Un country resort nello spirito della mistica Umbria

Chi pensa a un resort in Umbria all’interno di un edificio storico, s’immagina un’oasi di pace in un paesaggio dolce e spirituale, si aspetta un’ospitalità attenta e naturalmente gentile, come si addice a una regione che ci ha dato il santo patrono d’Italia, San Francesco, che da ricco mercante si fece povero per amore dei poveri. Ma anche a un’accoglienza interessante a livello gastronomico, alla cucina umbra che utilizza i prodotti locali tradizionali valorizzandoli al massimo.
Tutto questo esiste ed è alla portata di molti: parlo del Country Resort “Convento di Santa Croce” a Sant’Anatolia di Narco vicino a Spoleto. Nato nel XIII secolo a mezza costa sulle colline della Valnerina, questo convento francescano venne in gran parte ricostruito nel 1610 e posto sotto il patronato di San Giovanni in Laterano. Oggi, dopo un’attento restauro e una ristrutturazione che l’ha fornito di ogni più moderno comfort, si è aperto al pubblico come raffinato albergo e come apprezzato ristorante, con uno stile che unisce la cultura del bello alla francescana semplicità. Le stanze sono arredate con mobili antichi trovati in zona, niente di spocchioso, ma solo eleganza e sobrietà.Questa dimora storica è capace di dare asilo fino a 25 ospiti, molti di più nel raffinato ristorante.
Ma descriviamo l’emozione di chi lo percorre al suo interno: dal chiostro a misura umana, che conserva ancora il pozzo della precedente costruzione gotica, si accede a un lungo spazio con volta a botte che contiene affreschi di gusto rinascimentale.
Risalendo una scalinata del ‘400 si raggiungono dieci camere piuttosto spaziose, ognuna col nome di un antico monaco francescano per entrare il più possibile nell’atmosfera conventuale. Oltre a queste, raggiungibili in ascensore, vi sono due camere doppie pensate per i diversamente abili. Vi è poi una sala degustazione dove far conoscenza con i prodotti tipici della Valnerina e con i piatti locali preparati dallo chef. Poi si può andare in un giardino pensile di 400 mq con piantumazioni tradizionali, dove con la bella stagione viene servita la cena. Un discorso a parte meriterebbero le gite turistiche e gli sport praticabili nei dintorni: rafting, arrampicata libera, gite a cavallo, deltaplano, ecc.Come arredare un antico convento trasformato in albergo di qualità? La gentile patronne Loredana Mari ci si è messa d’impegno e ha fatto incetta di tutto quel che di bello e di antico si poteva trovare in una zona dove ogni cosa viene amorevolmente conservata. Ha così messo insieme una serie di stanze che risultano prima di tutto confortevoli, ma anche eleganti e sobrie come il paesaggio naturale e artistico che c’è intorno. Lo spirito è volutamente quello francescano, che non è fatto di penitenza ma di amore per il creato e per le cose semplici e buone del mondo. Su questa linea è stato pensato il ristorante, che offre cibi genuini della tradizione locale cucinati da uno chef che ama il suo lavoro.Questi locali voltati, che servivano ai monaci per passeggiare pregando nei lunghi giorni di pioggia, sono affrescati con le storie di San Giovanni da Capestrano. Questo santo, nato poco lontano alla fine del ‘300 da un barone tedesco e una nobile abruzzese, divenne governatore di Durazzo in Albania, e quando fu fatto prigioniero dai crudeli Malaspina si fece frate francescano. Una volta liberato divenne ambasciatore del papa, ma all’età di settant’anni trovandosi casualmente al centro della battaglia di Belgrado dove i mussulmani stavano invadendo la cristianità, si battè eroicamente a lungo fino a morirne. E fu fatto santo.Focus
L’estate può attendere

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