SAPER INTERPRETARE GAUDÌ


A Barcellona, in una casa del geniale architetto catalano

Testo di: Cristina Garreta Visa
Foto: Emilio Rodriguez Ferrer

Quando ti addentri in questo appartamento, la prima impressione che provi è realmente scioccante. Rosso, amaranto, oro, arancio, malva… come se si trattasse della tavolozza di un pittore. Una sapiente combinazione di colori che sembra firmata dallo stesso Gaudì, il grande architetto catalano che ha costruito l’edificio. Si tratta infatti di una costruzione ben nota agli storici dell’architettura: la casa Milà detta “La Pedrera” da lui costruita a Barcellona tra il 1905 e il 1910, un esempio di “architettura totale” dove tutto viene plasmato dalla sua fantasia visionaria: la facciata esterna come il prospetto interno, gli infissi in legno scolpito come i camini in ceramica policroma. Costruita per avere varie abitazioni autonome, il piano nobile è stato riservato ai committenti, i Milà, un’importante famiglia catalana.

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Il cortile della casa di Gaudì mostra le tracce delle decorazioni originali.
Il grande quadro di pesci domina il soggiorno trasformandolo in un acquario surreale.
Sotto ad esso vi è una consolle costruita con radici restituite dal mare.

Proprio al piano nobile si trova questo appartamento arredato e abitato da una nota scenografa, Clementina Liscano, una signora molto amabile ed ospitale, che ha viaggiato in tutto il mondo, ama la gente e ha una filosofia di vita molto interessante. Mentre mi offre il suo “té della passione” (un infuso a base di limone e mandarino), mi racconta di come questo appartamento dall’anno della morte di Gaudì, il 1926, abbia subìto nel tempo diverse traversie, tra cui l’essere diviso in piccole stanze perdendo molte delle decorazioni. Clementina Liscano ha cercato di ricostruire gli spazi originali arredandoli con oggetti e mobili trovati qua e là, non con un’unica provenienza né con un unico stile. Molti sono mobili ereditati dalla sua famiglia, molti sono stati invece acquistati durante i viaggi, altri sono vecchi mobili
da lei stessa trasformati. Tutto è dominato da un gusto molto personale, da una scenografia che si ricollega a quella teatrale. E, come per miracolo, durante i restauri sono riapparse sui soffitti due scritte originali: “Oloroso” e “Modestia”. I pavimenti sono quelli originali del periodo modernista: a triangoli di acero e rovere disposti senza una logica apparente. Questo è lo spirito “gaudiano” con cui si è mossa la nuova inquilina: tutto sembra star assieme
senza una logica formale e con nessuna giustificazione; c’è perché va bene così e basta.

Incassato davanti a una grande finestra liberty, un divano moderno a “L” s’inserisce perfettamente, con la sua
delicata tinta beige, in un contesto ipercolorato e ridondante, vera oasi di pace e di riposo.
Il divano spagnolo, coetaneo esuberante del Biedermeier, è rivestito con una stoffa maculata che ricorda il mantello
dell’alano arlecchino.
 La camera da letto ha un pregevole letto del periodo liberty, quindi coetaneo all’architettura di Gaudì, e una surreale lampada a forma di vaso con calle.

Dovendo ricorrere a un nuovo arredamento Clementina Liscano ha optato per uno stile del tutto personale, che lei definisce “il barocco tropicale”, fatto da un ambiente libero, carico di emozioni, con memorie di origini, tempi e luoghi differenti, mescolate con piante e quadri di forte impatto. Personalità, creatività e magia sono le costanti che esprimono il carattere di questa personalissima “trasfiguratrice di spazi”. E si può considerare un caso fortunato se dentro un capolavoro come la casa Milà di Gaudì, dopo un secolo di cambiamenti di gusto e di vita travagliata dell’immobile, sia andata ad abitare una donna di talento in sintonia con quello spirito. Ma il genio, si sa, non muore mai, nel tempo sollecita e ispira sempre nuovi talenti, come è avvenuto anche in questo caso.

QUALITÀ DELL’INTERVENTO
Centralità del progetto: prendendo come punto di partenza l’architettura onirica di Gaudì, si è voluto creare con molta fantasia un ambiente dove tutto tende a essere sia reale che irreale.
Innovazione: accostare in modo paritario il bello di natura (radici e tronchi scavati dal mare e dal vento) a sculture e pitture antiche e moderne per togliere entrambe dalla loro realtà di routine.
Uso dei materiali: trattare le pareti come il pittore fa con la tela, prendendole come supporto di un discorso creativo usando tinte e texture di grande impatto visivo.
Nuove tecnologie: le tecnologie impiegate non si discostano da quelle originali del ‘900.

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