Regione Piemonte. Le politiche energetiche.

 

In occasione dell’inaugurazione dell’impianto di teleriscaldamento alimentato a legna nel comune di Verzuolo in Piemonte (2 dicembre 2000), abbiamo chiesto al Dottor Roberto Quaglia una rpanoramica delle scelte politiche energetiche ed ambientali di questa Regione. “I recenti eventi alluvionali, a causa della loro eccezionalità, sembrano inquadrarsi tra quegli eventi estremi addebitabili alle variazioni climatiche provocate dall’aumento delle emissioni climalteranti (anidride carbonica, metano ecc.). Nel maggio 1997 a Miami le agenzie del governo USA EPA (Environmental Protection Agency) e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) hanno presentato ai ministri dell’ambiente del G7 e Russia i risultati della connessione tra eventi climatici estremi e crescita della temperatura media terrestre. Se il trend di crescita delle emissioni di gas serra e della temperatura non verrà interrotto, sarà certamente prevedibile un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi. Per questa motivazione i governi (in particolare quelli dei paesi più industrializzati) hanno siglato a Kyoto un accordo, purtroppo non ratificato nel summit dell’Aja, per diminuire queste emissioni rispetto ai livelli del 1991. Nell’ambito degli accordi di Kyoto,i governi europei hanno deciso di impegnarsi complessivamente per una riduzione dell’8% delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra al 2012: all’interno di questa strategia europea, l’Italia partecipa con una riduzione promessa del 6,5 %. La delibera CIPE del novembre 1998, finalizzata all’individuazione delle azioni nazionali per dare attuazione agli impegni di Kyoto, attribuisce alla produzione di energia da fonti rinnovabili il 20% delle riduzioni possibili. Purtroppo, recentemente, le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo allarme: la terra si scalda più di quanto era stato stimato nel precedente rapporto del 1995. Per gli scienziati è necessario che i paesi industrializzati ratifichino al più presto il protocollo di Kyoto del 1990. La regione Piemonte sin dal 1984 è stata attiva nel campo dell’uso razionale dell’energia e dell’incentivazione delle fonti rinnovabili. Le motivazioni delle politiche locali e nazionali erano allora strettamente legate alla necessità di diminuire la dipendenza dall’estero dei rifornimenti energetici e di differenziare le fonti per diminuire le di-pendenze da particolari realtà geopolitiche responsabili della crisi energetica degli anni 70. Successivamente, le Regioni che avevano attivato strutture e strategie specifiche hanno assistito ad un periodo di assenza dello stato su queste tematiche, dovuta principalmente al miglioramento dell’andamento dei prezzi petroliferi. Con la guerra del Golfo, agli inizi degli anni 90, la temuta crisi petrolifera, ha indotto il Parlamento all’approvazione delle leggi 9 e 10 del 9 gennaio 1991 finalizzate all’attuazione del Piano Energetico Nazionale e che nuovamente rinverdivano le strategie nazionali di razionalizzazione dei consumi e di incentivazione all’uso delle fonti rinnovabili di energia. Proprio in quegli anni le problematiche dell’uso razionale dell’energia e dell’uso delle fonti rinnovabili uscivano dalle semplici finalità di disponibilità energetica per divenire sempre più legate alla difesa dell’ambiente. La regione Piemonte ha riunito da tempo le politiche energetiche all’interno di quelle ambientali, attuando una politica integrata anche finalizzata alla sostenibilità energetica. Alla luce del mutato quadro delle competenze, la collaborazione sinergica con gli enti locali piemontesi e le loro agenzie energetiche troverà un nuovo impulso dal nuovo piano energetico ambientale già avviato con la loro partecipazione oltre che da parte di tutti i soggetti coinvolti in ambito locale e nazionale. Oltre alle azioni specifiche già in atto per favorire l’uso delle fonti rinnovabili e la razionalizzazione dell’uso dell’energia tramite azioni informative, formative e di incentivazione, il piano presuppone il collegamento delle strategie energetiche con tutte le altre politiche ed azioni regionali. Nelle prossime sedute, la Giunta Regionale adotterà la normativa in campo energetico che in coerenza alla normativa nazionale e regionale consentirà il pieno esercizio delle funzioni da parte dei soggetti istituzionali nel disegno