Risolvere il conflitto del tempo

L’opera di “aggiornamento” di questo edificio del XIV secolo, cominciata col restauro portato a termine a metà degli anni Novanta, è stata completata ora con l’adeguamento dello spazio liturgico.Alessandro Suppressa ha curato tutto l’iter progettuale e attuativo con delicatezza e sobrietà, così che l’intervento si fonde garbatamente nell’esistente.

Dopo aver restaurato le strutture e l’interno e approntata la nuova illuminazione (v. CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 23/’97), con un contributo concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, è stato possibile risistemare e connotare l’area presbiteriale, valorizzando le preziose opere d’arte in essa collocate.
L’interno di S. Giovanni si configura come un unico involucro a pianta rettangolare coperto da tetto a capanna con capriate e orditure lignee, risultato di un ampliamento risalente al primo decennio del sec. XIV; il presbiterio è sollevato di due gradini rispetto alla quota dell’aula e tale spazio risultava delineato, in talune finiture, a seguito di un intervento attuato dalla Soprintendenza nel 1947. In una sostanziale austerità volumetrica si inseriscono le numerose opere d’arte, sculture e dipinti su tela e su parete di grande pregio tanto da configurare un vero e proprio “percorso museale” che dalla fine del 1200 giunge alle testimonianze pittoriche cinquecentesche.
Se da una parte era necessario sottolineare, soprattutto con la nuova illuminazione il valore di unicità di ogni opera d’arte, altrettanto fondamentale era sottolineare il loro legame inscindibile con il percorso di fede testimoniato nei secoli, richiamando il valore centrale ed altamente simbolico del luogo in cui si celebra la “memoria di Cristo”.
L’altare marmoreo costituiva l’unico elemento stabile corrispondente all’assetto in atto nel dopoguerra; è stato considerato come realtà consolidata e si è proceduto alla sua rifunzionalizzazione eliminando solo la predella e il tabernacolo realizzati nel 1947.

La pianta dell’aula: in evidenza cromatismi e disegni
tracciati con i diversi materiali.

Altra polarità sulla quale si è incentrato il nuovo assetto, è data dal “Cristo in croce”, scultura lignea policroma del sec. XII con croce originale a seguito di un lungo e minuzioso restauro eseguito da Barbara Schleicher. Dietro l’altare, il crocifisso ha una collocazione presumibilmente più vicina a quella originaria, che determina un asse visivo e simbolico dimensionalmente proporzionato all’ampiezza dell’edificio. La croce è supportata da una struttura metallica binata
a cui si affiancano due specchiature in marmo bianco sivec trattato che, oltre a costituire visivamente una mediazione dimensionale tra l’altare e la croce, rappresentano una sorta di “fondale” relazionato alla posizione del celebrante e della mensa. Infatti, occorre pensare allo spazio sacro e in particolare il presbiterio, come luogo di percorsi e tale dinamicità deve orientare la collocazione delle singole polarità. Simmetricamente alla centralità del sistema altare –
crocifisso si distribuiscono l’ambone e la cattedra; questi definiscono una direttrice coincidente con l’asse della primitiva chiesa absidata, la cui memoria è suggerita dal tracciato in pietra serena sulla pavimentazione realizzato durante i lavori eseguiti nel dopoguerra.
Nonostante fosse auspicabile collocare la custodia eucaristica in una apposita cappella, ma non essendo praticabile questa soluzione data la conformazione planimetrica della chiesa, il tabernacolo è stato posto di lato all’altare, facilmente identificabile e quindi adatto per l’adorazione ma in grado di definire uno “spazio proprio e autonomo”.

Alessandro Suppressa, architetto

Nelle foto: L’ambone in marmo bianco.
Un telaio modanato incornicia le specchiature verticali, ricollegandolo agli altri elementi liturgici.
La sede. Una parte degli arredi è stata realizzata in legno di noce, quali la sede e la credenza di servizio. Questi arredi sono caratterizzati da un disegno essenziale, che esalta la naturale tessitura superficiale, dai grossi spessori e dall’evidenziazione degli incastri delle parti costitutive nel rispetto di una consolidata esperienza artigianale.
Uno scorcio del presbiterio.

