Recuperare il senso della sacralità

La piazza è il luogo dove si sono svolti moti, rivolte, manifestazioni: vi è transitata la storia. La piazza della chiesa ha sempre avuto valenze di altro genere. Ma oggi tutto questo si è evoluto: come descriverebbe i cambiamenti degli ultimi decenni?
Il valore simbolico della piazza è decisamente mutato e con il passare del tempo si è impoverito. Oggi la gente si incontra nei centri commerciali e va in piazza per partecipare ad eventi collettivi come ad esempio un concerto o una festa. In passato, invece, era il luogo della socialità, della conoscenza, del dialogo.
Come la piazza, anche il sagrato è stato svuotato di significati. Un tempo era un luogo sacro, con una propria definizione fisica e spaziale, dotato di caratteristiche precise e condivise. Basti pensare che chi vi accedeva acquisiva l’immunità. Di tutto questo oggi cosa resta? Questo è il punto: secondo me il sagrato esiste solo dove esiste il senso del sacro. Allora mantiene il suo valore simbolico. Altrimenti resta il simulacro, magari inteso come opera d’arte e pregevole testimonianza del passato.

Prof. Davide Rampello
Presidente della
Triennale di Milano

La piazza è il luogo dove si sono svolti moti, rivolte, manifestazioni: vi è transitata la storia. La piazza della chiesa ha sempre avuto valenze di altro genere. Ma oggi tutto questo si è evoluto: come descriverebbe i cambiamenti degli ultimi decenni?
Il valore simbolico della piazza è decisamente mutato e con il passare del tempo si è impoverito. Oggi la gente si incontra nei centri commerciali e va in piazza per partecipare ad eventi collettivi come ad esempio un concerto o una festa. In passato, invece, era il luogo della socialità, della conoscenza, del dialogo.
Come la piazza, anche il sagrato è stato svuotato di significati. Un tempo era un luogo sacro, con una propria definizione fisica e spaziale, dotato di caratteristiche precise e condivise. Basti pensare che chi vi accedeva acquisiva l’immunità. Di tutto questo oggi cosa resta? Questo è il punto: secondo me il sagrato esiste solo dove esiste il senso del sacro. Allora mantiene il suo valore simbolico. Altrimenti resta il simulacro, magari inteso come opera d’arte e pregevole testimonianza del passato.

L’architettura non ha la forza di mantenere il simbolo?
Quando l’uomo costruiva le chiese accompagnato da un profondo senso religioso (si pensi ad esempio al misticismo del romanico, alla ricerca della luce intesa come racconto dell’evento cristiano nel gotico, o al senso di gloriosa religiosità del barocco), la sua cultura si trasmetteva alle pietre. C’era il desiderio di raccontare, di raccogliere, di racchiudere, di abbracciare i fedeli, come è ben visibile nel colonnato del Bernini.
Gli architetti rappresentano il proprio tempo in maniera soggettiva, secondo punti di vista individuali. Certamente accade che nei grandi architetti alberghi il senso del sacro, a prescindere dall’orientamento religioso; del resto il termine "sacro" viene dal sanscrito e indica "lontananza", che a sua volta implica l’idea del desiderio di ricongiungersi a qualcosa, soprattutto a quel che ci sovrasta: non a caso il termine "pontefice" indica "colui che fa da ponte", tra l’uomo e la divinità. Tuttavia, parliamo di una minoranza di individui: oggi il senso del sacro è ampiamente trascurato o peggio dimenticato.

Ma non si mantiene nel desiderio di socialità?
La socialità può anche essere estranea al sacro. Si sviluppa nella tribù ma si ritrova anche nella discoteca. E’ una socialità effimera: che si manifesta e si scioglie, che va e che viene. Quando la chiesa era al centro della città, la socialità si esprimeva sotto l’usbergo della chiesa stessa: la vita della gente ruotava attorno ad essa.
In quel tipo di società si manifestava il desiderio di riconoscersi e di rappresentarsi. Questo desiderio può certamente
vivere anche nell’effimero, come accade oggi. Ma perché si riconduca al senso religioso (che anch’esso in radice contiene l’idea del "raccogliersi", del "mettersi assieme"), richiede profondità e continuità. Il sacro implicitamente vive di approfondimento, di convinzione, di dedizione.

Allora, come vede il futuro del sagrato?
Oggi non ha più quel nome, perché non ha più quel riferimento col sacro. O questo si ricrea, o in assenza di senso
della sacralità, il sagrato svilisce e svanisce. Dire cosa avverrà in futuro è difficile.Oggi possiamo solo constatare che attraversiamo un momento di confusione. Ma questa assenza di certezze potrà anche essere positiva e rigenerativa. Non a caso il termine “confusione” deriva da "cum fundere", cioè fondere assieme.
Da questo rimescolamento generale, forse potrà nascere una visione più ampia e nitida delle cose.

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