integrato energia-ambiente prefigurato nella L.R. 44/2000. Sarà così possibile dare piena attuazione agli obiettivi sostanziali che erano alla base della Conferenza Nazionale Energia-Ambiente, in una visione armonica e coordinata delle funzioni dell’intero ordinamento all’interno della Regione garantendo e assicurando nella quotidianità delle scelte e delle decisioni la realizzabilità di una politica energetica sostenibile. Non è infatti un caso che nella L.R. 44/2000 il comparto ambiente ed energia faccia parte di un unico capitolo che fissa principi, percorsi, modalità integrate di gestione, che consentiranno agli enti locali una visione complessiva dei problemi e delle soluzioni, tanto più rilevanti in questa fase di ripensamenti e di ricostruzione, messi a fuoco nell’evento alluvionale. In questaIn questa logica la nuova legge ribadisce gli obiettivi di qualità nel campo della produzione, distribuzione e utilizzo dell’energia sempre collegati agli obiettivi ambientali e prevede un ventaglio di strumenti in grado di accompagnare il sistema regionale nel suo complesso nei percorsi per realizzarli. D’altro verso, l’emanando decreto sulla Carbon Tax costituisce l’occasione anche per le Regioni di sperimentare un nuovo modo di concepire il rapporto tra Stato, Regioni e Autonomie Locali, così come le Regioni l’hanno letto nella legge 59/97, nell’attuazione avvenuta con D.lgs 112, cercando di esaltarne al massimo il significato e la portata po-sitiva. Per altro l’attuale debolezza dell’Euro ed il rinnovato aumento dei costi dei prodotti petroliferi, a fronte degli innumerevoli aspetti negativi che questa contingenza comporta, rappresentano un’occasione per rendere competitive le fonti rinnovabili di energia rispetto a quelle fossili e, contemporaneamente, favorire la razionalizzazione di consumi energetici. Sulla base delle decisioni dell’Unione Europea, l’Italia ha adottato le Linee Guida per la realizzazione di politiche e misure nazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra con deliberazione CIPE del 19 novembre 1998. Purtroppo dal 1990 al 1998 si è assistito ad un aumento di emissioni del 6,3% di anidride carbonica causata da un aumento di poco menodel 10% dei consumi energetici (+15% trasporti, +10% generazione elettrica controbilanciati da migliore efficienza energetica nell’indu-stria). Sono fiducioso che le azioni nazionali siano riuscite a mitigare la situazione dopo il 1998, ma ritengo che l’obiettivo della riduzione del 6,5% delle emissioni dei gas climalteranti possa essere raggiunto solo attraverso la sinergia delle azioni tra l’Ente centrale le Regioni e gli Enti locali. Il libro bianco italiano per la valorizzazione delle fonti rinnovabili (aprile 1999) prevede che la bioenergia possa sostituire 3,6 milioni di tonnellate di petrolio equivalente all’anno. Nell’ambito del piano energetico ambientale, l’argomento della sostituzione di parte delle fonti fossili con fonti rinnovabili ha, come è comprensibile, un ruolo molto importante. Certamente, per la nostra Regione, nel breve periodo, la biomassa sarà la fonte energetica rinnovabile che permetterà la sostituzione della maggiore quota di fonte fossile, e che ha già iniziato ad assumere importanza nella nostra Regione. Grande attenzione è pure riservata al solare, l’eolico e l’idroelettrico, che con le biomasse sono state oggetto di un bando chiuso nel giugno scorso. In tema di uso razionale dell’energia oltre alle incentivazioni tradizionali sono state messe in atto azioni di studio e indagine per interventi in settori quali quello residenziale ove i corretti comportamenti possono diminuire i consumi energetici senza necessità di interventi onerosi. La Regione opera dunque in una realtà complessa e in continua evo-luzione, che si colloca in un contesto internazionale la cui variabilità comporta imprevedibili influenze sulle materie in discussione. Proprio per questo motivo è necessario pensare a soluzioni e strategie che richiederanno comportamenti ed atteggiamenti innovativi da parte di tutta la Pubblica Amministrazione, per consentire, in concreto, la realizzazione di quegli obiettivi di sviluppo sostenibile, che non debbono rimanere formali affermazioni postulati dei documenti ufficiali a partire da quelli comunitari, dalle pubblicazioni scientifiche ed economiche, come l’unica strada per un equilibrio futuro del nostro pianeta”. (P. T.)