Il tema guida che accumuna le parti in elevazione è costituito da un telaio modanato che incornicia le specchiature verticali.

L’opinione dell’artista

L’elevazione dell’altare permette ora, da qualunque parte si guarda, una più incisiva osservazione che dà risalto alla ricchezza chiaroscurale del traforo e al disegno delle formelle che lo compongono, rendendo tattile la visione delle sue “trine”.
Osservando poi dal fondo della chiesa, la prospettiva del corridoio centrale in cotto di colore rosso che a t
appeto corre al centro della navata, mi è apparsa chiara la relazione che passa fra questo e le forme, gli spazi e i colori del nuovo arredo. Ecco che il disegno del corridoio, una lunga linea rossa con una striscia chiara in mezzo corre verso l’altare, variamente spaziata da tarsie di sdraiati rettangoli, svela il codice di una segreta metrica e accompagna all’orizzonte suggerendo una continuità senza fine.
L’altare non chiude più la prospettiva, ma la rimanda ai bianchi rettangoli che centrano il crocifisso e la sua croce
in salita al cielo, ripetono quella spina dorsale del pavimento, sviluppando la metafora di una verticalità che trascende in cerca d’infinito.

Giuseppe Bartolozzi, scultore

Il commento

La preservazione del patrimonio architettonico e artistico sacro tramandatoci nel tempo è uno dei compiti affidati alla Chiesa. Mentre rimane custode attenta del passato, essa è però anche realtà viva che si preoccupa di attualizzare i segni della storia perché siano capaci di parlare al cuore e alla mente dell’uomo contemporaneo. Tale preoccupazione è ancora più tangibile quando al centro della nostra attenzione si pone lo spazio sacro inteso come il luogo in cui la comunità cristiana celebra e rende presente il messaggio salvifico di Cristo. In tale ambito, più che altrove, la forma costruita, espressione di arte e creatività, non può essere disgiunta dal suo valore simbolico e dalla sua capacità
comunicativa. Il tema dell’adeguamento liturgico delle aree presbiteriali, come nel caso di una chiesa di grande valore architettonico come S. Giovanni Forcivitas in Pistoia, pone un ulteriore grado di difficoltà: quello cioè, di relazionare il nuovo assetto liturgico, che rappresenta comunque un elemento di discontinuità, con il carattere e l’intimità del preesistente.
La qualità progettuale e la rispondenza alle indicazioni liturgiche sono, in questi casi, elementi ancora di più irrinunciabili. La Chiesa pistoiese, nei limiti dei propri mezzi e con il contributo di altri soggetti, come in questo caso la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, ha cercato in più occasioni, sia sui temi del restauro che su quelli dell’adeguamento liturgico, di proporre soluzioni adeguate e aggiornate, attivando in pari tempo processi in grado di controllare la qualità degli interventi.
Per la nuova sistemazione del presbiterio di S. Giovanni Forcivitas, di comune accordo con il parroco don Leonildo Toni, l’incarico è stato affidato a un progettista di provata esperienza, l’architetto pistoiese Alessandro Suppressa, autore di numerosi progetti, aventi proprio la specificità di relazionarsi con contesti delicati di valore storico-artistico, che hanno visto anche un riconoscimento da parte della critica. Inoltre, data l’importanza dell’intervento, la Commissione diocesana
per i Beni Artistici e Architettonici ha esaminato in più riprese il progetto prima di inoltrarlo alla Soprintendenza, che a sua volta ha fornito utili indicazioni per calibrare la scelta e la finitura dei materiali. A lavori ultimati non rimane altro che ammirare quanto è stato fatto e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione.

Mons. Giordano Frosini
Vicario Generale della Diocesi di Pistoia

 

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