine del XVII secolo. (Tavola tratta da: Archivio Storico DI BAIO EDITORE)

metà dell’Ottocento si afferma l’uso di una specchiera in tutto simile a quelle poste anche in altri luoghi della camera, fra
cui le più note sono quelle a cabaret (16). Tuttavia anche oggi possiamo trovare architetti, che inseriscono il camino in un ambito ornamentale complessivo, assomigliante alle boiserie di un tempo, includendo lo specchio da camino all’interno di una più ampia decorazione(14).

L’autore

Pierdario Santoro nasce a Bologna il 19-02-1952 . Apre a Bologna nel 1978, insieme alla moglie Mara Bortolotto perito del tribunale di Bologna, la Galleria d’antiquariato "Antichità Santoro". Riconosciuto come uno dei maggiori
esperti in pendole neoclassiche è autore di testi e collabora con riviste del settore. Ha partecipato alle più qualificate mostre d’antiquariato quali: MIA internazionale di Milano, Modenantiquaria, Ghota, Mostrabella Bologna, Assisi antiquariato, Salone Internazionale dell’Orologio Vicenzaoro.

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