Opportunità legate all’uso delle biomasse

1. Possibilità di generare nuovi posti di lavoro per la produzione, il trasporto e la trasformazione in energia delle biomasse
2. Lo sfruttamento corretto delle biomasse è suscettibile di produrre benefici sul territorio in termini di aumento della superficie boscata, miglioramento delle essenze, attenuazione dei dissesti idrogeologici, benefici per il turismo ecc.

Come massimizzare i pregi e limitare i difetti

1. Attuare un piano delle localizzazioni dei grandi impianti a biomassa in funzione anche delle potenzialità del territorio e delle quantità già utilizzate: limitare il consumo di carburanti, l’intasamento della rete viaria, l’aumento dei prezzi per gli utenti preesistenti
2. Migliorare il rendimento di combustione e la qualità delle emissioni, favorire i generatori di migliore qualità intervenendo sui limiti di emissione 3. Agire per modificare le normative di settore: status della biomassa, limiti di emissione, decreto combustibili, caratteristiche costruttive ecc.
4. Evitare lo smaltimento come rifiuto o la combustione distruttiva senza recupero energetico
5. Considerare il ciclo della biomassa di origine forestale sempre solo in termini di filiera
6. Favorire la costituzione di un contesto locale di gestione forestale, produzione e commercializzazione che possa lavorare a prezzi ragionevoli
7. Prestare attenzione particolare anche ai piccoli e piccolissimi generatori termici a legna (200.000 sul territorio regionale) che spesso utilizzano legno che esiste come combustibile solo in funzione loro

Problematiche delle biomasse rispetto alle altre fonti rinnovabili

1. La loro trasformazione in energia avviene generalmente tramite la combustione anche se a bilancio zero rispetto alla CO2.
2. Richiedono energia fossile sia per la raccolta che per il trasporto su ruota dal punto di produzione a quello di trasformazione in energia.
3. La diffusione e la distribuzione è disomogenea sul territorio e la loro utilizzazione richiede azioni di sostituzione programmata nel tempo.

Dott. Roberto Quaglia, geologo, nasce a Torino nel 1950. Nel 1977 si laurea in scienze geologiche. È funzionario regionale dal 1988 e dal 1981 è impegnato nel servizio energia. Dal 1989 è responsabile del servizio risparmio energetico, mentre dal 1997 è responsabile del Settore Programmazione e Risparmio della Regione Piemonte, in materia energetica.

Iniziative

Per quanto riguarda le biomasse L’Unione Europea ha finanziato due progetti per vedere quali erano i criteri di insediamento, i limiti e le possibilità di questo tipo di tecnologia. In seguito, sono stati realizzati una serie di convegni e di pubblicazioni su questi temi. Recentemente è stato stampato un Annuario Energia e Ambiente che raccoglie le situazioni e le conoscenze non solo della Regione Piemonte ma anche di altri soggetti come ad esempio le associazioni ambientaliste.

Cosa fare

I comportamenti corretti dipendono dal fatto che comunque bisogna bruciare materiali puliti in impianti che possano garantire un basso tenore di emissioni.

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