Risparmiare si può. Riscaldamento con la legna

RINNOVABILE: è continuamente riprodotta, dagli alberi che crescono. Tagliandola in maniera responsabile si fornisce più spazio vitale al bosco, garantendo una sana rigenerazione della vegetazione. Incentivare l’uso della legna come combustibile non è una minaccia per i nostri boschi, anzi, è uno stimolo per curarli e ampliarli. La millenaria interazione dell’uomo con la foresta ha comportato da un lato la trasformazione delle compagini forestali, dall’altro la nascita e la crescita di una cultura e di una tradizione legate all’utilizzo del bosco, protrattesi nel corso dei secoli.

Inizialmente,l’asportazione di biomassa dalle foreste vergini era talmente insignificante da rendere innocua se non addirittura invisibile l’influenza umana. Successivamente, i cambiamenti sociali (dalla nascita di una civiltà contadina alla crescita demografica) hanno segnato le tappe di trasformazioni radicali dei boschi primigeni (dalla riduzione delle superfici a bosco al cambiamento
della composizione dei medesimi) con la conseguente destabilizzazione di molti di questi ecosistemi.

La legna oggi utilizzata
per il riscaldamento proviene
in genere da piantagioni “dedicate”.

Il cambio di tendenza nello sfruttamento del patrimonio forestale, avvenuto in epoca moderna e provocato dal noto fenomeno di abbandono della montagna verso le industrie della pianura, può essere rivisitato alla luce della perdita della cultura forestale un tempo radicata nelle popolazioni locali. Di padre in figlio veniva trasmessa oralmente una tradizione incentrata sulle leggi di natura il cui rispetto garantisce l’indispensabile mantenimento dell’omeostasi e alle quali è necessario attenersi per consentire la perpetuità del bosco stesso e dell’erogazione dei prodotti e dei servigi da questo resi. L’importanza assegnata alle fasi lunari per stabilire la migliore epoca per il taglio degli alberi è un tipico esempio del valore attribuito ai messaggi e agli insegnamenti provenienti dalla natura da chi ha un legame antico con la foresta.

NEUTRALE: riguardo l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera (“CO2 neutrale”) perché la CO2 emessa con la
combustione è la stessa che era stata assorbita qualche anno prima con la fotosintesi.

Oggi che il presidio della montagna è affidato quasi esclusivamente agli anziani manca la logica e necessaria trasmissione di questi valori alle giovani generazioni. La perdita di questa eredità si traduce in una ormai cronica mancanza di manodopera qualificata e nella difficoltà a reperire giovani che abbiano il desiderio di imparare un antico mestiere che, seppure faticoso, oggi
si avvantaggia di moderne tecnologie.

IL TAGLIO DEL BOSCO
Scelti i polloni da tagliare bisogna usare strumenti ben affilati per ottenere un taglio netto senza lasciare pezzi di corteccia staccata altrimenti si favorisce la carie del legno da parte di insetti nocivi.
La superficie del taglio inoltre non deve essere orizzontale, ma inclinata. Questo impedisce all’acqua di penetrare e portare alla formazione di marciumi provocati da funghi. Di solito il taglio viene fatto raso terra: ciò permette ai polloni di mettere radici autonome anche nel caso che la ceppaia muoia. La raccolta poi sarà facilitata se si fanno cadere i tronchi secondo una stessa direzione.

Dalla parte della natura. La legna: energia pulita.

PULITA: perché alla fine del processo di combustione, se avviene correttamente, restano SOLO sostanze naturali abbondantemente presenti nel nostro ambiente in concentrazioni non tossiche per gli organismi viventi.

Gli antichi strumenti di taglio quali l’accetta e la sega sono stati sostituiti dalla motosega che, se da un lato accelera il lavoro e riduce la fatica, d’altro canto richiede abilità sia perché è uno strumento impegnativo per l’operatore sia perché se mal utilizzata può comportare danni alla pianta oggetto di taglio e a quelle vicine.
I dispositivi di sicurezza personale (pantaloni e guanti antitaglio, casco con cuffie e visiera, scarponi con puntale) sono indispensabili e resi obbligatori dalla normativa in materia di sicurezza. Altrettanto fondamentale diventa la formazione professionale che viene acquisita grazie alla frequenza di appositi corsi, durante i quali vengono impartite nozioni di carattere tecnico-naturalistico cui si affianca un tirocinio pratico per prendere dimestichezza con le diverse attrezzature forestali. Quello del boscaiolo è un lavoro faticoso (anche se si giova di una vita a contatto con la natura) e che richiede una grande passione per trasformare in un mestiere qualificato e qualificante un’adeguata preparazione
tecnica.

Al contrario dei combustibili fossili (carbone, gasolio, gas) che contribuiscono all’effetto fetto serra, LA LEGNA, se la si brucia in modo corretto, è ecocompatibile.

Sceglire la legna giusta
La legna: energia pulita

Eppure è frequente imbattersi in “boscaioli” improvvisati che, utilizzando in maniera poco accorta la motosega, causano ferite che la foresta potrà cicatrizzare solo nel corso di decenni.
II bosco, nel nostro Paese, non rappresenta più una sicura fonte di guadagno perché il mercato internazionale offre prodotti di qualità a prezzi concorrenziali. I prodotti legnosi ricavabili da una foresta erano un tempo numerosi, dal legname da opera per la fabbricazione di mobili, agli assortimenti in agricoltura (i pali per le viti ad esempio), a quelli necessari per gli usi domestici (la legna da ardere). Per ottenerli la foresta veniva sottoposta a forme di governo diverse. Il bosco nato da seme (detto altofusto) fornisce prodotti di pregio e la sua rinnovazione è garantita proprio dai semi che le piante mature (piante madri) producono e lasciano cadere a terra.

Alcuni di questi, favoriti da un’adeguata quantità di luce, di temperatura, di umidità e da un substrato idoneo, potranno germinare e dare vita a nuove piante che sostituiranno quelle vecchie. In una foresta vergine la morte di una pianta avviene per cause naturali quali vecchiaia, eventi meteorologici straordinari o malattie. In un bosco coltivato l’uomo preleva le piante che hanno raggiunto il cosiddetto diametro di recidibilità, ossia quelle in cui l’incremento in diametro è giunto al culmine, oppure che hanno un diametro richiesto dal mercato.

Il bosco che si rinnova per via agamica o asessuata (Bosco ceduo), invece, fornisce prodotti di minori dimensioni che si ottengono dai cosiddetti polloni, cioè da quei fusti che la ceppaia è in grado di produrre grazie alla stimolazione indotta dal taglio su alcune gemme che si trovano sul tronco, proprio a pochi centimetri da terra, in quell’area della ceppaia definita colletto. La capacità pollonifera è tipica delle latifoglie (piante a foglia larga) e va scemando con gli anni. 

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