RISTRUTTURAZIONI URBANE

Abbiamo conosciuto in due occasioni l´architetto argentino Berardo Dujovne: alla XIX edizione del Seminario di Architettura e Cultura Urbana (SACU) svoltosi nell’agosto 2009 presso l’Università di Camerino e organizzato dall’architetto Giovanni Marucci, e presso la sede milanese Di Baio Editore, nel febbraio 2010. In entrambi i momenti abbiamo apprezzato a fondo la qualità progettuale delle sue opere, che ha presentato con esemplare rigore.
Ogni intervento architettonico implica anche una modifica del territorio. Con il dissolversi dell’era industriale, le ristrutturazioni degli spazi dedicati ai grandi impianti sono divenuti il luogo di una nuova espansione urbana e per conseguenza anche il modo per ripensare la città contemporanea in alcuni suoi momenti fondanti.
Berardo Dujovne e Silvia Hirsch hanno un ruolo di primo piano nel rielaborare il “waterfront” di Buenos Aires, il più importante intervento di questo genere nelle Americhe, come anche nel modificare molteplici edifici della capitale argentina sorti come manifatture o in funzione amministrativa. Dato il peso specifico dei loro progetti nel territorio, si tratti di ristrutturazioni o di nuovi interventi, si può dire che sempre ci troviamo di fronte a variazioni sostanziali nel panorama urbano. Quella di Dujovne e Hirsch è un’opera di esemplare equilibrio: ed è questa la ragione per la quale essa compare ora nella collana La parola prima dell’Architettura.
Come ha scritto Gjlla Giani in uno dei precedenti volumi: “Nell’acronimo CREDERE, presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia 2008, riconosco e mi piace sottolineare il ‘percorso virtuoso’ di un professionista che nelle sue opere testimonia creatività, ricerca, esperienza, documentazione, etica, rispetto (quindi conoscenza del territorio) con le sue valenze ecologiche”. Sono qualità che vanno integrate e prese nel loro insieme, non separatamente: la creatività staccata dall’etica e dal rispetto può generare mostri effimeri.
In Dujovne e Hirsch l’insieme bilanciato di quelle virtù si traduce tra l’altro nella capacità di generare opere che sono un ponte tra il passato e il futuro, tutte dotate di una solida uniterietà tra volto e struttura: contribuiscono a comporre luoghi cui guardare come esempi che rendono concreto il futuro della città contemporanea.

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