Scoprire Parma

L’intimità domestica

La casa è moderna: muri bianchi e pavimento in marmo beige. I mobili sono antichi, forse di famiglia. I quadri sono molto particolari: spesso di forma rotonda con animule indistinte che si muovono verso il centro. Uno strano cocktail di piani diversi che convergono in un solo centro: la personalità di una donna che vive intensamente il suo rapporto con l’arte e la spiritualità, due realtà da lei sentite come coincidenti. In questo senso l’esperienza che la signora ha con la sua casa è diversa dal solito. Anziché specchiarvisi come Narciso, lei vive questo spazio come un andito aperto verso l’Assoluto, da cui si sente quotidianamente ispirata come artista e attratta come persona. È lei che abita la casa o non è piuttosto la casa che abita lei? Il camino, con le sue fiamme impalpabili, qui fa da catalizzatore. C’è qualcuno che, a tu per tu col fuoco in un lungo silenzio, non si è sentito trasportato verso dimensioni più sciamaniche che tecnologiche? Chi non ha avuto questa esperienza scagli il primo ciocco.
Fa sempre in tempo a provarla.

Nella Parma dei Farnese

La casa studio di Carmen Bedini è su una strada che termina da una parte con l’ingresso monumentale alla Cittadella, costruito da Alessandro Farnese nel 1591 (nella foto qui accanto) e dall’altra con il casino del Petitot, un padiglione neo-classico creato per gli svaghi della corte da don Filippo di Borbone, figlio del re di Spagna, e da sua moglie Luisa Elisabetta, figlia del re di Francia, reggenti il ducato di Parma alla fine del ‘700. L’impegno di rimodellare il borgo medievale di Parma per farne la prestigiosa sede di un ducato risale alle intenzioni di papa Paolo III, lo stesso che costruì palazzo Farnese, il più grandioso tra quelli romani, e di suo figlio naturale Pier Luigi, il primo duca di Parma. La concezione grandiosa con cui è stata concepita la nuova Parma non la si deve solo a Paolo III ma anche ai consigli di suo nipote, il cardinale Alessandro Farnese, forse il più illuminato mecenate del Rinascimento alla cui “protezione” si deve il progetto rivoluzionario di Michelangelo per gli affreschi nella cappella Sistina e quello di San Pietro a pianta centrale con la grande cupola. I loro discendenti non furono da meno: Ranuccio I, che resse il ducato tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, promosse la Controriforma, concesse il monopolio dell’istruzione ai Gesuiti e fece costruire la Cittadella (1591), ispirandosi a un’analoga costruzione di Anversa, e poi il palazzo della Pilotta (1602), ispirata all’Escorial di Filippo II suo pro zio.

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