Qualità dell’Architettura

L’ innovare la professione di architetto per adeguarla alle esigenze di una società che faticosamente sta maturando un inedito panorama europeo, a fronte della storia del nostro Paese, è stata la vera e prioritaria attività nella quale Raffaele Sirica ha voluto mettersi alla prova nel corso della sua Presidenza al Consiglio Nazionale degli Architetti.
Innovare, per Raffaele, significava attingere, dalle migliori esperienze europee, idee e buone pratiche, che innestandosi nelle tradizionali capacità italiane, sapessero esprimere una nuova generazione di architetti, attrezzata per affrontare le particolari specificità del nostro mercato e del nostro difficile territorio.
La eccezionalità della Storia bimillenaria dell’architettura italiana, accanto alla straordinaria ma complessa geografia del nostro Paese, sono stati per Raffaele una sfida culturale, politica e professionale che lo ha accompagnato per lunghi e intensissimi anni della sua vita. 
Ma soprattutto, sempre e comunque, il suo è stato un esempio quasi inusuale di altissimo impegno etico.
Non potevamo quindi non raccogliere la sfida che lui ci ha lasciato e abbiamo voluto farlo proprio sui temi a lui più cari: la qualità dell’architettura italiana connessa alla bellezza del paesaggio, l’” architetto” teso a cogliere i temi più sensibili del nostro territorio, tradurre sterili norme o formule in un arte vitale per il benessere e la sicurezza dei cittadini, trasferire i molteplici saperi di una nobile professione da nebbiose teorie accademiche a volumi e forme armoniose e sicure.
Il nostro impegno è che questa prima positiva esperienza del Premio Sirica si rinnovi e si ripeta costantemente negli anni a venire proprio con il fine di dare corpo e senso ai temi che gli erano più cari.
Raffaele spesso amava citare Miguel de Unamuno, poeta e filosofo spagnolo, il quale era solito affermare che esistono tre tipi di calzolaio: “ Chi fabbrica scarpe per soldi, chi le produce per diventare famoso e chi le realizza per far felice i piedi dei clienti” .
E concludeva: “ Solo quest’ultimo è ricordato dopo la morte” .
Forse sta proprio in questo la radice più profonda e vera di una idea di architetto che Raffaele ha voluto lasciare alle nuove generazioni.

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