“Ruolo primario della chiesa nel quartiere”

Parla il Sindaco di Bari, Simeone di Cagno Abbrescia.

Che cosa ritiene che le chiese nuove costruite a Bari aggiungano al quartiere ove sono sorte? Nei quartieri la chiesa ha un ruolo primario. Ed è per questo che nel piano regolatore della mia città – stilato peraltro non oggi, ma un quarto di secolo fa – lo spazio per le chiese dei quartieri nuovi è ubicato in posizione baricentrica. Talvolta accade che nell’edificazione dei quartieri nuovi, a causa della lentezza delle procedure burocratiche per l’erogazione dei fondi pubblici, alcuni luoghi importanti per la vita sociale, quali la piazza, il centro sportivo o il centro sociale, tardino a essere realizzati. In questi casi la parrocchia si fa carico di funzioni che successivamente saranno assolte dalle strutture pubbliche.

Come si svolge la collaborazione tra Comune e Chiesa? La collaborazione tra la mia Amministrazione e la Diocesi è eccellente, al punto che nella maggioranza dei casi le istanze vengono espletate dai funzionari, senza che vi sia necessità di un interessamento personale dell’Arcivescovo o del Sindaco. L’intesa consente che i problemi siano risolti con facilità. Da parte del Comune è riservata una particolare attenzione alle aree limitrofe alla chiesa: queste normalmente vengono destinate a verde pubblico, all’edificazione di scuole o comunque a funzioni di pubblica utilità.

Può fare un esempio concreto? Consideriamo la parrocchia di S. Rita, ubicata vicino a una cava abbandonata: l’ampio avvallamento del terreno di scavo, di per sé arido, brullo, desolato, è diventato occasione per prevedere una serie di spazi pubblici che – realizzando un progetto stilato dallo stesso architetto che ha disegnato la chiesa – diventeranno luogo di riferimento non solo per il quartiere ma per l’intera città. È già stato realizzato un ampio parcheggio e stanno per essere completati i lavori per la risistemazione della zona a giardino, con una pista ciclabile e due campi di calcio con attrezzature per lo sport e per il tempo libero.

Di solito si pensa alle periferie e all’emarginazione sociale che ne deriva, come al problema fondamentale della città moderna… Ne abbiamo ampiamente discusso a un convegno nazionale di Amministratori locali svoltosi a Torino alcuni mesi or sono. La questione è: come definiamo noi la periferia, come definiamo il centro. Perché siamo noi a costruire le periferie. E a noi spetta di collocarvi tutto quel che c’è nel centro: la chiesa come gli spazi commerciali, i luoghi di svago come i luoghi di studio. Bisogna rompere questa differenza tra centro e periferia. Qui a Bari io ho collocato i nuovi impianti illuminanti prima in periferia e poi nel centro. Ho collegato con le linee metropolitane prima le periferie e poi il centro, e coi collegamenti ora in fase di realizzazione faremo sì che si possa giungere dalla periferia al centro in pochi minuti. Quartieri malfatti provocano l’emarginazione della periferia. Quartieri ben pensati acquisiscono la stessa dignità del centro. In passato non è stato fatto tutto quel che avrebbe dovuto essere fatto: oggi, con le nuove infrastrutture, stiamo rimediando agli errori. Un tempo si può dire che la parrocchia svolgesse un ruolo pionieristico nei quartieri, fornendo servizi quali per esempio il campo di calcio, e sopperendo a carenze sociali e infrastrutturali. Oggi la parrocchia non è più sola. È affiancata, devo dirlo, non solo dall’iniziativa centrale del Comune, ma anche dall’attività di tante associazioni e di molte persone impegnate nel quartiere, che si attivano di loro iniziativa per il bene pubblico. Direi che possiamo guardare con ottimismo al futuro. (L.S.)

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